5 Dicembre 2022

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Blog Giornale Quotidiano

Rilanciare il turismo riscoprendo gli “spirituali”

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ALLE RADICI DELLA RIFORMA LUTERANA PER RILANCIARE IL TURISMO A VITERBO RISCOPRENDO IL “MOVIMENTO DEGLI SPIRITUALI ALTRIMENTI CONOSCIUTO COME ECCLESIA VITERBIENSIS”TUTTI I PROTAGONISTI RITRATTI DA SEBASTIANO DEL PIOMBO

 

La nuova Amministrazione comunale di Viterbo ha puntato molto sul rilancio della città in chiave turistica storico culturale e spirituale con ben 4 tra assessorati e deleghe: 1 Assessore alla cultura, 1 Assessore alla bellezza, 1 Assessorato all’economia del turismo ed una delega per Santa Rosa detenuta dalla neo Sindaca Chiara Frontini, e fin qui i fatti ma….

 

Perchè il “ma” in una città che è passata tra ere e periodi storici di importanza assoluta come Viterbo è doveroso come è doveroso proprio in chiave di rilancio turistico di tipo storico culturale e spirituale accendere il riflettore su quella che è stata, nel primo ’500, l’Ecclesia Viterbiensis. Riscoprire il volto di una città non più solo centro medievale, ma come capitale del Rinascimento, recuperandone il passato di laboratorio per la renovatio Di una nuova Chiesa e degli uomini.

 

Investigare sui fili che legarono gli ‘Spirituali’ viterbesi desiderosi di un ritorno alla purezza evangelica e aperti alle istanze dei protestanti, senza misconoscere istituzioni e dogmi, ma pronti a riflettere sulle motivazioni e poi le conseguenze della frattura aperta da Lutero è una ricerca in cui perdersi tra migliaia di episodi degni dei migliori romanzi con la differenza che qui tocchiamo con mano la grande storia

 

Tornare ad alzare il velo sulle risposte a quelle idee da parte dell’Inquisizione Romana, il tribunale ecclesiastico istituito nel 1542. Rievocare, nelle cornici risparmiate dal tempo, atmosfere antiche animate da teologi e utopisti, pensatori ed eruditi, letterati e artisti potrebbe essere la giusta chiave per portare qui i “Millennials” i turisti del futuro ben identificati dall’Unione Europea nei suoi studi di settore

 

Sono questi gli obiettivi a cui dovrebbe ambire la “Viterbo riscoperta dai suoi stessi amministratori” , Viterbo città Papale ma anche alla base della riforma protestante , un aspetto questo bruciato sul rogo dall’inquisizione fino a farne dimenticare l’esistenza stessa ai posteri, una sorta di lobotomia silente praticata ai viterbesi con la forza della Controriforma che ancora oggi anima molto pregiudizi sulla nostra storia locale

 

L’esperienza dell’Ecclesia Viterbiensis, ivalutandone i protagonisti. Cominciando da Egidio da Viterbo: umanista noto per i suoi contributi al dibattito sul tema della grazia, il rapporto con i testi classici e lo studio della Kabbalah, nonché superiore di Lutero (agostiniano) quando dette il via allo scisma nel 1517. Sì, parliamo proprio di quell’Egidio Antonini, detto anche il ‘Cicerone cristiano’, il generale degli agostiniani che al V Concilio lateranense, parlando dei mali della Chiesa affermò «Gli uomini debbono essere trasformati dalla religione, non la religione dagli uomini» e che, come il confratello oltralpe, paragonò Roma a Babilonia.

 

Non pochi autori riferiscono di incontri (che per altri storici sono solo probabili) tra Egidio e Lutero, a Roma, e nella stessa Viterbo. Se, ad esempio, Francis Martin, ne ricostruisce uno nell’Urbe con Lutero che, contrario all’unione degli ‘osservanti’ con i meno zelanti ‘conventuali’, avrebbe cambiato idea per obbedire a Egidio (sino a chiedersi cosa sarebbe successo se nella crisi del 1517 Lutero avesse trovato un rappresentante papale comprensivo come Egidio); Giuseppe Signorelli, invece, cita un incontro viterbese in occasione del Capitolo generale dell’Ordine, dove i due avrebbero parlato delle indulgenze, condiviso la denuncia sulla decadenza dei costumi, anche se poi Egidio, diversamente dal monaco tedesco, avrebbe continuato sempre a difendere Roma e il papato. Si pensi al suo scritto Contra lutheranam sectam pro Sede Apostolica, con una condanna tuttavia non indiscriminata e che affronta le questioni della salvezza e della grazia ancorandole alla tradizione agostiniana.

 

Quel che è certo, però, come ha sottolineato di recente Michael Wenicke, è che Egidio resta tra le figure rilevanti per Lutero al quale mai sfuggirono gli sforzi del Viterbese che Giovanni Paolo II durante il suo discorso fatto a Viterbo definì «un segnale di speranza per la Chiesa del suo tempo».

 

Ecco quindi un’occasione per far luce su un periodo in cui Viterbo rappresentò uno snodo di destini piuttosto unico. Un crocevia’ del quale ci parlano oggi chiese e palazzi, dipinti e affreschi, zibaldoni ed epistolari, o che resta celato fra i segreti di antichi manoscritti, di percorsi simbolici, di cicli iconografici ermetici. Un incrocio, ancora, dove, confluivano o si ramificavano, proposte che legavano una cerchia ristretta di uomini pubblici dalla forte dimensione religiosa.

