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Viterbo, 40enne picchia la compagna e la minaccia con un coltello a Pianoscarano

Viterbo, 40enne picchia la compagna e la minaccia con un coltello a Pianoscarano

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Picchiò e aggredì la compagna, minacciandola con un coltello, durante il lockdown. Si tratta di un 40enne, originario del Perù, che si avventò contro la convivente. Ieri in aula davanti al giudice Roberto Colonnello è stato sentito un agente della Polizia che la notte tra il 20 e il 30 aprile del 2020 intervenne con alcuni colleghi in via S. Andrea, a Pianoscarano.

“Erano circa le 3.37 e quando arrivammo trovammo l’uomo, sul pianerottolo di casa in cima alle scale. Aveva immobilizzato la donna a terra con la mano sinistra e nella mano destra impugnava un coltello – ha dichiarato il poliziotto durante la deposizione-. Gli intimammo di lasciare l’arma ma fummo noi a disarmarlo dopo averlo bloccato. La donna era stata picchiata precedentemente e aveva parte del volto tumefatto e così chiedemmo l’intervento dell’ambulanza e la signora fu portata in ospedale. L’uomo nel frattempo fu messo in sicurezza nell’auto di servizio. Già nel pomeriggio, intorno alle 18.00, un’altra pattuglia aveva eseguito un intervento nella stessa abitazione. Procedendo nelle ispezioni in un’auto in uso all’imputato furono rinvenuti 2 coltelli”. In seguito, in apertura della requisitoria, il pm ha ritenuto provata la responsabilità penale del quarantenne“Abbiamo ascoltato altri operanti, tra cui uno in particolare che ci ha riferito che l’imputato era ubriaco e aveva avuto un atteggiamento aggressivo e minaccioso anche nei confronti degli agenti”, ha precisato l’accusa, avanzando un’istanza di condanna a 1 anno e mezzo di reclusione. Di tutt’altro avviso il difensore, l’avvocato Alessandro Cozza Caposavi, il quale ha ritenuto di non poter condividere le conclusioni del pubblico ministero, vista l’ultima testimonianza, dalla quale non è emersa la resistenza a pubblico ufficiale, reato contestato tra gli altri al proprio assistito, sostenendo inoltre che il 40enne si fermò a 3 o 4 gradini di distanza senza a provare a fuggire.

 

“La parte offesa ha ritirato la querela e ci ha riferito in aula che le lesioni giudicate guaribili in 30 giorni poi si sono risanate in 10 giorni – ha affermato il legale dell’uomo – e che successivamente non ha avuto problemi di nessun tipo e manca la prova che l’imputato fosse il proprietario degli oggetti atti a offendere ritrovati in una macchina che non era intestata a lui”. Pertanto, al termine della propria arringa, il difensore ha chiesto il non luogo a procedere conseguentemente alla remissione di querela e che l’imputato venga assolto. Il dibattimento riprenderà solo per le repliche e la sentenza il prossimo 28 settembre. ( fonte valeria terranova/ corrierediviterbo.corr.it).

 

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