Home Politica Palazzo dei Priori: gli affanni del buon Arena e la solita, immutabile “partitocrazia ia ia o”
Palazzo dei Priori: gli affanni del buon Arena e la solita, immutabile “partitocrazia ia ia o”

Palazzo dei Priori: gli affanni del buon Arena e la solita, immutabile “partitocrazia ia ia o”

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A ogni occasione pre-elettorale i partiti parlano di svolte, ripartenze, nuovi inizi etc. pronti a dimenticarsi tutto dopo il voto: i partiti si fa per dire, perchè liste civiche e movimenti non è che abbiano logiche diverse.

Subito parte l’assalto alla diligenza ed ognuno cerca di portare a casa il bottino migliore: c’è da dire però che nella nostra sfortunata Viterbo le cose sono ancora più complicate  e tristi purtroppo: mancano  completamente la classe dirigente, i leader, sia negli stessi partiti che nella cosiddetta società civile ( e delle professioni), e senza di essa la strada per tutti si fa sempre meno luminosa.

Dite che esagero? Ok, allora guardate come vanno le cose per la composizione della giunta Arena: i cosiddetti leader tutti lì a litigare per la poltrona, la sdraio o il divano in più, senza la minima visione d’insieme, progettualità, ascolto delle aspettative della popolazione (che poi il condottiero di un partito deve essere in grado di guardare anche oltre l’immediato tornaconto, anche nel suo interesse, perchè la politica è strategia, contenuto, prospettiva dopotutto no?).

Ma cosa volete che gliene importi ad una classe politica nata solo su indicazione dei soliti capibastone, trasversali della suddetta prospettiva? I leader non ci sono, ma solo i portavoce e i replicanti del solito potere autoreferente, stantìo, cristallizzatosi negli anni,  il cui  valore fondante è solo la spartizione, la clientela, il familismo, il favore personale: perchè dovrebbe essere diverso per l’amministrazione Arena, quali sono le nuove illuminate teste pensanti che dovrebbero innalzarne il livello, favorire la  discontinuità con l’esistente, creare un “marchio di fabbrica”?

Nella vecchia “partitocrazia” viterbese in primis conta piazzare gli amici e i congiunti, gestire un assessorato per mantenere il portafoglio di voti, ottenere il massimo con il minimo, senza aver paura del servilismo e del vassallaggio più devoto.

Una mentalità feudale allargata, dominante, che coinvolge associazioni, “civiche”, partiti, gruppi di potere, tutto il sistema economico e valoriale cittadino: perchè gridare allo scandalo ogni volta, all’usurpatore di turno, se la città va avanti in questo modo da decenni e decenni? Povera sventurata la nostra bella e piccola urbe, nel regno della partitocrazia ia ia o.

(pasquale bottone)

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