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Viterbo, affaire Mps, la storia del “discusso” magistrato viterbese di prima nomina che indagò sullo scandalo

Viterbo, affaire Mps, la storia del “discusso” magistrato viterbese di prima nomina che indagò sullo scandalo

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L’affaire del Monte dei Paschi di Siena, con annessi e connessi, è passato, ma non si è fermato a Viterbo. Siena brucia (Laterza, 2015) di David Allegranti è un saggio molto utile per capire il contesto in cui sono maturati gli scandali di una citta un tempo famosa, oltre che per la sua secolare banca, per l’omonimo Palio. Il sistema di potere consolidato che si reggeva sulla stretta connessione tra il PCI/PDS/DS/PD, la banca e tutto quello che gravitava intorno alla politica, ma soprattutto all’economia locale (il famoso “groviglio armonioso”, secondo la celebre definizione di Stefano Bisi, giornalista senese, ma soprattutto Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia), fu messo in crisi prima da una serie di agguerriti e spericolati blogger e poi, a scandalo esploso, dalla magistratura.

Tra i tre magistrati che si sono occupati dello scandalo ce n’era uno viterbese, di prima nomina, che, tra l’altro, ha condotto anche l’inchiesta sul suicidio (secondo alcuni omicidio) del capo della comunicazione del Monte dei Paschi David Rossi. Nel 2013 il magistrato viterbese viene intercettato mentre al parla al telefono con un suo vecchio amico, un avvocato viterbese, che è sotto controllo della magistratura per questioni locali. Tra le tante cose che si raccontano al telefono i due amici, che non sanno di essere intercettati, ci sono anche gli sviluppi dell’inchiesta sul Monte dei Paschi. Il magistrato finisce sotto inchiesta da parte della magistratura viterbese per violazione del segreto istruttorio e, circa un anno dopo, viene prosciolto dall’accusa.

E qui arriviamo alla vicenda del magistrato viterbese, forse coinvolto in festini hard gay, che abbiamo raccontato, mutuandola da uno scoop del quotidiano “La Verità”, pochi giorni fa, e che ha dato adito, a livello stra-local, a un commento allucinante da parte di un (ex?) uomo di legge che ha straparlato di “giudice ragazzino”. Il 19 gennaio scorso, la procura della Repubblica di Genova ha archiviato l’inchiesta sui festini hard gay che, secondo le dichiarazioni dell’ex sindaco di Siena Pierluigi Piccini da cui la stessa inchiesta ha avuto origine, sarebbe stata in qualche modo collegata all’inchiesta sulla morte di David Rossi. Perché, questa l’ipotesi che la magistratura genovese ha nettamente respinto, chi indagava sul suicidio del dirigente del Monte dei Paschi potrebbe essere stato ricattato e “addomesticato” per la sua partecipazione a questi famosi festini.

Un testimone, un gigolò, avrebbe riconosciuto il magistrato viterbese come ospite a un paio di festini. Per la gip genovese Maria Franca Borzone, che ha archiviato l’indagine, le dichiarazioni del gigolò “possono valere […] solo ai fini di responsabilità disciplinare”. Quindi per il magistrato viterbese ci sarà, se ci sarà, solo un processo pro forma al Consiglio Superiore della Magistratura, seguito magari da un blando richiamo. Ma questa dei festini hard gay, per quanto possa essere pruriginosa e allettante, a nostro avviso è una pista fuorviante. Sapere se l’intercettazione tra i due vecchi amici contenesse o meno riferimenti sessuali o se il pm viterbese Massimiliano Siddi abbia contestato o meno al collega la sua condotta sessuale (dai verbali non risulta) elude quella che, sempre a nostro avviso, è la questione principale. Il magistrato viterbese allora di stanza a Siena (dal 2018 è stato destinato ad altro incarico) ha parlato dello scandalo del Monte dei Paschi solo con l’amico avvocato? La magistratura viterbese, che ha archiviato l’indagine per violazione del segreto istruttorio in tempi quasi record (meno di un anno), ha controllato i tabulati telefonici del magistrato sotto inchiesta per verificare se nello stesso periodo, o precedentemente, si sia “confidato” con qualcun altro? Chiarire questi, chiamiamoli così, dettagli, ancora una volta a nostro avviso, è più importante di sapere cosa fa e chi frequenta un magistrato quando si sfila la toga. Magari i controlli sono stati fatti, ma il dubbio, almeno a noi, rimane.

(Gustav Briegleb)

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