2 Dicembre 2022

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Viterbo, analisi del “Daspo urbano”: come funziona, come va interpretato, cosa non dicono Santucci e Insogna

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Il d.l. 20 febbraio 2017, n. 14, contenente «Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città», convertito con modificazioni dalla legge n. 48/2017, è un provvedimento complesso, che merita attenzione, e che, non può essere liquidato con generiche ed unilaterali prese di posizione, spesso condizionate dalle lenti deformanti dell’ideologia.

Il d.l. n. 14/2017 si è preoccupato di mettere a disposizione nuovi e più incisivi strumenti per prevenire quelle situazioni e comportamenti di inciviltà, suscettibili di determinare un “effetto abbandono”, che è una delle concause della formazione di diffuse forme di illegalità. Che di vero e proprio “daspo” si tratti, lo conferma il rinvio alla legge n. 401/1989, contenuto all’art. 10, comma 4. Certo, fa una certa impressione che poteri di tal fatta, che impattano in modo rilevante sulla libertà di circolazione, e in certi casi addirittura sulla libertà personale, siano oggi rimessi (anche) all’autorità comunale (il questore li mantiene, in caso di reiterazione delle condotte vietate dall’art. 9, ai sensi dell’art. 10, commi 2 e 3), che evidentemente appare meno strutturata per adempiere a tali compiti. Bisogna distinguere questa fattispecie dal provvedimento di allontanamento di cui all’art. 9. In questo caso, infatti, il potere sindacale, esercitato in qualità di ufficiale di Governo, si differenzia dal potere questorile di divieto di accesso (o volgarmente Conosciuto come “Foglio di Via”, che vieta l’accesso all’area comunale per un minimo di 3 anni, addirittura se preventivamente non autorizzato, il soggetto raggiunto da tale atto non può rientrare neanche per difendersi in caso di procedimento che lo veda coinvolto in Tribunale).

L’art. 9 individua le aree «interne delle infrastrutture, fisse e mobili, ferroviarie, aeroportuali, marittime e di trasporto pubblico locale, urbano ed extraurbano», nonché le relative pertinenze, come luoghi rispetto ai quali occorre particolare attenzione per il loro decoro. I regolamenti di polizia urbana possono, ai sensi dell’art. 10, comma 3, «individuare aree urbane su cui insistono scuole, plessi scolastici e siti universitari, musei, aree e parchi archeologici, complessi monumentali o altri istituti e luoghi di cultura o comunque interessati da consistenti flussi turistici, ovvero adibite a verde pubblico, alle quali si applicano le disposizioni» in tema di decoro e il conseguente ordine di allontanamento.  In successive revisioni si prevede anche la generica possibilità di «perimetrazione di ulteriori aree ove estendere le previsioni contenute negli artt. 9 e 10 del decreto…».

I comportamenti sanzionati in questi luoghi sono quelli indicati all’art. 9, commi 1 e 2: a) chiunque ponga in essere condotte che impediscono l’accessibilità e la fruizione dei predetti luoghi, in violazione dei divieti di stazionamento e di occupazione ivi previsti; b) chi, nelle medesime aree, abbia commesso gli illeciti amministrativi di ubriachezza, atti contrari alla pubblica decenza, esercizio abusivo del commercio o parcheggio abusivo. Il tutto, si accompagna a una sanzione amministrativa pecuniaria, applicata dal sindaco, ricompresa fra le 100 e le 300 euro (con la precisazione che se viene violato il divieto di accesso è disposta altra sanzione pecuniaria da 200 a 600 euro.

Nel “daspo” urbano si ripropongono i problemi tradizionali in tema di misure di prevenzione, che prescindono dall’accertamento giudiziale di delitti e si basano su meri sospetti. I possibili destinatari dell’ordine appaiono criminologicamente individuati (occupatori abusivi di spazi, clochard, prostitute, immigrati che esercitano attività abusive di commercio o parcheggio) e sembrano riproporre, in versione moderna, la categoria degli oziosi e vagabondi presente nella legge n. 1423/1956, eliminata con la riforma del 1988

Un ulteriore problema, di ordine più generale, è rappresentato dal fatto che l’efficacia preventiva dell’ordinanza sindacale è piuttosto debole, in quanto il provvedimento è limitato al luogo in cui il fatto è stato commesso ed ha durata di sole 48 ore. È al questore che va trasmessa, copia del provvedimento, ferma restando la segnalazione ai competenti servizi socio-sanitari, ove ne ricorrano le condizioni. Il questore, «qualora dalla condotta tenuta possa derivare pericolo per la sicurezza, può disporre, con provvedimento motivato, per un periodo non superiore a sei mesi, il divieto di accesso ad una o più delle aree di cui all’art. 9, espressamente specificate nel provvedimento, individuando, altresì, modalità applicative del divieto compatibili con le esigenze di mobilità, salute e lavoro del destinatario dell’atto» (art. 10, comma 2). La durata dell’ordine si estende da sei mesi a due anni, qualora le condotte descritte dall’art. 9 siano commesse da soggetto condannato, con sentenza definita o confermata in grado di appello (c.d. “doppia conforme”), nel corso degli ultimi cinque anni per reati contro la persona o il patrimonio. Nel caso di commissione di reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti all’interno o in prossimità di locali pubblici o aperti al pubblico e di pubblici esercizi (specie scuole, plessi scolastici, sedi universitarie), anche esse accertate con sentenza definitiva o con “doppia conforme”, questa volta negli ultimi tre anni, il questore può disporre, per ragioni di sicurezza, il divieto di accesso agli stessi locali o a esercizi analoghi, specificamente indicati, ovvero di stazionamento nelle immediate vicinanze degli stessi, per un periodo compreso fra un anno e cinque anni, piu delle sanzioni accessorie che sono: presentarsi almeno due volte a settimana presso il locale ufficio della Polizia di Stato o presso il comando dell’Arma dei carabinieri; obbligo di rientrare nella propria abitazione, o in altro luogo di privata dimora, entro una determinata ora e di non uscirne prima di altra ora prefissata; b) divieto di allontanarsi dal comune di residenza; c) obbligo di comparire in un ufficio o comando di polizia specificamente indicato, negli orari di entrata ed uscita dagli istituti scolastici (art. 13, comma 3). In caso di violazione del divieto sono previste la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 10.000 a euro 40.000 e la sospensione della patente di guida da sei mesi a un anno.

(a cura di Marco Zorzan)

Fonte

 

“I nuovi poteri di sindaco, questore e prefetto in materia di sicurezza urbana (dopo la legge Minniti)”

di Giuseppe Tropea

Professore associato di Diritto amministrativo

Università Mediterranea di Reggio Calabria

 

(a cura di Marco Zorzan)

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