Home Cultura Storia e mistero, Mata Hari, 100 anni fa un plotone di esecuzione si accanì contro di lei
Storia e mistero,  Mata Hari, 100 anni fa un plotone di esecuzione si accanì contro di lei

Storia e mistero, Mata Hari, 100 anni fa un plotone di esecuzione si accanì contro di lei

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Sono trascorsi più di cento anni da quando il plotone di esecuzione nell’ottobre del 1917 si accanì su di lei, la danzatrice olandese “Margaretha Geertruida Zelle”, in arte Mata Hari. Fu applicata nei suoi confronti la pena capitale nella cittadina di Vincennes in Francia, l’accusa era grave si trattava di spionaggio per conto della Germania. La legarono sommariamente ad un palo, e prima di morire, sotto i colpi di fucile, chinò la testa più volte come per assentarsi dalla vita, salutando garbatamente chi imbracciava il fucile contro di lei. Non volle essere bendata, per poter guardare di li a poco il suo trapasso e quei dodici fanti che avevano l’incarico di abbatterla. Uno solo tra loro, aveva l’arma caricata a salve, otto colpi vollero scansarla per galanteria ma alcuni proiettili la colpirono ad un fianco, ad un ginocchio e un terzo al cuore. Il capo del plotone, ne esplose uno verso quella nuca perfetta di incantevole donna, per sottolineare la linea dura contro i traditori. Fu sepolta in una fossa comune, per accentuare le distanze tra lei e le sue impegnative conoscenze, nessuno comunque richiese il cadavere. Non ci poteva essere miglior sepoltura di quella che ebbe, nessuno si espose per richiedere la salma, eppure quel corpo armonioso ed esposto senza veli durante tutti i suoi spettacoli, fece impazzire dozzine di uomini in tutta Europa. Era una donna capace nell’arte della seduzione, sangue caldo, era nata il 7 Agosto 1876, unica femmina di quattro figli. Aveva una fisicità sfrontata, da fare invidia alle compagne di scuola, pelle scura e occhi e capelli nerissimi, altezza da passerella. A tredici anni incombeva su di lei la separazione dei genitori, fu mandata a studiare in Olanda presso uno zio, ma sua madre morì poco dopo. Mata non accettava il controllo del parente, che intendeva indirizzarla verso lo studio e le regole, e per sfuggire a tutto questo seguì il capitano Rudolph Mac Leod, che cercava moglie ed era impegnato come capo dell’esercito nelle colonie Indonesiane, con il ruolo di alto ufficiale. Il suo gesto verso la libertà la coinvolse in un matrimonio non troppo consapevole, e verso una maternità improvvisa, Mata diede alla luce un figlio maschio “Norman John.” Il capitano Mac Leod venne richiamato a Giava, dopo aver superato malamente una malattia che lo segnò dal punto di vista fisico e mentale, proprio allora nacque anche una figlia femmina, nel 1898 a cui dettero il nome di “Jeanne Louise,” chiamata anche “Non” o “Nonah”, che in lingua malese significa piccola, infatti di età lo rimase, perchè morì nel 1919.

Per sopravvivere alla perdita della figlia, e alle liti per gelosia da parte del marito divenuto alcoolista, Mata sviluppò una passione viscerale per le danze orientali che imparò nella città di Sumatra, dove il compagno fu trasferito. Ma un altro dolore era in agguato per la coppia, il loro figlio maschio morì per avvelenamento provocato da una medicina somministrata da da una domestica che lo fece per vendetta. Il marito della donna, subalterno del capitano aveva ricevuto una punizione, e lei reagì con l’omicidio . Mata e il marito tornarono a Giava, dove la ballerina contrasse il tifo, fu in quel momento che decisero il rientro immediato in Europa, dove però si separarono per assoluta incompatibilità. Era il 1903, La danzatrice probabilmente puntò il dito su una cartina geografica che la condusse nella metropoli a cui era destinata, Parigi. Non aveva denaro, ma era sola, bella e con la voglia di farsi strada, si propose come modella, come prostituta, come amazzone in una scuola di equitazione, fino all’incontro importante con il barone Henri de Marguérie, che diventò il suo amante e protettore. Una sera intervenne ad una festa dove si esibì senza veli nella danza orientale, ebbe un tale successo che iniziò l’attività in molte dimore famose. La signora Mac Leod, si procurò la fama apparendo sui giornali per aver ballato nella dimora di una famosa cantante, tutti la notarono, ma in particolare modo attirò l’attenzione di un collezionista possessore di un museo di opere orientali, che la invitò ad esibirsi con la danza per intrattenere i visitatori, ma questo signore fece anche di più, le cambiò il nome di battesimo in “Mata Hari”, che tradotto dal malese significa ” Occhio dell’alba o del sole”.
Il passo successivo fu uno spettacolo all’Olympia di Parigi, ormai consacrata alla fama come artista debuttò nei maggiori teatri europei e collezionò un numero infinito di amanti facoltosi e influenti. Il divorzio dal primo marito arrivò nel 1906, ma si legò nuovamente ad un ricco ufficiale tedesco Hans Kiepert, mentre suo padre, per amplificare il successo della figlia, le dedicò un biografia che venne pubblicata, ma con note decisamente inesatte rispetto rispetto alla reale condizione dei famigliari. Un parente, creatore di cappelli diventò un alto ufficiale, e la nonna paterna, assunse il ruolo “magicamente”di una principessa orientale di sangue blu. La Hari non smentì, anzi approvò la storia inventata dal creativo genitore confermando anche i dettagli. Nel 1911 divenne la stella più luminosa del teatro Alla Scala di Milano, e nel 1916 il console tedesco Alfred Von Kremer la convinse a diventare una spia tedesca, offrendole denaro, molto denaro. Fu addestrata e immatricolata come spia con il codice AF44, ma non sapeva di essere una osservata speciale, sorvegliata dal controspionaggio francese e inglese. Il suo doppio gioco le costò la vita, lei continuò a negare le responsabilità di spia, affermando che si trattava della macchinazione perversa di un uomo da lei respinto più volte. Molti ufficiali a lei devoti la difesero testimoniando a suo favore, ma il suo destino era già segnato. Aveva avuto tutto dalla vita, ma non poteva conoscere i risvolti nefasti del destino. Di lei rimane la leggenda, e lei stessa lo era, legata a tante storie vere o inventate. Di lei rimane la bellezza immortale stampata su foto d’epoca, e a noi i racconti di una vita avventurosa.
Maria Grazia Vannini 

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