Home Politica Referendum, regionali, la nota: la vittoria dei 5 Stelle, la “non sconfitta” di Zingaretti, lezione di populismo al Pd
Referendum, regionali, la nota: la vittoria dei 5 Stelle, la “non sconfitta” di Zingaretti, lezione di populismo al Pd

Referendum, regionali, la nota: la vittoria dei 5 Stelle, la “non sconfitta” di Zingaretti, lezione di populismo al Pd

0
0

Il Si vince nettamente come previsto con il 70% dei voti, si comprende l’esultanza di Di Maio per una affermazione che premia una delle battaglie cardine dell’anti-parlamentarismo pentastellato, molto meno l’euforia di Zingaretti che la scelta del SI la ha fatta di retroguardia per tenere in vita il governo e nonostante tutta la sua base fosse contraria.

Addirittura il presidente della Regione si contenta di quello che emergerebbe dai primi exit poll delle regionali con un possibile  3-3 tra centrosinistra e centrodestra che assegnerebbe Campania, Puglia e Toscana  al primo,  Marche, Veneto e Liguria al secondo. Se il senso di questa soddisfazione dei vertici piddini è il “prima non prenderle”,  ed evitare il cappotto,  si può giustificare, ma sempre a fatica perchè il maggior partito riformatore italiano non può accontentarsi di aver evitato la sconfitta, di aver limitato i danni, senza un rilancio politico convincente che ora Zingaretti promette per il dopo-voto assieme alla stagione delle riforme: una ipotesi tutta da verificare e che vorrebbe vedere stretti i fili dell’alleanza con i 5 stelle, seppure l’unica regione in cui M5s e Pd si siano  presentati uniti, è stata la Liguria, dove Toti ha vinto nettamente.

L’impressione che si ricava da questi primi dati è di una nettissima affermazione politica dei 5 stelle, veri mattatori del referendum e partito prioritario del governo a questo punto: Zingaretti non ottiene maggiore centralità politica e salva le sue truppe solo grazie al sostegno dei pentastellati e (del voto fidelizzato delle truppe cammellate della cosiddetta sinistra interna che aveva esortato dalle piazze al voto antifascista),  di cui ora dovrà necessariamente seguire la scia populista.

E soprattutto trionfa ancora una volta l’anti-politica che,  con i 5 stelle in posizione d massima forza, dovrà restare sempre in  sottofondo come prima condizione dello spirito per il governo Conte.

Più anti-parlamentarismo, meno riformismo,”ha vinto il popolo” ha esultato Di Maio, evviva il popolo: ma se avrà vinto davvero il popolo o solo la sempre più solida casta dell’anti-politica lo scopriremo solo più avanti, Recovery Fund (e Mes?) permettendo.

(pasquale bottone)

LEAVE YOUR COMMENT

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *