3 Ottobre 2022

Blog Giornale Quotidiano

Luoghi e storia, Pirro Baglioni risponde ai lettori

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Innanzitutto vorrei ringraziare tutti i lettori di Cittapaese  ed in particolare i tanti che seguono con grande interesse la rubrica “luoghi e storia”da me curata, oggi cercherò di rispondere alle  vostre “domande storiche”, è doverosa da parte mia una premessa: quando ho deciso di accettare la proposta pervenuta dalla redazione di Cittapaese di curare una rubrica su “luoghi e storia” di una zona delimitata geograficamente: la Media Valle del Tevere Laziale ed Umbra e la Tuscia:  ho messo a disposizione dei lettori le mie raccolte storiche:, aneddoti, eventi mistici , scoperte, intuizioni, leggende, bibliografie e per raccontarle ho deciso di usare la tecnica del “volo Pindarico” in cui “fare un volo pindarico” è un’espressione che usiamo spesso per indicare quando si passa da un argomento a un altro senza un nesso logico apparente , il tutto a scopo divulgativo

 

I componimenti di Pindaro seguono uno schema tendenzialmente fisso: l’occasione della vittoria e la celebrazione del vincitore; il racconto di un mito, connesso con la stirpe del vincitore o con il suo territorio di origine; e infine la riflessione etica , che inquadra l’evento in una meditazione più generale intorno al destino dell’uomo o del luogo di cui stiamo narrando la storia .Il mio racconto è fatto di immagini su situazioni accadute in questi territori della Tuscia  nei secoli , immagini chiare e vivide, un racconto che è al contempo un terreno sconnesso, dove non ci sono sentieri tracciati, né ponti. Cerco di condurre il lettore in un viaggio nel tempo quasi onirico, dove gli eventi, i personaggi, i luoghi si susseguono secondo un ordine apparentemente irrazionale, dove la costruzione logica dei contenuti va assaporata.Le storie e i personaggi sono tenuti insieme da luoghi simbolici a volte sacri  per gli antichi popoli che hanno vissuto e operato in questi territori nei millenni , considero i miei articoli ed i miei libri una sorta di diario scritto da “un investigatore del tempo” , definizione del mio modus operandi nel condurre approfondimenti a carattere storico

 

Gli investigatori seguono tracce, nel mio caso queste tracce sono rappresentate da luoghi, simboli, ricerche storiche in biblioteche ed archivi , ricerche museali sensazioni ed intuizioni, ispezioni in situ (capita a volte di doversi immergere o calare in forre e luoghi inaccessibili per constatare se ciò che si è intuito e studiato presenta delle corrispondenze e delle evidenze certe, quindi non aspettatevi da me la storiella sintetica  a carattere giornalistico servita come un panino al fast food con poche nozioni e poche spiegazioni, ciò non rappresenterebbe  il mio stile.

Fatta questa breve presentazione, vorrei ringraziare per ordine progressivo il sig. Francesco Palmucci che scrive al nostro giornale “Seguo con molto interesse gli interventi di Pirro Baglioni: anche se  ne fossi già a conoscenza, approfondire è sinonimo di accrescere. Ed approfitto per mostrare una immagine dello stato in cui si trova la cappella del Cardinal Reginald Pole (in cui mi sono imbattuto passeggiando tra l’Appia Antica e il Parco della Caffarella, a Roma,circa 4 anni fa) a proposito di Ecclesia Viterbiensis, di cui sono venuto a conoscenza anni fa grazie alle preziose didascalie apposte nel chiostro della chiesa della Santissima Trinità di Viterbo.” Al quale rispondo:  Francesco, ho molto apprezzato la pubblicazione della foto della Cappella fatta edificare nel 1539 dal Cardinale Pole, quel luogo rappresenta il punto esatto dove i sicari del Re d’Inghilterra attentarono alla vita del Cardinale che riuscì miracolosamente a sfuggire all’attentato, quindi la cappella di forma circolare fatta da lui edificare tra l’incrocio di via Appia e via della Caffarelletta va intesa come “un voto” del Cardinale all’Altissimo per averlo protetto in questa circostanza

