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La tetra sinistra “padronale” di Panunzi-Troncarelli

La tetra sinistra “padronale” di Panunzi-Troncarelli

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Ci vuole già molto coraggio  a parlare di sinistra e anche di centrosinistra,   avendo come punto di riferimento il pd viterbese: un partito di cui è rimasta solo una parte, la maggioranza post-ds lontanissima dalla società reale viterbese,  chiusa nei suoi giochi di palazzo,  che si affida, anzi si consegna in toto al suo consigliere regionale che la gestisce in maniera del tutto padronale, tacitando il dissenso interno ed eliminando ogni confronto.

Una sinistra feudale, che non ha  nulla di progressista, è chiusa, familista, clientelare fino al midollo, tende solo alla conservazione del potere e alla eliminazione (per fortuna, non fisica, per il momento almeno) dei  dissidenti, concentrata su un asse da costruire con il centrodestra per il mantenimento dello status quo e della tuscia immutabile dei privilegi per pochi e dell’isolamento di stranieri, non allineati e non appartenenti ad una qualunque casta.

Un progetto regressista che Panunzi gestisce con il fare autoritario di  un Lukashenko Cimino premiando sudditi e fedeli e cancellando ogni concetto di meritocrazia e  professionalità, ancor più di quanto non lo sia già cancellato, dalla società viterbese: un progetto che non ha altre finalità che l’accumulo di posizioni di potere e l’elargizione di poche regalie alla solita pletora di yes man.

O yeswoman, come la candidata sindaca Alessandra Troncarelli che ha visto la sua fedeltà al dittatorello di canepina premiata con incarichi di pregio e sempre ben retribuiti.

E che ora vede addirittura la prospettiva di sedersi sullo scranno più alto di palazzo dei Priori accumunato evidentemente, nel Panunzi Pensiero ad una qualunque beauty farm di provincia depressa.

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