 

Viterbo dovrebbe ambire all’inserimento delle Ville, dei Palazzi e dei Giardini della Tuscia nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità.,nella speranza di far rivivere, insieme a Egidio, il pio cardinale e papa mancato Reginald Pole; un altro porporato come Giovanni Morone, la cui biblioteca offrì agli inquisitori parecchi spunti per i loro sospetti sulla sua adesione alle dottrine valdesiane; Marcantonio Flaminio, che dopo la morte di Juan de Valdés, nel 1541, trasferì la scuola di pensiero del riformatore spagnolo a Viterbo; la marchesa e poetessa Vittoria Colonna; il suo amico Michelangelo, caso rarissimo di artista partecipe e interprete di un ambiente eterodosso; Vicino Orsini, il committente di quel Sacro Bosco oggi noto come Parco dei Mostri a Bomarzo. Giulia Gozaga ed altre figure di quella corrente di spiritualità cattolica, potente e raffinata, ansiosa di cambiamenti destabilizzanti e, per così dire, alla ricerca, di una ‘terza via’ tra le ‘rigidità romane’ e le ‘intemperanze luterane’ sino ad abbracciare quel moderno ‘sogno ecumenico’ dilatato anche fuori dalla Tuscia. Gente perseguitata in vita, qualcuno di loro fu arso al rogo come “eretico”, altri furono dissotterrati da morti , il cadavere bruciato affinchè il giorno del giudizio non potessero risorgere

 

La Ricerca della “terza via” poi fallita con la condanna, da parte del Concilio tridentino, nel 1547, della dottrina luterana della giustificazione per sola fede. Sullo sfondo gli scontri fra Sant’Ufficio, papi, inquisitori, sospetti eretici. I doppi giochi e le ritrattazioni obbligate. Fra contraddizioni dottrinali e progetti politici, libero pensiero e difesa.Tutto ciò a livello turistico e culturale è qualcosa di poderoso se viene sviluppato può avere echi mondiali, allora si che il turismo in questa chiave di lettura porterà qui turisti che amano l’approfondimento storico e benefici economici per una serie di operatori di settore e per la città tutta.

 

Credo che la parte più difficile da parte dei neo Assessori sia quella di scavare nel loro DNA culturale dei loro antenati bruciato sul rogo dell’inquisizione, un lavoro prima sociologico e poi storico che chi si accinge a queste riscoperte deve per forza di cose raccontarsi ed esplorare prima di riproporre. Lo stesso Nostro Vescovo Lino Fumagalli ha citato in più di un’occasione che Viterbo può raccontare tante storie, fatte di diverse ere distribuite in diversi secoli e millenni

 

Oggi oltre a scritti e palazzi ci rimangono i volti fissati come foto nel tempo dei protagonisti dell’ecclesia viterbiensis..tutti dipinti dal pittore più caro ai viterbesi Sebastiano del Piombo che come “socio di Michelangelo Buonarroti” fu in qualche modo protagonista e testimone di quel Movimento: il Cardinale Reginald Pole, Vittoria colonna, Giovanni Morone, Giulia Gonzaga, Mrcantonio Flamini, Michelangelo Buonarroti tutti o quasi ritratti dall’abile Sebastiano che conosciamo attraverso il suo autoritratto realizzato all’età di 33 anni che ci consegna un artista in epoca giovanile dai lineamenti e dalle fattezze delicate, quasi femminili

 

Un Sebastiano del Piombo il cui mecenate fu un altro importantissimo “viterbese adottivo” quasi misconosciuto a Viterbo: Agostino Chigi che aprì la sua prima Banca dove oggi è il Ceffè Schenardi per poi trasferirsi a Roma e diventare il banchiere più potente del Rinascimento, banchiere di Papi e Sultani con Agenti di cambio da Londra ad Amsterdam, da Atene a Madrid, da Istanbul a Marsiglia e con un potente flotta di oltre 200 navi che trasportavano di tutto ma soprattutto il prezioso allume dalle miniere di sua proprietà sui Monti della Tolfa che lo fece diventare l’uomo più ricco del Rinascimento. Agostino Chigi mecenate di Sebastiano del Piombo ma anche di Raffaello Sanzio , di Baldassarre Peruzzi, del pittore Giovanni Antonio Bazzi detto “il sodoma”. Raffaello Sanzio amico sincero di Agostino Chigi morì il 5 Aprile 1520 e solo dopo 6 giorni, l’11 Aprile morì Agostino Chigi, insieme amarono perdutamente la bella cortigiana Dorotea ( Francesca Ordeaschi) che poi il Chigi sposò

 

Dietro ai volti dipinti da Sebastiano del Piombo, del quale conosciamo solo due opere esposte oggi al nuovo Museo del Palazzo dei Priori ( la Pietà e la Flagellazione) , si cela non una storia ma tante storie tutte importanti, un movimento spirituale che per poco non cambiò le sorti della Chiesa cattolica Romana che portò alla nascita dell’inquisizione proprio sotto il papato di un Papa della Tuscia: Paolo III Farnese, personalmente per me che mi autodefinisco “un investigatore del tempo che fu” ,trovo tutti questi argomenti degni di grande interesse, spero che la Nuova Giunta sappia cogliere l’occasione della grande storia di Viterbo e della Tuscia per un vero rilancio in chiave internazionale del nostro turismo

Pirro Baglioni

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