30 Settembre 2022

Blog Giornale Quotidiano

Storia della Tuscia: la Chiesa di San Bernardino a Sipicciano

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Sipicciano è un piccolo paesino sulla Teverina, un paese ed un castello che nascondono tesori incredibili di arte rinascimentale, nell’articolo di Domenica ho messo a confronto le analogie tra la Cappella Baglioni di Spello e quella di Sipicciano con uno splendido ciclo di affreschi dedicato ai miracoli di San Francesco, oggi vi parlerò di un altro piccolo tesoro che si trova a Sipicciano: La Chiesa di San Bernardino

Nel 1447 viene edificato a Sipicciano il monastero dei Minori Conventuali con annessa una cappella dedicata a San Sebastiano. Con successivi piccoli ampliamenti la cappella viene ingrandita fino alle attuali dimensioni e dedicata a San Sebastiano e San Bernardino da Siena. Si ritiene che la chiesa sia stata completata entro il 1450, anno della canonizzazione del religioso Bernardino degli Albizzeschi da parte di papa Niccolò V. Con atto notarile del 14 marzo 1578 la chiesa viene concessa dal conte di Castel di Piero, Alberto Baglioni, alla comunità di Sipicciano e alla confraternita di San Bernardino. I frati Minori vengono obbligati a far risiedere nel convento due sacerdoti per la celebrazione delle funzioni liturgiche nella chiesa.

La chiesa di San Bernardino si trova fuori dal Borgo all’angolo sud-orientale di una piazzetta che si apre lungo la via omonima, nel centro abitato di Sipicciano, e si presenta isolata, ad eccezione di una porzione della fiancata sinistra che confina con un edificio. L’impianto, con asse disposto da nord-est a sud-ovest, è costituito da una navata unica e da un presbiterio rettangolare della stessa ampiezza, separati da un arco trasversale a tutto sesto e coperti da un tetto a vista a due falde. Nel presbiterio, rialzato di tre gradini, è collocata in posizione centrale la mensa isolata dell’altare; sulla parete sinistra una porta conduce ad una piccola sacrestia.

Le pareti interne sono intonacate, ad eccezione di due ampie porzioni di quelle laterali dell’aula che si presentano affrescate. L’aula è illuminata dalla finestra circolare della controfacciata e da una monofora su entrambi i lati e il presbiterio da una piccola finestra quadrata per lato. La facciata, in muratura a vista costituita da bozze e blocchi di tufo, peperino e calcare, ha uno schema a capanna; al centro, preceduta da tre gradini, vi è la porta d’ingresso con stipiti in conci di pietra calcarea e piattabanda in mattoni; superiormente, in asse alla porta, si apre un oculo con cornice ugualmente in pietra calcarea e decorato da una vetrata artistica.

Una piccola fascia intonacata conclude la facciata e rimarca le falde inclinate del tetto. In sommità, al centro, è posta una croce metallica. Un campanile a vela, intonacato, si erge a destra al di sopra della facciata. I prospetti laterali e quello posteriore sono anch’essi in muratura a vista. Nel prospetto laterale destro, oltre ad una monofora e una finestra quadrata, sono presenti una porta tamponata e la traccia di un’arcata a sesto acuto

Sulle pareti dell’aula sono presenti due porzioni affrescate risalenti al XVI secolo e raffiguranti Santi in posizione eretta, inquadrati da una semplice finta architettura e contornati da una cornice con motivi vegetali; vi sono dipinte l’effigie di San Bernardino, San Biagio e San Francesco (parete destra) e quelle di San Tommaso d’Aquino, di un santo ignoto (o cavaliere) e di San Bartolomeo (parete sinistra). La pala d’altare, posta sulla parete di fondo del presbiterio, è un dipinto ad olio del XVIII secolo che ritrae San Leonardo da Porto Maurizio; la cornice del quadro è contornata da un drappo dipinto.

L’artista che ha affrescato nel XVI sec. Le pareti della Chiesetta di San Bernardino era sconosciuto fino al 1953 , quando un grande storico dell’arte: Federico Zeri lo scoprì col nome di Piermatteo d’Amelia come l’artista più eminente accanto al Perugino , della pittura umbra della metà del quattrocento, quindi un pittore protagonista ed indiscusso e “celeberrimo ai suoi tempi” non solo in Umbria ma anche nel Lazio e a Roma. Nel 1927 Roberto Longhi aveva riunito un gruppo di dipinti sotto la stessa mano di un anonimo ( serie che Berenson allargò in seguito) con il nome di “Maestro dell’Annunciazione Gardner” , poi si scoprì nel 1978 essere stata realizzata per il convento della Santissima Annunziata di Amelia, dopo qualche passaggio di mano, a fine ottocento l’opera fu venduta a Isabella Stewart Gardner e tutt’oggi è conservata presso l’omonimo Museo di Boston

In particolare, Zeri attribuì alla fase giovanile di Piermatteo due tavole delle Storie di San Bernardino (Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria), identificazione che trovava poi conferma documentale nel 1985, con il ritrovamento del contratto notarile per l’esecuzione della Pala dei Francescani di Terni, rintracciato dall’archivista Elisabetta David. Da studi più recenti, è stato possibile ricostruire il profilo e la carriera artistica di questo maestro umbro del quale Zeri aveva già intuito moltissime cose.

