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Roma, verso le comunali: il programma di Calenda per conquistare la Confcommercio

Roma, verso le comunali: il programma di Calenda per conquistare la Confcommercio

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I politici vi dicono che il problema del paese è la burocrazia, ma questa è la più grande bugia che vi possono raccontare. Io al Mise ho fatto tutto quello che serviva, perché? Sono i politici che non fanno lavorare la burocrazia. Il ministro medio spende un tempo pari a zero per seguire i processi. La più grande presa in giro dei politici è farvi credere che i politici non debbano amministrare ma dare una visione. A parte che non possono farlo perché non leggono un libro, ma politica, letteralmente, è arte di governo della polis. Il comune di Roma funzionerà quando avrà un sindaco che sta seduto sulla sedia a gestire i processi”: è un fiume in piena Carlo Calenda, ospitato dalla Confcommercio che inaugura con l’ex titolare del ministero dello Sviluppo il suo ciclo di confronti con i candidati a sindaco di Roma; al tavolo con il leader di Azione, Pier Andrea Chevallard, commissario della Confcommercio di Roma e Romolo Guasco, direttore della Confcommercio romana.

“La situazione di Roma non può tornare alla situazione pre-Covid perché era già drammatica allora. Roma funziona male ma dimentichiamo spesso che Roma è l’unica capitale al mondo che cresce meno del paese che rappresenta. Questo dipende da ragioni storiche: si parte dalla non accettazione che Roma sia la capitale d’Italia, fin dall’inizio è stata vista ed è stata costruita come se fosse un porto delle nebbie. Per questo il nostro lavoro su Roma non è per i romani, ma per gli italiani. A Roma non funziona nulla: legalità, decoro, servizi, gli elementi senza i quali una città non sta in piedi”.

Si parte dai bilanci: “Roma ha un problema di risorse perché non sa gestire le proprie finanze, abbiamo 200 miloni di evasione di Tari perché non incrociamo sei banche dati che abbiamo, non intersechiamo i flussi che vanno verso l’erario e quelli che verso la questura. A Roma serve un lavoro manageriale di comprensione di quello che succede e di sblocco dei processi. Il sindaco deve andare a vedere cosa accade, comprendere e sbloccare; deve assumersi il rischio anche al posto del dirigente del comune”.

“Il centro storico si è svuotato del 35% negli scorsi anni”, spiega Calenda, “faccio presente che rischia di non esserci più. Questo perché la nostra è l’unica capitale del mondo che non ha un regolamento per casa vacanze e b&b. Nel lungo periodo una capitale così diventa un centro morto, innescando una spirale del tutto negativa. Mi si chiedeva del turismo, qui bisogna fare delle scelte: se vuoi prendere il turismo congressuale devi avere uno staff dedicato, che vada a fare i bid dove si prendono le fiere internazionali. Se pensi che il turismo sanitario abbia un ruolo, devi saper gestire i dati sanitari. Se tu pensi alla cultura ti accorgi che i musei di Roma sono impraticabili per i turisti e questo significa che ad oggi prendiamo solo il turismo di quelli che vogliono mettere le crocette sui monumenti visti – Colosseo fatto, Fori Imperiali fatti: serve invece un progetto per cui tutto il mondo vuole tornare a Roma. Per questo io dico : spostiamo dal Campidoglio la politica e, compresa l’Aula Giulio Cesare, diciamo che faremo il Louvre della Roma Antica”.

“Accanto a questo”, incalza l’ex Mise, “faremo uno studentato, pensiamo ai Mercati Generali, in cui tutti gli studenti d’Italia che studiano cosa è stata Roma passano tre giorni nella nostra città e la conoscono da vicino perché questo può aiutare la costruzione dell’identità nazionale. L’identità nazionale americana è fondata sulla Repubblica Romana: loro la studiano, noi non ne sappiamo niente”. Calenda affronta uno dei dossier più discussi degli ultimi giorni: “Dicono che il problema dei rifiuti è irrisolvibile, in realtà quel che c’è da fare si sa ed è semplice. Bisogna chiudere il ciclo, la nostra indifferenziata da qualche parte deve andare; c’è un termovalorizzatore dell’Acea che lavora per tutto il Lazio, Zingaretti ha fatto un piano dei rifiuti assurdo basato sull’idea di accontentare tutti. Bene, da domani il sindaco dice ad Acea che in quell’impianto si bruciano solo i rifiuti di Roma e il Lazio si troverà un’altra soluzione. Oppure rifacciamo il piano rifiuti”.

