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Pronto soccorso Belcolle, confusione e voglia di fuga

Pronto soccorso Belcolle, confusione e voglia di fuga

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E’ dura la vita al Belcolle, per medici, infermieri, pazienti, le cose non funzionano e la confusione tanta; questione di organizzazione capillare che non c’è, dell’invasione della politica che piazza i compagni di merenda e non chi merita, anche in un settore difficile come quello della Sanità, cosa gravissima tra l’altro, perchè la salute delle persone vale più delle appartenenze.

Ma nel Lazio la lottizzazione politica sappiamo quali influenze ha avuto sull’intero settore: e quante nomine sono state fatte per premiare fedeltà più che preparazione professionale.

Al Belcolle in questo periodo ad essere molto sotto pressione è il pronto soccorso: i medici che entrano in servizio riescono a prendersi carico non più di 30 pazienti in attesa oltre a quelli già in trattamento: a pesare è la mancanza di posti letto che rende assai difficile il lavoro degli operatori di turno, a tal punto che sia infermieri che medici hanno fatto domanda di trasferimento in blocco, ma non ci sono riusciti, sono ancora lì ad affrontare il calvario quotidiano. I dirigenti del settore non riescono a trovare soluzioni e pretendono impegno massimo dai lavoratori, pubblicando a quanto pare i turni di servizio non come dovrebbero, oltre i termini di legge.

E l’attività del pronto soccorso fatica ad andare avanti sempre di più, quando di tempo per migliorare le cose ce n’era stato in precedenza: ma ci sono i politici, i partiti, le loro esigenze, i fedelissimi da premiare.

E i pazienti da abbandonare sono i più comodi, se non hanno santi in paradiso, per mettere a soqquadro un ospedale e trovare subito il posto per te o un tuo caro non hai che da essere un Notabile.

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