Il contesto di questa vicenda va ricercato temporalmente in ciò che accadde dopo la rottura di Enrico VIII con la Chiesa di Roma nel 1534, il Cardinale inviò al re il trattato Pro ecclesiasticæ Unitatis defensione, per convincerlo a tornare sui suoi passi, La famiglia del Cardinale era strettamente imparentata con quella dei reali inglesi : suo padre, Richard Pole, era cugino del Re Enrico VIII, mentre sua madre, Margareth Pole e, contessa di Salisbury , venerata come beata  dalla Chiesa Cattolica , era nipote di Edoardo IV (era figlia di suo fratello, Giorgio di Clarence ) e fu governante della futura regina Maria Tudor ( Maria la sanguinaria), quindi, mentre a Londra  sua madre e suo fratello venivano giustiziati per alto tradimento nel 1541 ,per terminare l’opera,Enrico VIII inviò i suoi sicari a Roma ad assassinare il Cardinale Pole che fu salvato per l’intervento di altri quattro sicari convinti che gli uomini inviati da Enrico VIII fossero a sua volta  presenti a Roma per uccidere il loro Duca che lo stesso giorno e alla stessa ora sarebbe passato proprio  li da quell’ incrocio ai tempi trafficato tra la via Appia e via della Caffarelletta, quindi una pura coincidenza magari decisa dal fato

 

Dopo questa vicenda  Pole fu  nominato Amministratore del patrimonio di San Pietro  e  si trasferì a Viterbo , dove raccolse attorno a sé gli Spirituali reduci del circolo napoletano di Juan de Valdes , per lo più ecclesiastici di rango che, accogliendo alcune delle idee assolutamente luterane  ma senza voler staccarsi da Roma , premevano per una radicale riforma della Chiesa, improntata sul piano teologico su pochi fundamentalia fidei e, sul piano pratico, sulla svalutazione di riti e opere esteriori. Del circolo facevano parte, tra gli altri, il cardinale  Giovanni Morone , il protonotario apostolico Pietro Carnesecchi , le gentildonne  Vittoria Colonna  e Giulia Gonzaga , il grande artista Michelangelo Buonarroti , mentre il principale animatore era il mistico spagnolo Juan de Valdés, vicino alle dottrine luterane. Come già ricordato in un mio precedente articolo, la maggior parte degli Spirituali viterbesi furono ritratti da Sebastiano del Piombo che svolge il duplice ruolo di artista e testimone della storia del suo tempo

 

Tra il 1545 ed il 1546  Pole fu nominato legato pontificio al Concilio di Trento, ma abbandonò l’assemblea alla vigilia del voto sul decreto de iustificatione, adducendo motivi di salute. Intanto la Congregazione dell’Inquisizione accumulò una ricca documentazione a carico dei membri dell’Ecclesia, della quale si servì per controllare lo svolgimento dei successivi conclavi : in quello del 1549  (da cui uscì eletto Giulio III ) e in quello del 1555 (da cui uscì eletto Paolo IV) il nome di Pole circolò inizialmente tra quelli dei papabili, ma i sospetti di eresia avanzati soprattutto dall’interessato cardinale Giovanni Pietro Carafa (prefetto dell’Inquisizione, e in seguito eletto come Papa Paolo IV ) ne impedirono l’elezione

 

Ritiratosi nel monastero  benedettino di Maguzzano,  Pole fu inviato nel 1554 da papa Giulio III quale suo legato in Inghilterra per aiutare Maria I d’Inghilterra  nel suo tentativo di riportare il regno all’obbedienza romana. Deposto l’arcivescovo scismatico Thomas Cramer , Pole l’11 dicembre del 1555  fu eletto amministratore apostolico di Canterbury ; il 20 marzo 1556  ricevette l’ordinazione presbiterale  e il 22 quella episcopale . Nel 1557 Paolo IV  gli revocò la legazione inglese e lo richiamò a Roma, ma Pole rimase in patria, protetto dalla regina Maria I Tudor (Maria la sanguinaria) e da Filippo di Spagna . Morì nel palazzo di Lambeth (residenza degli arcivescovi di Canterbury ), a Londra, il 17 novembre 1558 , all’età di 58 anni (la regina Maria era morta dodici ore prima): fu l’ultimo arcivescovo cattolico di Canterbury

