Home Cronaca Scontri Montecitorio, Bianchini: “No alla violenza, ma siamo esasperati”
Scontri Montecitorio, Bianchini: “No alla violenza, ma siamo esasperati”

Scontri Montecitorio, Bianchini: “No alla violenza, ma siamo esasperati”

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Tafferugli in piazza Montecitorio tra manifestanti e polizia durante la manifestazione di commercianti e ristoratori per chiedere le riaperture. Un poliziotto è rimasto ferito, sono sette le persone fermate per i disordini. Lo si apprende da fonti investigative che stanno ancora analizzando i filmati e la dinamica di quanto avvenuto in piazza per valutare eventuali ulteriori provvedimenti. La polizia ha effettuato diverse cariche quando i manifestanti hanno tentato di forzare il cordone delle forze dell’ordine.
Tra i manifestanti che hanno dato vita al sit in davanti alla Camera si sarebbero infiltrati diversi gruppi di estremisti con l’obiettivo di strumentalizzare il disagio sociale e far salire la tensione. E’ la lettura che arriva da fonti investigative che in queste ore stanno ricostruendo quanto avvenuto in piazza Montecitorio. La situazione, viene fatto notare, non è cambiata da qualche mese fa quando l’allora capo della Polizia Franco Gabrielli, in una circolare inviata a prefetti e questori, segnalava il rischio che gruppi di facinorosi approfittassero del malumore dei settori più colpiti dalle chiusure, per far salire la tensione .
Esprimo la mia solidarietà e vicinanza al funzionario della Polizia di Stato rimasto ferito durante la manifestazione in Piazza Montecitorio”. Lo dichiara il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, sottolineando che “in questo momento le proteste sono alimentate dalla situazione estremamente delicata per il Paese ma che è inammissibile qualsiasi comportamento violento nei confronti di chi è impegnato a difendere la legalità e la sicurezza”.
Tra i manifestanti le bandiere blu di Italexit, il movimento del senatore ex M5S Gianluigi Paragone, e un uomo vestito come l’appartenente al movimento Q-Anon che fece irruzione al Congresso Usa a Washington.
In precedenza in piazza Montecitorio aveva preso la parola al microfono, tra gli altri, il deputato Vittorio Sgarbi. Molti dei presenti non indossano la mascherina.
“Siamo imprenditori, non delinquenti”. È quanto urlano ai megafoni in piazza Montecitorio i commercianti e ristoratori che manifestano chiedendo riaperture. Al grido “libertà”, decine di persone si sono avvicinate al cordone delle forze dell’ordine con le mani alzate, intonando cori e chiedendo di potersi avvicinare a Palazzo Chigi. In piazza si alternano momenti di tensione a slogan contro il governo.
Anche tanti militanti di CasaPound in piazza Montecitorio a Roma si sono uniti alla protesta dei ristoratori di #ioapro. “Siamo qui – spiega Luca Marsella, consigliere municipale di Cpi intervenuto dal palco – per dare sostegno a italiani che non si arrendono e che hanno il coraggio di opporsi ad una gestione criminale dell’emergenza sanitaria del governo, anche rischiando in prima persona. Noi siamo al loro fianco e non solo a parole, ed anche se è politicamente scorretto sostenere chi non ha intenzione di sottostare alle folli imposizioni del governo, crediamo che sia assolutamente necessario ed inevitabile ribellarsi a Dpcm, già dichiarati incostituzionali dai giudici, che calpestano il diritto al lavoro. Quella di oggi è una protesta sacrosanta come lo è la loro rabbia. Non intendiamo vedere il nostro popolo – ha concluso Marsella – morire un Dpcm alla volta”. “Alcuni hanno provato a forzare il cordone per entrare in piazza, ci dissociamo da ogni forma di violenza ma sono mesi che diciamo che prima o poi questo momento sarebbe arrivato”. Così Paolo Bianchini, presidente di MIO Italia, Movimento Imprese Ospitalità, che si trova in piazza Montecitorio dove gli aderenti al movimento stanno partecipando a una manifestazione insieme ad ambulanti e commercianti per chiedere di potere riaprire in sicurezza. Durante la protesta ci sono stati alcuni momenti di tensione con le forze dell’ordine. I rappresentanti di Mio Italia hanno annunciato in piazza che da domani i piccoli imprenditori del comparto dell’ospitalità a tavola (Horeca) associati al movimento riapriranno “a pranzo e a cena. Non è una provocazione, né un atto dimostrativo, ma una questione di sopravvivenza”. In tutti questi mesi “abbiamo sentito tante chiacchiere, avuto tante pacche sulle spalle da parte di tutti i politici che ci hanno ripetuto che siamo in guerra, da domani noi torneremo a lavoro”.

(dalle agenzie Ansa e Askanews)

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