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“No energia finto pulita”, la protesta associazioni

“No energia finto pulita”, la protesta associazioni

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Associazioni Ambientaliste con la Soprintendenza e contro l’occupazione di suolo per produrre energia “finto”pulita

Si al vincolo paesaggistico su una porzione importante della provincia di Viterbo di oltre 20,000 ettari, ricadente nel bacino idrografico del torrente Arrone- “Uno strumento valido e necessario per evitare dannoso consumo di terreni agricoli arativi”. Nove associazioni di tutela e ambientaliste del viterbese e non solo uniscono le voci per esprimere totale sostegno alla proposta avanzata nei giorni scorsi dalla Soprintendenza archeologia, Belle arti e paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale diretta dalla D.ssa Margherita Eichberg.Le Associazioni sono: L’Altritalia Ambiente, AIOS Lazio, Amici della Terra, Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli,AssoTuscania, Gruppo di Intervento giuridico (Grig) , Italia Nostra, Mountain Wilderness e Pro natura

DIFESA DEL PAESAGGIO

Questo vincolo, eviterebbe l’installazione di nuovi impianti fotovoltaici e di pale eoliche su grandi estensioni di terreni agricoli arativi, che andrebbero  a sfregiare e compromettere un paesaggio unico per la sua bellezza per il suo panorama, per la sua biodiversità. Produrre energia a basso impatto ambientale e non pulita, come millantano in tanti, non significa consumare ettari di suolo trasformando campi agricoli in campi di produzione industriale di energia elettrica.Gli impianti fotovoltaici nello specifico, per essere davvero sostenibili , dovrebbero essere installati su strutture esistenti e non vincolate o su superfici già degradate (gray zones) o impermeabilizzate. In Italia è attiva la legge sulle Comunità energetiche per i produttori ed auto consumatori di energia elettrica , Comunità energetiche su rete locale B/T (Basa tensione) con importanti  incentivati ventennali e finanziamenti a zero interessi per le comunità di meno di 5000 abitanti ma in provincia di Viterbo un solo Ente Locale si è attrezzato per preparare il PAESC relativo a questa opportunità capace di mettere in rete B/T Enti locali, cittadini, PMI

In un momento  di crisi energetica “ aggiungono le Associazioni” ancor più grave di potenziale crisi alimentare, non è ragionevole sottrarre suolo alle coltivazioni quando l’Italia importa il 35% del proprio fabbisogno alimentare. L’ISTAT ci dice che ogni essere umano per rimanere in ottima salute deve assumere ogni anno 160 kg procapite tra cereali, frutta ed ortaggi e dai tempi di Carlo Magno la terra non ha aumentato la sua superficie agricola che si è addirittura dimezzata, oggi l’umanità sopravvive grazie alla capacità di ibridare le colture agricole. Se ad esempio sui terreni agricoli arativi fossero realizzati 5,000 ettari di grandi impianti fotovoltaici circa 1.250.000 italiani sarebbero esclusi dal poter consumare queste tipologie di derrate alimentari

OTTO COMUNI SONO INTERESSATI DA TARQUINIA A TUSCANIA, OLTRE A CANINO, CELLERE E PIANSANO

LE ZONE INTERESSATE

IL vincolo riguarderebbe otto Comuni dell’Alta Tuscia: l’estensione territoriale completa per i comuni  di Tessennano, Arlena di Castro, Piansano ( ad eccezione  di una piccola porzione, Tuscania per circa il 50% dell’intero territorio comunale, Cellere, Canino, Montalto di Castro e Tarquinia per una parte del territorio comunale. Un territorio ricco di tesori archeologici e naturalistici, oltre che di eccellenze agroalimentari

SUOLO GIA’ CONSUMATO

“Va sottolineato- aggiungono le nove Associazioni di tutela e ambientaliste- che la bellezza paesaggistica rappresenta un’attrazione insostituibile per il turismo. L’attivazione del vincolo metterebbe sotto tutela una vasta area di provincia già leader in Europa per consumo di suolo e già fortemente provata dall’installazione di oltre mille ettari di pannelli fotovoltaici a terra e di numerose torri e parchi eolici.

Pochi giorni fa il Ministro della Transizione ecologica Cingolani ha dichiarato alla Camera dei Deputati: “inutile installare rinnovabili solari ed eoliche  al Centro Sud per provocare una congestione delle linee di trasmissione che porterebbe all’inutilizzo di quasi la metà dell’energia generata e consumata al Nord; parliamo di energia intermittente prodotta al Centro Sud dove c’è si sole e vento ma anche uno scarso consumo locale.”  Aggiunge il Ministro: ““Installare la gran parte di nuova capacità in questi territori dove è presente minore domanda di energia comporterebbe una congestione impossibile delle linee di trasmissione tanto che non meno del 45% dell’energia elettrica generata sarebbe, si stima, non realmente utilizzabile”. E anche se ciò fosse possibile – aggiunge – “ per utilizzare tutta l’energia elettrica generata sarebbe necessario installare una grande quantità di sistemi di accumulo, pari a 48 GWh secondo Elettricità Futura; studi condotti dall’Università di Padova arrivano a 80 GWh di batterie. Tuttavia, lasciando 2 TWh ( 2 miliardi di kwh) di energia inutilizzata” – conclude – “48 GWh di batterie avrebbero un costo di 15 miliardi in tre anni, 80 ne costerebbero 25 e non è assolutamente chiaro con quali fondi si dovrebbero finanziare queste installazioni”.

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