Una vita sicuramente intensa e perigliosa quella del Cardinal Pole, un protagonista della storia rinascimentale che portò avanti con forza le sue convinzioni, anche dopo aver subito il massacro della sua famiglia da parte del Re d’Inghilettra  la volontà del monarca inglese di farlo eliminare, ideologo alla base del Movimento degli Spirituali rischiò il rogo per eresia per le sue idee per le quali non divenne Papa, tornato in Inghilterra e posto sotto la protezione della Regina Maria I d’Inghilterra morì esattamente 12 ore dopo la morte della sua Regina soprannominata “Bloody Mary” –Maria la sanguinaria – per la sua ferocia contro la Chiesa riformata dal padre e i suoi seguaci.

Colgo l’occasione per ringraziare l’artista internazionale Anna Von Hausswolff che segue la nostra rubrica per avermi contattato in merito ad una mia interpretazione del Sacro Bosco Orsiniano di Bomarzo, relativo soprattutto alla figura del suo ideatore Vicino Orsini la cui personalità non era propriamente quella del “signorotto di Paese” come molti suoi contemporanei potrebbero pensare, Vicino Orsini era sicuramente un uomo colto ma veloce di spada ,pensiero e azione, dolce e violento allo stesso modo, un soggetto che definiremmo oggi “imprevedibile” . Elémire Zolla e studioso di mistica ed esoterismo occidentale e orientale, scrive nel 1988 su Vicino Orsini “   Reduce dalle sue battaglie, “Vicino si ritirò a Bomarzo a dirozzare  putte dai quindici ai sedici anni. Nel contado si trasmise nei secoli di spose novelle che il signore si provava, dopodiché potevano anche sparire nel Parco dei mostri” , Sempre Elémire  Zolla scrive: “Come l’Atlante ariostesco, che si era costruito un castello fatato, così, nella seconda metà del Cinquecento, Vicino Orsini, gentiluomo sdegnoso e sbuffante, creò nella sua tenuta di Bomarzo, un labirinto di simboli, dove “dame e paladini” andassero in cerca di ciò che più desideravano e vagassero sino a smarrirsi. Spianate balze e imbrigliati ruscelli, egli popolò il “sacro bosco” di cerberi e tartarughe, di obelischi e di ninfei, di statue gigantesche e di meraviglie manieristiche, non per semplice magnificenza o bizzarria, ma per testimoniare la sapienza platonica ed ermetica, il cui sigillo, presente dappertutto, era la Rosa a Cinque Petali.” 

 

Zolla ci descrive il Sacro Bosco Orsiniano che di “Sacro” poco ha se diamo un significato mistico-religioso al termine, come un luogo in cui il visitatore viene invitato a compiere al suo interno un vero e proprio percorso iniziatico, un viaggio simbolico per risvegliare il proprio essere. Dovrà affrontare prove precise, raffigurate simbolicamente dai mostri che popolano il parco, che richiamano personaggi della Tradizione e dei miti, e che rappresentano allegoricamente le paure profonde e le proiezioni interiori dell’essere umano. Ogni singola scultura, una volta affrontata, dona all’iniziato una virtù, una chiave, per comprendere e migliorarsi e chi sa ascoltare le riconosce come una parte di sé che improvvisamente ritrova. Ciò che ci insegna questo luogo è guardare oltre la semplice apparenza, addentrandosi dentro se stessi per migliorarsi. Molto è stato scritto su quest’opera particolare e sui personaggi che lo popolano, ma il Bosco va compreso e vissuto in tutta la sua interezza, come un’unica grande creatura, e soprattutto, cosa più importante, va visitato seguendo le orme di chi ha davvero conoscenze della Tradizione, della storia del luogo e dei suoi protagonisti: Elémire Zolla era uno di questi.

