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VioIenza sulla figlioletta, il Pm chiede 5 anni

VioIenza sulla figlioletta, il Pm chiede 5 anni

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Chiesti 5 anni per un quarantenne accusato di violenza sessuale sulla figlioletta. Ieri, 12 maggio, in aula davanti al gip Giacomo Autizi il pm Paola Conti, partendo dalla pena base di 9 anni, concedendo le attenuanti e considerando il rito abbreviato accordato alla difesa dell’imputato, che prevede uno sconto di un terzo della pena, ha avanzato un’istanza di condanna a 5 anni di reclusione nei confronti dell’uomo, assistito dall’avvocato Giuliano Migliorati.

 

Contro il presunto orco, la vittima insieme alla madre, parti civili nel procedimento, le quali sono rappresentate dall’avvocato Remigio Sicilia. Stando alla tesi accusatoria, a due anni dagli abusi, fu la mamma della bambina a fornire l’input alle investigazioni, condotte dagli uomini della squadra mobile della questura di Viterbo e coordinate dal pm Paola Conti, che portarono all’arresto del 40enne il 14 dicembre del 2020. L’uomo, residente in Germania, ma domiciliato a Viterbo, finì ai domiciliari rafforzati dal braccialetto elettronico con l’accusa di aver abusato della propria figlia e adesso deve rispondere del reato di violenza sessuale aggravata. Secondo il quadro delineato dagli inquirenti, il quarantenne avrebbe violato ripetutamente la piccina tra il 2017 e il 2018, che all’epoca aveva appena 9 anni, costringendola ad avere rapporti sessuali. Non vivendo più sotto lo stesso tetto con il padre, la bimba si confidò con la madre, alla quale rivelò tutto quello che aveva patito nell’arco degli anni dall’altro genitore. La madre, una volta aver ascoltato la confessione raccapricciante della figlia, si recò in questura e denunciò l’ex convivente.

 

Gli ulteriori riscontri, emersi anche a seguito dell’attendibilità riconosciuta alle dichiarazioni agghiaccianti della piccolina, consentirono al pm Paola Conti di chiedere e di ottenere dal giudice per le indagini preliminari il fermo del 40enne. All’udienza del 31 marzo scorso, i periti nominati dal gip, non hanno escluso del tutto l’abuso, ritenendo non necessario sottoporre la bimba a un nuovo controllo medico ed evidenziando che le condizioni della presunta vittima, desunte dalla documentazione medica a loro disposizione, non portano a scartare completamente l’eventualità che la violenza si sia verificata, anche se, a tale riguardo, non sono state riscontrate tracce evidenti. Considerazioni che sono state contestate dal consulente scelto dal difensore dell’uomo. Il dibattimento riprenderà il 26 maggio con le arringhe dei legali delle parti civili e della difesa. (corrierediviterbo.cor.it).

 

 

 

 

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