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Pd, dopo disfatta Panunzi e i suoi signorsì tacciono

Pd, dopo disfatta Panunzi e i suoi signorsì tacciono

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Bocche chiuse, anzi sigillate nelle alte sfere del Partito Democratico laziale e viterbese. Nessuno ha tempo o fantasia, a quando sembra, di rilasciare uno straccio di dichiarazione sulla sconfitta, in assoluta controtendenza con il quadro nazionale, del partito nel Lazio.

Uniche eccezioni, il segretario regionale senatore Bruno Astorre e la candidata sindaco sconfitta di Viterbo Alessandra Troncarelli.

Il primo ha dichiarato al “dorso” romano del “Corriere della Sera” che “cinque anni fa eravamo dodici a zero rispetto al centrodestra e al M5S, ora governiamo in cinque comuni. A Rieti si vince solo se il centrodestra è spaccato, a Viterbo quando un civico va al ballottaggio con l’una o l’altra coalizione stravince… A Frosinone è mancata la costruzione del campo largo, Azione e i socialisti erano fuori…”.

Quante imprecisioni, e autentiche falsità, in poche righe. Che il senatore Astorre sia per caso in corsa per il premio Nobel delle fake news? A Rieti, in realtà, il Partito Democratico ha perso soprattutto per non aver trovato un accordo con il terzo polo guidato dal Partito Socialista (10,40% dei voti) e a Viterbo non è vero che il candidato civico “stravince” sempre.

Quattro anni fa, infatti, l’attuale sindaco civico Chiara Frontini perse al ballottaggio con il candidato del centro-destra Arena grazie ai voti che quest’ultimo ottenne dal centro-sinistra. Tanto per rinfrescare le idee allo smemorato senatore Astorre.

Alessandra Troncarelli, in una laconica intervista al webgazzettino stra-local per eccellenza, si addossa invece tutta la colpa della sconfitta, non lesinando critiche a chi, a suo giudizio, avrebbe condotto una campagna elettorale “becera” a base di “vere e proprie scorrettezze del tutto infondate”.

Evidentemente, la smemoratezza deve essere una malattia molto diffusa tra i dirigenti regionali e locali del Partito Democratico.

Se c’è qualcuno che ha trasformato una normale campagna elettorale amministrativa in una guerra combattuta a colpi di calunnie, colpi bassi, diffamazioni e fake news, questo è senza alcun dubbio il Partito Democratico di Viterbo.

Che, per non farsi mancare nulla, ha riempito le proprie liste di tutti i gruppi di potere e sottopotere parastatali, sindacali, associativi e paramassonici possibili e immaginabili (sulla presenza di un ben determinato gruppo sembra stia indagando la magistratura), senza disdegnare neppure l’appoggio di una potente macchina del fango stra-local. E tutto questo non è affatto servito a vincere.

L’unica colpa di Alessandra Troncarelli è stata quella di aver riposto la sua fiducia nel consigliere regionale Enrico Panunzi, suo mentore e padre politico, e in un gruppo dirigente assolutamente privo di qualsiasi autonomia intellettuale e politica come quello del Partito Democratico di Viterbo.

Ora Enrico Panunzi e i suoi “signorsì” tacciono e al posto loro fanno parlare la candidata sindaco sconfitta. Uno spettacolo indecoroso a cui la stessa Alessandra Troncarelli per prima dovrebbe ribellarsi.

(Mario Correnti)

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