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Sanità, Viterbo: 118, i conti non tornano, le tante incongruenze di un servizio salva-vita

Sanità, Viterbo: 118, i conti non tornano, le tante incongruenze di un servizio salva-vita

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Il tema del 118 Viterbese è un argomento, in questi ultimissimi tempi, molto delicato. Quello che viene offerto dal 118 è un servizio che può fare la differenza tra la vita e la morte e, proprio per questo, un servizio su cui non si può e non si deve fare speculazione e, che deve essere al massimo dell’efficienza.

La Legge Regionale 49/89 dice che gli equipaggi delle ambulanze devono essere composte da 3 elementi che sono identificabili così: autista/soccorritore, soccorritore qualificato e infermiere professionale e in caso di mezzi di soccorso avanzato la sostituzione del soccorritore qualificato con il medico.

Questo qua non avviene, anche grazie al DCA n.518 del 02 Novembre 2015 che modifica la Legge Regionale portando gli equipaggi a sole 2 unità, ma nell’area viterbese è usanza già da prima dell’emissione del DCA che oltretutto prevede anche la costituzione di un tavolo di lavoro che dovrebbe verificare o meno la fattibilità di tale progetto, ma che ad oggi pare sia rimasto solo su carta.

L’efficienza del servizio è garantito dalla professionalità degli Operatori, che, ogni giorno, danno il massimo per la migliore riuscita del servizio. A questa situazione, già di per se ostica, ora, si andrà ad aggiungere la chiusura della Centrale operativa che, a breve, sarà unificata in quel di Rieti. Si è già ampiamente discusso di tale tematica nel corso della recente campagna elettorale, dove, la situazione, è stata strumentalizzata per fini politici a volte anche con scarsa conoscenza dei reali fatti e delle reali dinamiche, ma usata solo allo scopo di darsi visibilità da parte di questo o di quel tale candidato.

Nel merito della centralizzazione con la Centrale Operativa di Rieti (che sicuramente produrrà una diminuzione dei costi per ARES 118), c’è da aprire però una parentesi sulla gestione del trasferimento e sulle varie contrattazioni sindacali che hanno lasciato non poche perplessità negli Operatori. Il punto focale è che, alla contrattazione, hanno preso parte solo le maggiori sigle sindacali (CGIL, CISL, UIL e FSI-USAI) senza invitare al tavolo delle consultazioni i sindacati di categoria, cosa già di per se abbastanza sospetta. Sul sito della CGIL si può leggere testualmente: ” Il personale che da Viterbo si sposterà nella nuova sede potrà spostarsi con macchine di servizio; per l’effettuazione dei turni, nei 90 giorni individuati per il progetto, è previsto un incentivo di 40 euro a turno, per un totale di 24 mila euro”.

Ora senza voler entrare nel merito delle contrattazioni, quei 40 euro sono dati anche al personale che da Rieti transiterà nella centrale operativa di Rieti ma, oltretutto, se rapportati ai quasi 600 euro che i medici della ASL , non quelli strutturati, che prestano attività libero professionale (grazie alla convenzione ARES – ASL) prendono per ogni singolo turno presso il 118, allora si può capire quanto misera possa essere questa cifra di 40 euro. Tra andare e tornare ci vuole 1 ora e mezza più il turno di 12 ore nella centrale(da capire se come Tutor in supporto agli operatori Reatini o se proprio come operatori a consolle), quindi di media 15 ore di turno per poi trovarsi, magari, il giorno successivo ad essere impegnato in turno di 12 ore su Viterbo.

Nonostante questo gli Infermieri di Viterbo sono disponibili ad andare a Rieti per garantire il servizio ai cittadini ed il supporto ai colleghi di Reatini, per garantire un servizio di qualità e sicurezza su entrambi i territori, senza il giusto riconoscimento economico, anche avallato da contrattazioni sindacali non all’altezza, sostenuti solo da sindacati autonomi e di Categoria che non sono stati neanche convocati al tavolo delle contrattazioni.

E non vogliamo neanche entrare nel merito dei premi che qualche Dirigente riceverà dall’azienda a trasferimento concluso. In chiusura, ringraziando gli operatori di ARES 118 che ogni giorno danno il meglio di loro per noi cittadini, ci sentiamo di consigliare ai vertici di ARES 118 di essere un po più propensi ad ascoltare le esigenze di chi, tutti i giorni, sta sulla strada cercando, talvolta, di salvare vite umane.

Carlo Meta

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