La  formazione di Piermatteo d’Amelia  avviene con Filippo Lippi, negli anni in cui eseguiva la sua ultima opera, gli affreschi nell’abside del Duomo di Spoleto con le Storie della Vergine (1467-1469).
Alla morte del maestro, Piermatteo è garzone nella bottega di Firenze di fra Diamante, uno dei più importanti allievi del Lippi e qui, entra in contatto con Andrea del Verrocchio.

Tra il 1480 e l’81, Piermatteo è a Roma e collabora con il Perugino agli affreschi della Cappella Sistina.
Piermatteo è oggi noto per essere l’autore del cielo stellato sulla volta della Sistina (1479-’80), distrutto da un problema alle fondamenta di San Pietro .Un cielo rimpianto da Zeri e voluto dal dotto papa francescano, studioso di astri e pianeti, Sisto IV Della Rovere che lo fece dipingere senza lesinare in lapislazzuli e foglie d’oro. Oltre al progetto della volta, suoi anche alcuni interventi nelle scene del Pinturicchio, per il quale, Piermatteo è di aiuto nei riquadri del Viaggio di Mosè e della Circoncisione.

A partire dal 1493, con l’elezione di papa Alessandro VI Borgia, l’attività e la fama romana di Piermatteo ha un’impennata repentina. Il  pittore amerino ottiene importanti titoli e privilegi oltre ad impegnarsi nella decorazione, oggi perduta, delle stanze di papa Borgia in Vaticano .Il soggiorno a Roma, venne presto intervallato con frequenti viaggi in Umbria, soprattutto ad Orvieto e Terni, per importanti commissioni, tra cui, il Polittico degli Agostiniani e quello dei Francescani.
L’opera di Piermatteo si è manifestata anche con la tecnica dell’affresco, come testimonia la chiesa di Sant’Agostino a Narni e il ciclo pittorico di Toscolano.

Come un pittore del calibro di Piermatteo d’Amelia sia arrivato a Sipicciano per affrescare la chiesetta del Patrono San Bernardino da Siena non ci è dato di saperlo, sappiamo però anzi abbiamo la certezza assoluta che il pittore secondo solo al Perugino abbia affrescato questa Chiesa con un ciclo pittorico notevole e solo per questo i tanti turisti che amano l’arte rinascimentale da tutto il Mondo dovrebbero visitare questa Chiesetta ma soprattutto vedere il cielo stellato di Sipicciano d’estate che assume una sorta di riflesso del Tevere conferendo al cielo un colore unico, quello che Piermatteo d’Amelia dipinse sulle volte della Cappella Sistina

In questa Tuscia che prende tutto con sufficienza, occorrerebbe un po’ di umiltà al cospetto di un artista del calibro del d’Amelia, un pittore di cui due opere la Madonna col Bambino, è esposta al Gemäldegalerie di Berlino, mentre l’ Annunciazione, è esposta a Boston, presso l’Isabella Stewart Gardner Museum ed il famoso cielo stellato della Sistina non è più li non per colpa di Michelangelo Buonarroti ma per un cedimento ai  tempi delle fondamenta di San Pietro, subito messe in sicurezza con enormi catene dal Bramante che non riuscì a salvare il cielo di Sipicciano d’estate sulle volte della Sistina ma per vedere il cielo stellato e i bellissimi affreschi di Piermatteo d’Amelia è sufficiente arrivare a Sipicciano

Credo che pochissimi abitanti della Tuscia sappiano di trovare a Sipicciano in una si piccola Chiesa affreschi di un Maestro come Piermatteo d’Amelia secondo solo al Perugino. Quando si entra nell’accogliente chiesetta si avverte la potenza degli affreschi, si percepisce l’anima dell’artista poiché la differenza tra un dipinto rinascimentale comune con quello di un Maestro della pittura viene subito percepito dal turista preparato e colto. L’altro mistero che avvolge ad oggi Sipicciano è la sua grande importanza nella storia con un Signore locale che infastidito dai viterbesi occupò Viterbo per un intero anno con trecento uomini mettendo a ferro e fuoco il capoluogo. La caratterialità pregna di prosopopea genetica viterbese si sottomise a uomini del Tevere che riuscirono laddove tutti avevano fallito ma questa è un’altra storia che presto  vi racconterò

Pirro Baglioni

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