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Lo zerostellato Erbetti, ultimo giapponese del regime

Lo zerostellato Erbetti, ultimo giapponese del regime

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L’ultimo giapponese. Ve lo ricordate? Era quel soldato giapponese che, durante l’ultimo conflitto mondiale, continuava, a distanza di anni, rintanato nella giungla, a combattere una guerra ormai terminata e perduta.

Un personaggio più demenziale che eroico. Ma, come si dice, sarà pure un grottesco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo.

E chi meglio dello zerostellato Max Erbetti in Nori poteva interpretare a livello stra-local la patetica figura dell’ultimo giapponese? Nessuno, nemmeno il suo gemello siamese (in trombatura elettorale) Jack Barelli.

La guerra (elettorale) è finita, lo scranno consiliare è ormai un lontanissimo ricordo, la sua parte (perdente) tace (con la sola eccezione della povera Alessandra Troncarelli, mandata allo sbaraglio da menti finissime ed avidissimi consigliori), ma lo zerostellato Max Erbetti in Nori, illustre portaborse (ancora per poco) dell’ancor più illustre assessora regionale (ancora per poco) zerostellata Roberta Lombardi, sparacchia il suo ultimo intervento webgazzettinaro prima che su di lui cali definitivamente il sipario.

Gli interventi webgazzettinari “in esclusiva” dello zerostellato Max Erbetti in Nori sono un po’ come quella vecchia pubblicità di un noto confetto lassativo. Per il confetto lassativo bastava la parola, per gli sproloqui dell’ex consigliere trombato basta il titolo: “Spero che Frontini faccia ciò che chiede ormai da dieci anni: tagliare gli stipendi e ridurre gli assessori”.

Corre voce che l’assessora regionale (ancora per poco) zerostellata Roberta Lombardi, equivocando il senso del “pippone” webgazzettinistico erbettiano, abbia chiamato un po’ alterata il suo portaborse: “Come tagliare gli stipendi e ridurre gli assessori? E poi io e te che se magnamo?” “Ma… Ma… Ma io ce l’avevo con il nuovo sindaco di Viterbo, mica con la regione…” “Sì, vabbè, ma evita di scrive ‘ste cose sui costi della politica, che mo’ nel trogolo ce magnamo pure noi!” “Ecciaragione, ecciai…Eh! Eh! Eh!”.

(Enrico Potter)

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