26 Novembre 2022

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Strage di Bologna 38 anni dopo, il mistero continua

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2 Agosto 1980, 38 anni di interrogativi mai risolti, e tra qualche giorno alla commemorazione della strage di Bologna, un nulla di fatto, anzi un nulla o quasi di sentenziato, si procede a vista verso la richiesta di archiviazione della vicenda. Eppure la strage è realmente avvenuta, innegabile, brutale aggressiva, ma il volere dell’inchiesta è quello di uno stop tassativo, si tende a porre la parola “Fine” alla storia, ma non al ricordo, quello rimane. Ai tempi delle prime indagini si seguì anche una pista palestinese, trovarono e furono condannati con giudizio di colpevolezza, terroristi di estrema destra chiamati “Nar”, dichiarati gli esecutori materiali della carneficina di Bologna, forse l’unica verità appurata, dopo tanti anni di ricerche. Ma il dubbio resta, anzi si complica e si concentra in un libro di recente pubblicazione, sulla figura di un certo Semerari, un medico ucciso perchè si dice che sapesse più del dovuto di quella carneficina.

Chi fu in realtà quella mente nefasta che organizzò la pianificazione della strage? Non si sa, o non si dice, trionfano solo ipotesi, illazioni e qualche colpevole. Una sola certezza emerge, 85 persone morirono e 200 rimasero ferite, la pista palestinese è rimasta in bilico, e i veri mandanti sono sempre rimasti nell’ombra, rimane in auge l’ipotesi dell’attentato neofascista, il più accreditato. La procura Bolognese perciò, invia la richiesta firmata dai pm dell’ultima inchiesta, per l’archiviazione del caso, dato che le indagini ultimate due anni fa, indicavano due ex terroristi tedeschi “Thomas Kram e Margot Christa Frohlich” sospettati di giocare una partita a carte coperte sul fronte del terrorismo nero, teoria ancora da verificare, ma per le implicazioni di responsabilità che coinvolgono il ” Fronte per la liberazione della Palestina, la partita si gioca ancora, forse con carte truccate. Sembra comunque crollata l’ipotesi di vendetta dei palestinesi, (teoria presa in esame) per la violazione del lodo “Moro”( un accordo segreto tra Italia e Palestina, che avrebbe permesso ai combattenti palestinesi di trasportare armi ed esplosivi in Italia, in cambio, nessun attacco terroristico sarebbe avvenuto sul suolo Italico). Questa ipotesi non è piaciuta ai familiari delle vittime, non piace a noi, che vorremmo sapere la verità su quella strage, una volta per tutte. Gli italiani hanno voluto dare più credito alla teoria che stabilisce alcune verità accertate nel processo per terrorismo con sentenze di ergastolo a carico dei neofascisti: Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, e 30 anni a Luigi Ciavardini.

Ma restano dubbi, ancora nebbia, anzi buio fitto e punti oscuri, Paolo Bolognesi, presidente dell’”Associazione delle vittime della strage di Bologna”, vuole i nomi dei mandanti, come non fare il tifo per lui? Furono interrogate numerose persone in odor di crimine, nomi illustri e difficilmente pronunciabili, come quello di Licio Gelli, condannato per depistaggio nella vicenda, o dell’ex colonnello del “Sismi” Armando Sportelli, anche lui imputato con la stessa accusa. ” 2 agosto 1980, le lancette del grande orologio all’ingresso della stazione inserito nella parete di frontespizio segnavano le 10,25. Quel giorno, come altri, c’era un gran traffico di passeggeri, ma era agosto, si partiva per le ferie, c’era chi lavorava o studiava, quindi tutti li, lavoratori, studenti, pendolari , c’era chi spingeva svogliatamente il bagaglio delle vacanze nel traffico della stazione, faceva caldo, molto, il caldo a Bologna è sempre stato umido e insopportabile. All’improvviso ci fu un boato e quel luogo diventò un inferno, schegge impazzite di vetri rotti, macerie e lamiere che si schiantavano sulla vita delle persone che per destino si trovavano li, ignare, impreparate e sorprese dalla tragedia di trovarsi nel bel mezzo di un conflitto cruento, avevano i corpi smembrati e gli occhi che fissavano l’istante di quel dramma. Tra gli 85, dichiarati morti, c’era una ragazza, un’insegnante, che doveva partire per raggiungere la sua città al sud, dove era attesa da un fidanzato innamorato e da una casa nuova di zecca preparata ad accoglierla dopo il matrimonio che si sarebbe celebrato di li a qualche giorno. Il promesso sposo la sta ancora cercando in ogni donna che incontra, senza trovarla, ancora non sa perchè proprio a lei sia toccata una sorte così amara, e perchè proprio a lui sia toccato un destino così ingiusto e consequenziale.

Un uomo senza più pace e senza voglia di rinascita da troppi anni, ho ricevuto le sue confidenze. Il fato, è stato decretato da un ordigno qualsiasi ma potente, lasciato nella sala d’aspetto della seconda classe di quella stazione così densamente trafficata, qualcuno era uscito appena in tempo, ma i più furono ammazzati, smembrati, irriconoscibili, solo corpi mutilati, con un pezzo qua e l’altro altrove. Due cameramen, giunti in tempo record in quel frangente, documentarono con immagini choccanti quell’olocausto di corpi e calcinacci, puntualizzarono nel video realizzato seduta stante, quell’inferno di polvere, sangue, rabbia, disperazione, devastazione e solitudine, in due minuti di documentario, si espresse la voce dell’apocalisse. Bologna reagì subito, il traffico riprese immediato con i soccorritori, i cittadini che scavavano tra le macerie, e le ambulanze a sirene spiegate correvano verso i nosocomi cittadini. L’attentato ha segnato indissolubilmente la città “dotta”, con quello strazio insanabile. Strategia della tensione andata a segno, puntuale e meticolosa. E ora che si fa? Si commemorano le vittime, ogni anno nessuno dimentica quella data, anche se ci si arrabbia ancora di più, per i depistaggi messi in atto da quei pezzi impazziti di Stato. “Licio Gelli, P2, gli ex 007 del Sismi, Francesco Pazienza, Pietro Musumeci, Giuseppe Belmonte”, mani invisibili, cervelli pilotati, coscienze fuligginose, reati tipicamente Italiani, senza matrice, con targa contraffatta, o meglio di matrice sconosciuta a cui si aggiungono oggi, allo scadere del terzo millennio, nomi pesanti come il piombo: Massimo Carminati, (depistatore, ma “forse” non piu’ terrorista nero della banda della Magliana) fino a poco tempo fa ha gestito i poteri criminali della capitale,ma si è allargato.

E’ un’altra figura criptica collocabile tra i molti “Misteri Italiani”, probabilmente coinvolto persino a Bologna, come lo fu il clinico e accademico Aldo Semerari, prestato dalla medicina psichiatrica alla banda dei Libanesi, per la sua grande professionalità. Firmò le perizie psichiatriche di Raffaele Cutolo, vi ricorda nulla? Forse 50 sfumature di mente criminale, dato che giocava su piu’ fronti, “P2, Cosa Nostra, camorra, banda della Magliana”, un esperto certamente di questioni “Italiche”, un uomo sbiadito, grigio, offuscato dal tempo, chiamato alla sbarra degli imputati dell’eversione nera e definito l’anello di congiunzione tra “P2, Gheddafi, Ustica, Libia”, le parole chiave del terrore. Si aggirava anche nei pressi delle due Torri, oggi dimenticato nella cornice del quadro del dramma Bolognese.

Maria Grazia Vannini 

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