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Politica nazionale, “Populismo di destra e di sinistra, l’Italia si avvicina al modello Argentina”, l’intervento di Bobo Craxi

Politica nazionale, “Populismo di destra e di sinistra, l’Italia si avvicina al modello Argentina”, l’intervento di Bobo Craxi

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Populismi moderni che hanno radici antiche, vicine e lontane.

Quando Mattia Feltri ironizza sul fatto che la cifra depositata su un conto svizzero dal varesotto Fontana ( prassi assai consolidata per i professionisti che abitano nei pressi del confine) poteva negli anni ottanta essere sufficiente ad acquistare Maradona il pensiero vola immediatamente alla amica e affratellata nazione Argentina.

Il costume comune della nazione nella quale vivono almeno 25 milioni di oriundi italiani ci obbliga alla necessaria riflessione circa l’analogia della fase storico-politica che sta vivendo oggi il nostro paese. E’ vero che come in tutto il sud-america le ideologie figlie del novecento sono entrate relativamente e che la divisione tradizionale fra destra e sinistra sia stata soverchiata da movimenti che hanno assunto i propri tratti ispirativi dal potere esercitato dalla forza innanzitutto militare, ma la forma progressiva degli schieramenti politici che si disputano la guida del governo in Argentina ruota tutta attorno al lemma “peronista” ovvero all’eredità politica che ha lasciato l’uomo forte ed il suo partito “Giustizialista” dove per giustizialismo si intendeva la forma suprema dell’interesse popolare, nasce infatti in difesa della classe operaia, e si trasforma via via in un movimento dai tratti populisti che ha generato le tendenze diverse; socialdemocratico, nazionalista, nazional-socialista, reazionario di destra e di sinistra.

Il populismo italico di destra e di sinistra sta prendendo spunto ed ispirazione dall’esperienza dei nostri fratelli d’oltreoceano?

Tendenzialmente l’indomani della frattura della mani pulite questo è progressivamente avvenuto, seppur mitigato dallo sforzo di restare ancorati ad una visione e ad un vincolo occidentale ed europeo le movenze dei movimenti e dei partiti politici, quelli che Giovanni Sartori definiva “acchiappatutto”, appare ispirato alla scia giustizialista e popolocratica a tal punto che la discussione pubblica ha preso una china indescrivibile soltanto qualche anno fa; che il confine destra e sinistra si è assottigliato, che le constitituency elettorali che sono alla base dei partiti di ispirazione ideologica sono saltate o si sono irrimediabilmente invertite.

Che nonostante gli sforzi per far apparire quello che non è; la predica scalfariana sulla presupposta appartenenza del Premier Conte al filone socialista ( addirittura “berligeriana”) lascia il tempo che trova; nel giro di venti anni i legami alle tradizioni costituzionali e repubblicane del nostro paese hanno lasciato lo spazio ad una confusa visione assolutistica della società, ad un’espressione della politica sempre alla ricerca del sensazionalismo fine a se stesso ( sempre Conte che voleva sparare denaro col “bazooka”) ed alla polemica di giornata condita con le trovate più paradossali; l’ultima è quella addirittura del negazionismo della pandemia sostenuta da uomini politici responsabili di regioni che hanno contato per mesi i cadaveri degli anziani.

Il populismo di stampo argentino infetta anche i sinceri democratici che per esempio si sono gettati nell’improbabile campagna per ridurre il numero dei parlamentari per ragioni di bilancio, oppure che si gettano nella demenziale accusa che sarebbe alle porte una visione di “untori” provenienti dalle coste del nord-africa, mentre non si osservano le più semplici ed elementari, oramai neanche tanto invasive, norme di protezione per cercare di diminuire il contagio in presenza persistente del virus non ancora debellato.

Il Peronismo di ritorno, d’altronde, nella vicenda politica italiana si spiega con la fonte ispiratrice stessa del militare ( che la Storia vuole che avesse origini sarde o venete) che fu proprio il movimento fascista di Mussolini. Nel populismo italiano rinnovato e moderno si accomodano perfettamente non solo gli elettorati comunemente definiti di “destra” ma anche ampie fette dell’elettorato progressista inclini e succubi alle parole d’ordine giustizialista nonché le orde cattoliche che rivedono in un ordine sociale e religioso ricostituito la culla più naturale ed accettabile con buona pace di tutte le tendenze minoritarie, radicali, liberali laiche e socialiste sovrastate da questa ondata restaurativa.

Nulla di più significativo è il fatto che lo stesso Vescovo di Roma proviene da una tendenza gesuitica del peronismo argentino, in prima fila per la lotta contro le ingiustizie sociali ed in costante presa diretta con il popolo di cui ha saputo conquistare il cuore nella celeberrima messa solitaria in piazza San Pietro.

Naturalmente la tendenza Argentina del nostro sistema politico e dei nostri governanti essendo alle viste la possibilità di poter disporre di un’ingente massa di denaro da redistribuire rischia di prevalere, e sappiamo che le politiche economiche del peronismo sono quelle che non hanno più consentito al paese di rialzare la testa esponendolo al rischio di una instabilità perenne all’insorgenza della violenza politica e della criminalità organizzata.

Non è un caso che il modello utilizzato per governare nei prossimi mesi sarà quello di fare ricorso all’istituto dello “Stato di Emergenza”, condizione eccezionale che si è voluta mantenere, nonostante la vistosa inesistenza dei presupposti, per introdurre la possibilità di una decretazione contra legem agevolata dal carattere della situazione emergenziale. E parimenti si è consentito a paesi come l’Ungheria di poter continuare a mantenere una situazione ai confini dei limiti consentiti in uno stato di diritto democratico immaginando che presto o tardi lo stesso stato di “eccezione” dichiarato nel nostro paese possa essere contestato in seno alla comunità europea.

Gli ingredienti in salsa argentina sussistono tutti; era inevitabile che dopo anni di populismo allo stato latente e di gestione condominiale della cosa pubblica con diversi poteri dello Stato la torsione autoritaria strisciante si sarebbe presentata nelle forme culturalmente più compatibili con le nostre. Un’Argentina senza la genialità di Maradona e per il momento senza generali; ma sullo sfondo si stagliano le figure dei novelli Peron di casa nostra; tutti imbrillantinati.

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