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Talete, Non ce la beviamo: “Altre strade ci sono”

Talete, Non ce la beviamo: “Altre strade ci sono”

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Dare dell’irresponsabile al Sindaco Frontini, eletta da meno di un mese, da parte di coloro che hanno amministrato per anni il territorio e portato avanti la disastrosa gestione del servizio idrico nella Tuscia, ci appare ridicolo. Basta esprimersi per la gestione pubblica dell’acqua e cercare chiarimenti in merito a questioni e nodi non sciolti che si alza unanime il coro dei privatizzatori.

E pensare che il 95% dei cittadini ha votato a favore della gestione pubblica e che, soprattutto,  è doveroso da parte di chi oggi amministra vederci chiaro.  Ma ci siamo resi conto, sia dalle affermazioni emerse  nel consiglio comunale di Viterbo sia dai successivi comunicati stampa, che per molti consiglieri non è indispensabile capire, informarsi e  vederci chiaro,  ma  basta declinare responsabilità e obbedire al partito di riferimento.

Finalmente però stanno emergendo alcuni aspetti che i comitati per l’acqua pubblica hanno posto da parecchio tempo e che dimostrano che la privatizzazione dell’acqua nel nostro territorio viene portata avanti non sulla base di  presupposti fondati ma solo per volontà politica di quelle forze, politiche e non, che stanno facendo carne da macello dei beni comuni.

Infatti,  il processo di privatizzazione, non solo ha avuto una accelerazione a due giorni dalle elezioni amm.ve e con il Comune capoluogo commissariato, ma lo si è voluto portare avanti anche:

  • In assenza di risposta scritta di diniego da parte di Arera in merito al prestito dei 40.000.000 di €, nonostante siano stati applicati gli aumenti tariffari ;
  • In assenza di istanze scritte alla Regione e al Ministero dell’Ambiente in merito a possibili finanziamenti per abbattere i costi di dearsenificazione che gravano per oltre 9 milioni di Euro all’anno  sulle bollette dei cittadini e che, ricordiamo, per soli tre anni ha finanziato la Regione solo ai Comuni entrati in Talete, estromettendo tutti gli altri pur trattandosi di problema sanitario;
  • In assenza dell’esito della due diligence, ossia prima di avere in mano l’analisi dei conti della Talete da parte della Società a cui è stato affidato l’incarico, nonostante,  da quanto si apprende dagli organi di stampa,  questo studio contabile sarebbe costato ai cittadini 108.000 €.

Risulta, quindi, alquanto anomalo che si metta in moto il meccanismo di vendere una società prima ancora di conoscerne il suo stato di salute;

  • Nonostante, e soprattutto,  lo stesso Piano Operativo Annuale 2022 di Talete Spa,  riporti testualmente “… la tariffa per il triennio 2021/2023 produce un rafforzamento in termini economici e finanziari, assicurando la copertura dei costi di gestione, e garantendo la solidità finanziaria minima necessaria per rendere possibili il pagamento delle spese correnti e rispettare le scadenze dei debiti rateizzati, come evidenziato nei prospetti finanziari” e ancora “…..L’avvenuta approvazione tariffaria costituiva anche la “conditio sine qua non” per l’accesso ai finanziamenti.”

Se quindi non si fosse ancora capito, il merito del consiglio comunale del  26/07/2022   è quello di aver fatto cadere quel velo di ipocrisia a tutti quegli amministratori che si sono dichiarati  a favore della gestione pubblica ma poi difendono il voto per la privatizzazione e, per giunta, senza neanche conoscerne le condizioni.

Certo che sono possibili altre vie, tutto sta nel volerle intraprendere.

Se il problema fosse veramente l’accesso al credito,  anche se appunto è tutto da dimostrare,  la soluzione immediata ci sarebbe: anziché cambiare lo statuto della Talete Spa per trasformarla in  Spa partecipata dai privati, potrebbe essere trasformata  in Azienda Speciale di diritto pubblico.

In questo modo potrebbe beneficiare di accesso al credito anche da Cassa Depositi e Prestiti , oltre che da tutti gli altri Enti, e godere dei finanziamenti della fiscalità generale da parte di enti Pubblici.

Ma si vuole percorrere questa strada?

Noi comitati per l’acqua pubblica rivendicheremo sempre l’attuazione della Legge 5/2014, unica Legge che recepisce i contenuti del Referendum 2011 e che attraverso l’istituzione dei bacini idrografici destruttura la deleteria impostazione di  A.t.o. Unico e Gestore Unico,  ma se è vero che si vuole cambiare modello di gestione del servizio idrico per tornare nell’immediato ad una gestione pubblica ed efficiente,  la possibilità esiste e Acqua Bene Comune di Napoli lo dimostra.

I comitati per l’acqua pubblica da sempre sostengono coloro che condividono questo progetto e se ne fanno interpreti, anche a livello istituzionale, e continueranno a contrastare i tentativi di privatizzare il servizio idrico. Auspichiamo che vengano perseguite tutte le strade utili, anche di natura giuridica, affinché i cittadini della Tuscia abbiano finalmente un servizio idrico, pubblico, efficiente, e, soprattutto salubre.

Un ruolo importante in tal senso lo hanno sicuramente i Sindaci, a iniziare dal quello di Viterbo, e i consigli comunali, che dovrebbero fare fronte comune per dare attuazione al mandato ricevuto dai cittadini che non li hanno certamente votati per privatizzare il servizio idrico.

I comitati continueranno a mobilitare i cittadini e le cittadine contro il progetto di privatizzazione e perché l’acqua sia finalmente realmente pubblica, non onerosa, e buona da bere.

 

NON CE LA BEVIAMO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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