28 Gennaio 2023

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Salario minimo, chi ha votato a favore o contro in Parlamento

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L'aula di Montecitorio durante la commemorazione dell'ex ministro e onorevole Roberto Maroni alla Camera dei Deputati, Roma, 23 novembre 2022. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Mercoledì 30 novembre, vari politici dei partiti all’opposizione, dal Partito democratico al Movimento 5 stelle, passando per Azione, si sono rinfacciati a vicenda di aver votato contro il salario minimo in Parlamento. «No al salario minimo. La destra, con una mozione in Parlamento e l’astensione di Azione e Italia viva, ha scelto di non ricorrere a questa misura per correggere le storture del nostro mercato del lavoro», ha scritto su Twitter il parlamentare europeo del Partito democratico Brando Benifei, ricevendo la risposta del senatore di Azione Matteo Richetti: «A dire il vero caro Brando Benifei, oggi il Pd ha votato la nostra risoluzione sul salario minimo che purtroppo la destra ha bocciato insieme ai tuoi amici grillini». Il Movimento 5 stelle ha invece accusato Carlo Calenda di aver votato contro la sua mozione per il salario minimo, accusa a cui il leader di Azione ha replicato dicendo che il suo partito ha presentato una mozione proprio a favore del salario minimo.

Vista la confusione, cerchiamo di capire che cosa è successo in Parlamento e di quali votazioni si sta parlando.

Il 30 novembre la Camera dei deputati ha votato cinque mozioni dedicate all’introduzione del cosiddetto “salario minimo”, ossia di una soglia di retribuzione sotto la quale un datore di lavoro non potrebbe andare per legge. Una mozione aveva come primo firmatario il deputato del Partito democratico Andrea Orlando; un’altra era a prima firma del presidente del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte; un’altra era a prima firma di Richetti, per il gruppo Azione-Italia viva; un’altra è stata presentata dal deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Marco Grimaldi; e infine, una mozione è stata sottoscritta dai quattro partiti di maggioranza: Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi moderati.

Ricordiamo che le mozioni rientrano tra i cosiddetti “atti di indirizzo” del Parlamento verso il governo: non hanno un valore vincolante, ma servono ai parlamentari per promuovere una discussione e un voto su un determinato tema, per indicare il proprio indirizzo al governo. È bene chiarire, dunque, che il voto non era sull’approvazione di un disegno di legge per introdurre il salario minimo, ma per esprimere, in un certo senso, il proprio sì o no ad alcuni principi su questo tema.

La mozione della maggioranza chiedeva al governo di impegnarsi «a raggiungere l’obiettivo della tutela dei diritti dei lavoratori, non con l’introduzione del salario minimo», ma con altre «iniziative». Per esempio, estendendo i contratti collettivi nazionali a tutte quelle categorie di lavoratori «non comprese nella contrattazione nazionale». La mozione del Movimento 5 stelle chiedeva al governo di introdurre, tra le altre cose, «una soglia minima inderogabile» con un valore «non inferiore a 9 euro lordi all’ora». In base alla mozione del Partito democratico, il «trattamento economico corrisposto ai lavoratori» non dovrebbe invece «essere inferiore a 9,50 euro all’ora al lordo degli oneri contributivi e previdenziali». La mozione di Azione e Italia viva chiedeva al governo di fissare «un salario minimo legale inderogabile non inferiore ai 9 euro l’ora al lordo degli oneri contributivi e previdenziali», solo per i settori non coperti dalla contrattazione collettiva, oppure per i lavori saltuari. Infine, la mozione di Alleanza Verdi-Sinistra proponeva una soglia più alta del salario minimo, fissata «a 10 euro all’ora al lordo degli oneri contributivi e previdenziali», ogni anno da rivalutare in base all’andamento dell’inflazione.

Tra le cinque mozioni, l’unica approvata è stata quella presentata dalla maggioranza, con 163 voti favorevoli, 121 voti contrari e 19 astenuti. Tra chi si è astenuto, c’erano i deputati di Azione-Italia viva, mentre Pd, Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi-Sinistra hanno votato contro. La deputata di Azione Giulia Pastorella ha motivato l’astensione del suo partito a questa mozione, spiegando di aver ritenuto «positivo che si prenda in considerazione il recepimento della direttiva europea sul salario minimo, pur non implementandolo nei fatti».

Al di là dei singoli valori con cui fissare per il salario minimo, le mozioni dei partiti di opposizione si differenziavano anche nelle premesse dei testi e per le richieste al governo, segno di una mancanza di un intento comune. In pratica, pur essendo tutti favorevoli all’introduzione di un salario minimo, Partito democratico, Movimento 5 stelle, Azione-Italia viva e Alleanza Verdi-Sinistra non sono riusciti ad accordarsi per presentare una mozione unitaria, che, in ogni caso, sarebbe comunque molto probabilmente stata bocciata, visto che alla Camera questi partiti non hanno la maggioranza dei voti. Da un punto di vista politico, però, sarebbe stato un messaggio di condivisione su un tema di cui si sente parlare ormai da anni (ricordiamo che Pd, Movimento 5 stelle e Italia viva hanno governato insieme da settembre 2019 a febbraio 2021, senza introdurre il salario minimo).

Come si può verificare dal resoconto della Camera, il Pd ha votato a favore di tutte e quattro le mozioni di opposizione, e contro solo a quella della maggioranza. Durante le dichiarazioni di voto, Orlando ha motivato questa scelta dicendo che il suo partito non vuole «piantare le bandierine» o «fare la gara» con gli altri partiti. Il Movimento 5 stelle ha votato a favore della sua mozione e a quella di Alleanza Verdi-Sinistra, mentre ha votato contro quella della maggioranza e a quella di Azione-Italia viva, e si è astenuto su quella del Pd. Alleanza Verdi-Sinistra ha votato a favore alle mozioni dell’opposizione, tranne quella di Azione-Italia viva, su cui si è astenuta, mentre ha votato contro la mozione della maggioranza. Azione-Italia, come già detto, si è astenuta su quella della maggioranza e del Pd, e ha votato contro le altre mozioni. La maggioranza ha votato contro tutte e quattro le mozioni dell’opposizione.

Salvo sorprese, come già preventivabile dalla campagna elettorale, il voto ha confermato che la coalizione di centrodestra non ha intenzione di introdurre un salario minimo per tutti i lavoratori in Italia. (pagellapolitica.it).

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