Home Cronaca Napoli, guerriglia a Napoli, paura e rabbia tra i napoletani, ma la protesta in piazza è già un giallo, indagini della Procura in corso
Napoli, guerriglia a Napoli, paura e rabbia tra i napoletani, ma la protesta in piazza è già un giallo, indagini della Procura in corso

Napoli, guerriglia a Napoli, paura e rabbia tra i napoletani, ma la protesta in piazza è già un giallo, indagini della Procura in corso

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Gli episodi  di guerriglia che si sono verificati ieri a Napoli ci riportano al peggio degli anni 70, quando la protesta finiva regolarmente in piazza e spesso in maniera violenta. Di allarme sociale legato alla pandemia si parla ormai da settimane ed è innegabile che sia in aumento, specie in città del meridione già caricate da drammi e insufficienze secolari, ma la capitale del Sud è una città complessa dove difficilmente qualcosa accade per caso, per cui fermare in una immagine Napoli come punto di partenza di una rivolta metropolitana esasperata e pronta a tutto potrebbe essere una facile, ma non veritiera scappatoia.

L’annuncio del presidente De Luca dato nel primo pomeriggio di ieri  di un imminente lockdown regionale e l’esibizione un po’ teatrale della radiografia di un giovane malato di covid possono certo avere acceso negli animi più esasperati e in chi vive di quotidiana precarietà forti preoccupazioni, difficili da controllare. Paura del futuro e  di una malattia inafferrabile possono essersi ben combinate in un mix di inquietudine collettiva, ma di qui a dire che tutta  la Napoli meno garantita e inserita in un tranquillo contesto lavorativo dopo poche ore sia scesa per le strade così organizzata, facinorosa e fuorilegge, lanciando sassi contro la polizia e pericolose bombe carta ce ne passa: sembra improbabile che spontaneamente possa nascere un movimento così intransigente e a caccia dello scontro fisico, in tal modo,  dal nulla,   in poco tempo.

Molto più probabile che accanto ad una prima presa di coscienza pubblica e stradaiola di un malessere crescente ci siano stati gruppi organizzati a scendere in campo per  creare tensione quasi “professionalmente”, con metodologie da “esperti”, con l’obiettivo di colpire,  creare disagio all’interno delle istituzioni, offrire al paese l’immagine di una Napoli all’ultimo stadio, ferita dalle ristrettezze economiche, dall’incertezza per il futuro, dalla temuta chiusura notturna dei luoghi del divertimento, da quel business godereccio che ormai è diventato, specie con il rilancio turistico della città, un vero e proprio ammortizzatore sociale.

La Procura indagherà sui fatti di ieri, di come possano essere stati inquinati da calcoli opportunistici esterni, è chiaro però che dinanzi anche al minimo segnale di insofferenza diffusa tutte le istituzioni cittadine e nazionali non possono girare lo sguardo dall’altra parte, le tante questioni sospese vanno affrontate con decisione e chiarezza d’intenti.

Dispiace solo che ieri il tutto sia andato in onda in diretta su Raitre, alla presenza del sindaco De Magistris che è sembrato più interessato al contrasto istituzionale con De Luca e ad ergersi a paladino degli esasperati rivoltosi che a lanciare segnali di raffreddamento della tensione e di disponibilità all’intervento meno demagogici.

Quando Napoli si ribella lo fa in tarda serata e guarda caso con i media già mobilitati, ca sans va dire.

(pasquale bottone)

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