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Macchina elettorale a Viterbo, che disastro

Macchina elettorale a Viterbo, che disastro

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E’ la macchina elettorale, oltre al centrodestra disunito, la vera grande sconfitta di questa tornata amministrativa. Che sarà ricordata oltre che per l’uscita di scena (perlomeno dalla scena consiliare) di un’intera classe dirigente, anche per ritardi e intoppi che hanno contrassegnato lo spoglio delle schede, ultimato solo a notte fonda. La giovane età di molti presidenti, nominati all’ultimo minuto per sostituire i rinunciatari, ha avuto certamente un peso sui rallentamenti, in parte dovuti anche alle schede contestate dai rappresentanti di lista. Di sicuro ha giocato un ruolo l’inutile e massacrante tour de force cui è stato costretto il personale dei seggi la notte precedente: nonostante il mancato raggiungimento del quorum, le schede referendarie sono state infatti lo stesso scrutinate, i verbali e la documentazione compilati e riconsegnati. L’attenuante della stanchezza e della scarsa lucidità va quindi concessa a presidenti, segretarie e scrutatori. Ma tant’è.

 

Ieri martedì 14 giugno Eligendo, il sito del Viminale dedicato a questa tornata amministrativa e referendaria, era ancora fermo, per quanto riguarda Viterbo, a 65 sezioni su 66. In realtà l’intoppo non ha riguardato una singola sezione: nella sala consiliare del Comune sono stati ricontrollati ieri pomeriggio i verbali e le schede di tutti i seggi dove si erano registrati errori e discrasie. Il mancato aggiornamento dell’ultima sezione è stato quindi solo un espediente tecnico per evitare che i dati definitivi venissero ufficializzati senza le correzioni degli eventuali errori. Correzioni che poco incideranno comunque sulla sostanza di un voto che ha rappresentato un terremoto per una città dove il sistema politico, di centrodestra ma anche di centrosinistra, che ha governato per anni sembra al capolinea. Ad aprire la faglia è stata una giovane ma già navigata politica, Chiara Frontini, che dopo gli esordi nel Popolo delle libertà, nella corrente Comunità di Fabio Rampelli, e una breve esperienza come assessore alle Politiche occupazionali della giunta Marini, ha usato il civismo come ariete contro il “sistema”. Con il 33% dei voti – il doppio di quelli conquistati alle comunali del 2018, quando per un soffio mancò poi la vittoria al secondo turno contro Arena – la leader di Viterbo 2020 va al ballottaggio staccando di ben 6 punti Troncarelli e la “gioiosa macchina da guerra” che il consigliere regionale dem Panunzi ha messo in piedi per la sua pupilla, e che di quel sistema di potere consociativo (ben rappresentato dal governo della Provincia e dalla governance del carrozzone Talete) rappresenta oggi il cuore. Ma il risultato finale è ancora aperto. Quella che si giocherà al secondo turno sarà infatti un’altra partita: bisognerà riportare i cittadini a votare e il verdetto dipenderà anche da come gli sconfitti orienteranno il loro elettorato. Da oggi insomma iniziano i mercanteggiamenti, ammesso che di patti non ne siano già stati sottoscritti a monte.

Il centrodestra esce con le ossa rotte dalle elezioni. Laura Allegrini, candidata di FdI, nonostante le due apparizioni giorgiane (nel senso di madonna Meloni) a Viterbo non raggiunge il 17%. Come consolazione il fatto che il suo sia oggi il primo partito della città con oltre il 14%. Disastroso il risultato della Lega: Ubertini si ferma poco sopra l’8% – e sotto la sorpresa Luisa Ciambella – mentre il partito di Salvini crolla dal 12,38% delle scorse comunali all’attuale 4,65. Per il senatùr Umberto Fusco è forse arrivata l’ora delle decisioni irrevocabili. Forza Italia paga sicuramente l’appannamento della stella Berlusconi ma anche la fuoriuscita dei dissidenti (Arena, Micci, Bigiotti e Lotti). Da primo partito del 2018 con il 13,99%, gli azzurri sono ridotti oggi a un ruolo di pura testimonianza con il 4% racimolato in condominio con Fondazione e Udc. E a proposito di stelle, ancora più rovinosa è stata la caduta di quelle grilline. Anche qui al tracollo nazionale, dovuto all’abiura di tutti i valori fondativi e alla leadership incolore di Conte, si somma il fattore locale, ovvero la riduzione di un movimento a partito di famiglia, quella dell’ex consigliere Massimo Erbetti. Finisce in modo inglorioso, infine, anche l’ultima incarnazione politica del brand Caffeina. Finisce con il misero 1,15% portato in dote alla Troncarelli da Barelli e dalla sua lista Viterbo sul serio (ma non troppo).  (fonte massimiliano conti/corrierediviterbo.corr.it).

 

 

 

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