Home Cronaca Viterbo, Arena e l’ira funesta dell’eterno mancato king-maker che lo beatificò, cronache di gazzettini-stra-local lontani da ogni “bellezza”
Viterbo, Arena e l’ira funesta dell’eterno mancato king-maker che lo beatificò, cronache di gazzettini-stra-local lontani da ogni “bellezza”

Viterbo, Arena e l’ira funesta dell’eterno mancato king-maker che lo beatificò, cronache di gazzettini-stra-local lontani da ogni “bellezza”

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Oggi si leggerà,  sul gazzettino più stra-local degli stra-local di sempre, il grido di dolore dell’esteta che tante volte si fece king-maker e tante volte non vi riuscì, cadendo rovinosamente in un ininfluente anonimato, l’uomo che con gloriose, memorabili  petizioni cercò di strappare Arena dallo scranno più alto di Palazzo dei Priori, rimediando una netta, totale sconfitta: l’uomo che  della bellezza si fa messaggero anche se non lo tocca purtroppo nelle sue pubbliche apparizioni di “cromaticamente improbabile” indossatore d’alta moda.

L’uomo che anchor man, ed editorialista, ed editore, e filosofo, e maitre a pensier, e event maker si sente, ma lui si sente e solo lui, precipitando nel mero esercizio di una astratta, poco provata ed un po’ malinconica autoconvinzione.

Ma quel che pensò di sè quasi nessuno lo pensò di lui,  e quel che decise per Arena nessuno concordò e Arena lì rimase, sulla sua poltrona di sindaco, fin quando la sua coalizione e non la raccolta firme fallimentare da “Il fatto” di provincia depressa fuori dal palazzo non lo costrinsero ad approdare in tutta fretta.

Ed ora quel sindaco che si voleva dimissionario per opera di piratesca beltade dal gazzettino stra-local viene beatificato come uomo colpito al cuore dalla perfidia amica dei suoi alleati e tutta la coalizione resa oggetto di attacchi livorosi, quasi fossero la conseguenza di un’impotenza editoriale manifesta, della delusione del Lukashenko dei Cimini e de l’Artefice Magico di Proceno che la caduta del primo cittadino di palazzo dei priori non volevano così com’è accaduta, sinonimo dell’imprevisto, per loro,  dell’esistenza di una dignità politica per Fdi, Fondazione, Lega (non fuschiana, perchè “Felicetto”, potendo, tutto avrebbe lasciato al suo posto).

Una dignità che il cantore sublime delle bellezze più stra-local viste nel circondario ora attacca, colpendo con accuse personali consiglieri e assessori che a suo parere mal operarono, come se il giudizio divino fosse finito lì, rinchiuso in una periferica redazione di triste gazzettino,  mai brillante seppur foraggiatissimo,  dai notabili di paese.

Un gesto che denota disperazione, fallimento strategico, mancanza di analisi e di visione, cose che neanche un’audience larga, ma confinata nella cronachetta di parrocchia possono regalare.

Viterbo,  seppur lentissimamente,  potrebbe al fine imparare a riconoscere i suoi carnefici e i diffusori seriali di bruttezza autentica e vistosa,  altro che la bellezza, care genti.

(pasquale bottone)

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