Un altro tema scottante: “Si dice che Roma non ha abbastanza poteri, ma la maggior parte dei poteri che servono sono delegabili con una legge regionale, però nessuno lo fa. Roma deve certamente diventare una regione con poteri speciali, ma per risolvere il problema del ciclo dei rifiuti le altre città non hanno bisogno di questi poteri. Oggi con la legge per Roma Capitale si possono delegare poteri con un semplice atto regionale, ma questo non si fa perché si squilibrano i rapporti di potere in città e nel Lazio. Parlo di cose che tutti sanno: se hai un sistema che tiene insieme metropolitane, linee di superficie e autobus, serve una società unica; tutti sanno che Ama deve andare dentro Acea, perché Acea è un’azienda quotata e ha gestione più indipendente. Perché non lo fa nessuno? La risposta la sapete da voi. Come sapete che se gli slogan dei candidati sindaco sono “Roma solidale e verde” o “Roma caput mundi” stai prendendo in giro i romani. Qui bisogna prendere decisioni che scontenteranno i sindacati di Ama, Atac e vigili urbani che oggi hanno un peso politico gigantesco”.

“Ho detto che Ostia deve diventare un comune indipendente”, continua Calenda rispondendo a domanda specifica: “La fascia costiera è stata finora gestita come la discarica dei problemi di Roma. L’abbiamo costruita con casone gigantesche a lato del mare che spesso diventano contesti gestiti dalla malavita. Io penso che Ostia vada gestita come un comune adriatico, deve essere indipendente, gestire le sue entrate. Sarà ovviamente parte di un comune metropolitano, ma direi basta parlare di Ostia come Miami, direi che è meglio pensarla come Rimini”.

Politecnico di Roma: “E’ essenziale costruirlo per realizzare il distretto romano dei servizi, noi lo vediamo collegato agli ITS a cui però bisogna cambiare nome. Li chiameremo per esempio “Scuola di alta specializzazione tecnica” perché altrimenti le persone non ci mandano i figli nonostante usciti da questi percorsi si trova lavoro nel 98% dei casi e con stipendi più alti della media. Questo la dice lunga sul livello di demenza che ha raggiunto il dibattito pubblico”. Sui campi rom: “L’unica cosa che mi importa veramente sono le condizioni dei bambini che sono inconsentibili. I campi vanno smantellati e vanno continuati a smantellare, anche sei volte di fila fino a che chi li abita non capisce che quella condizione non va. A volte è la condizione in cui vogliono stare, anche perché in questo modo fiorisce un certo tipo di economia; bene, il sindaco di Roma dice ve lo andate a fare da un’altra parte”.

“A Roma”, continua Calenda, “serve gente preparata e indipendente, certo non quelli che hanno gestito le cooperative e Roma fino ad oggi: sappiamo chi sono, li trovate nelle compagini di destra e di sinistra. Nella nostra lista avremo sono ingegneri, architetti, gente che ha amministrato, non solo insegnato”. Ancora: “Come tutti saprete non si potrà fare un km di metro nuova nei prossimi dieci anni perché non ci sono i progetti. In quale capitale al mondo esiste una tale inettitudine? Noi abbiamo scritto 1700 pagine di programma ed ecco che alla fine di quest’anno io riuscirò a dire ai romani che noi abbiamo fatto un lavoro come l’hanno sempre chiesto i cittadini, almeno in teoria, cioè serio, profondo e circostanziato, fatto da persone che sanno di cosa parlano. Nella mia giunta metteremo persone molto senior che hanno occupato posizioni complesse e che ancora le occupano. Poi, se qualcuno vota sempre gli stessi, va bene. Sapete bene chi c’è dietro a Gualtieri, Michetti, la Raggi. Un altro giro di matti al volante secondo me Roma non se lo può permettere”. (romatoday.it)

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