8 Dicembre 2022

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La nota, Viterbo: l'”equivoco” del turismo “mordi e fuggi” e l’inutile paragone con Bagnoregio

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Sia ben chiaro, non ci fosse stato neanche il “village” di Caffeina sarebbe stato in assoluto il Natale più triste di sempre, quindi che ci sia uno spazio per bambini ci sta tutto: il problema arriva se c’è solo quello e se non si riesce a creare qualcosa da abbinarvi.

Il turismo “familiare” non porta ricchezza, fa respirare forse solo un po’ i bar, baretti, ristoranti, pizzerie, ma siamo su percentuali di guadagno aggiuntive modiche. Non mette a fuoco neanche la situazione, però, nemmeno il continuo  paragone con Bagnoregio che si regge sul mito, da qualche anno molto ben promosso, della “città che muore”: distanza siderale da Viterbo che, a parte Santa Rosa, non ha una attrazione facilmente spendibile: può diventare una richiesta città d’arte e turismo se  trova un paio di eventi di respiro nazionale che trainino il tutto e la avvicinino ad un turismo di qualità: ma a me non sembra che qualcuno si sia mai peritato di cercare di crearli, visto che quelli esistenti seguono standard molto diffusi per tutta la penisola che non fanno attrazione più di tanto fuori dai confini cittadini.

Una volta Viterbo aveva il festival Barocco che riusciva a guadagnare recensioni su prestigiosi giornali di settore e non e a far convergere sulla città dei papi visitatori da ogni parte d’Italia: ma quella stagione è stata archiviata da anni, incredibilmente.

Ora siamo al riempitivo sciatto, alla copia copiella stanca di avvenimenti minori che si svolgono in altre città, non c’è neanche un tentativo di personalizzazione degli stessi: eppure Viterbo con la sua innata, elegante morfologia, tra l’altro molto fotogenica, potrebbe attrarre,  se ci lavorasse seriamente la sua classe dirigente e politica, un turismo di qualità, benestante e forse principalmente over 40 alla ricerca di pace, tranquillità ed eventi culturali “unici”: invece si preferisce uno scialbissimo nazional popolare senza identità che più che far crescere la città, la appiattisce nella monotonia del “banale, già, visto”, per giunta arraffazzonato.

Viterbo non ha probabilmente “intelligenze”evolute per imporre un cambiamento: avrebbe bisogno di confronti seri con l’esterno, di una managerialità competente proveniente d’altri luoghi e da più compiute esperienze, ma rifugge  ogni, seppur prestigiosa, contaminazione.

Meglio il suicidio che l’apertura verso  professionalità forestiere: poi ognuno fa le scelte che vuole e ne paga le conseguenze.

(pasquale bottone)

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