 

Anna, Ho molto apprezzato il tuo disco “All Thoughts fly”  interamente dedicato al “Parco dei Mostri” ed a “Vicino Orsini”consiglio a tutti i lettori della nostra rubrica di ascoltarlo, lo consiglio  perché hai saputo cogliere l’essenza di questo luogo, irradiare la tua musica di bellezza malinconica che si distingue dai toni dell’organo a canne, transizioni fluide di elementi dissonanti e contrastanti, calma e drammaticità, armonia e dissonanza, proprio come caratteristica del  luogo che ispira la musica mentre i pezzi fluiscono e sbocciano mentre tessono i loro arazzi di emozioni. In qualche modo le tue composizioni sembrano raggiungere direttamente il nostro nucleo emotivo. L’aggiunta di effetti  aggiunge uno strato di elettronica distanziata e ipnotica che si scontra e si fonde magnificamente con i suoni naturali dell’organo. Per me il tuo lavoro è un’opera d’arte dell’anima, hai usato questa storia come nucleo per la tua ispirazione: l’amore come fondamento per la creazione centrando tema e atmosfera.

Il Sacro Bosco, con le sue sculture grottesche e mitologiche, la sua vegetazione soffocante, le sue meraviglie iniziatiche, fu commissionato da Pier Francesco Orsini per cercare di conoscere la verità oltre l’impossibile, Frank Herbert scriverebbe “la conoscenza una volta assorbita non può essere arrestata” quindi mi ha colpito molto il tuo sintonizzarti con questi luoghi ctoni, hai realizzato questa opera d’arte attraverso un solo strumento, l’organo a canne, creando uno spettro di suoni vastissimo e strabiliante; di ardua definizione che fluttua tra melodie minacciose a droni evocativi ma l’oscurità che pervade “All Thoughts Fly” non è mai minacciosa, vive piuttosto di una profonda e fragilissima malinconia. Brava anzi bravissima, quando tornerai in questi luoghi per te fonte di grande ispirazione mi offro da ora di farti da Cicerone con immenso piacere

Ultima risposta di oggi a Gregg Lewis un inglese che ama la Tuscia e ben comprende la lingua italiana,che mi scrive: “ non credevo che il Lago di Vadimone fosse così importante anche se visitandolo ho avvertito una sua forza naturale, un luogo strano capace di incutere calma ed agitazione al contempo”. Caro Gregg, il Lago di Vadimone è il luogo della Tuscia più rappresentativo, il luogo da dove tutto parte e dove tutto finisce, il luogo che ha visto civiltà prevalere con le armi su altre civiltà. Stranamente è un luogo ad oggi “moderno per le sue vicende” che somigliano alle tante guerre in giro per il Mondo con la differenza che questo Lago soprannominato “Lago del demonio” è stato abitato solo da divinità, le più potenti dell’antichità, è un luogo poco conosciuto se non sommariamente dagli alloglotti locali ma ben conosciuto nei millenni da combattenti di tutto il Mondo che arrivavano e probabilmente arrivano ancor oggi qui per bagnare le loro lame nelle potenti acque termali di questo luogo, un rito dell’invincibilità in battaglia chiedendo la protezione di potenti Dei.

Sicuramente è un luogo che andrebbe rivalutato ma non vedo Amministratori capaci di cogliere e valorizzare l’importanza storica e religiosa di questo luogo e forse è un bene poiché così il Lago si nasconde, nasconde la sua storia disponibile solo per chi ha grande conoscenza di riti e simboli, è un luogo che riesce a celarsi nell’ombra con tutta la sua potenza evocativa attendendo tempi migliori per mostrare i suoi tanti fenomeni naturali che è capace di realizzare essendo il Lago geologicamente parlando un Sinkhole, un inghiottitoio , uno sprofondamento circolare improvviso avvenuto millenni fa , un vuoto occupato da acque termali con un diametro perfetto di 60 metri, fonte di bioluminescenza ed al contempo un maccaluba (coni di fango multipli  alti fino a 2,50 metri in cui si intravedono piccole fiamme) è un luogo straordinario, quasi vivo che andrebbe meglio studiato

Pirro Baglioni

 

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