28 Novembre 2022

cittapaese

Blog Giornale Quotidiano

La nota, Viterbo, la crisi del Pd: no ai progetti neo-democristiani come post comunisti, le guerre tra apparati lasciano le urne vuote

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Abbiamo già qualche giorno fa espresso forti dubbi su un eventuale tentativo di stringere i tempi della rinascita Pd in  chiave neo-democristiana, così come sul riproporre come riferimento-icona una figura come Aldo Moro, risorsa immortale dell’Italia repubblicana, ma molto slegata dall’attuale farraginoso e incerto contesto politico: parimenti ci lascia sconcertati la prospettiva di una restaurazione post comunista ai vertici del Nazareno.

Il Pd non va rifondato come contenitore di nomenclature passatiste in lotta tra loro, ma come soggetto nuovo che raccolga il meglio dell’associazionismo, del mondo laico, della nobile tradizione del cattolicesimo democratico o azionista, con  una forte matrice sociale e la priorità di difendere le categorie di italiani meno protette.

Se deve riproporsi con simili mastodontiche spaccature è meglio scioglierlo e provare a mettere su un nuovo partito socialdemocratico ed un nuovo centro moderato che guardi a sinistra, attualizzando i tempi degli ex ds e della Margherita.

A Viterbo poi non deve più essere il giocattolo dei soliti capibastone, ma un partito aperto alla società, inclusivo, che eviti di rinchiudersi nei palazzi a giocare a scacchi con nomine e incarichi.

La città vive un momento che può diventare tragicamente senza via di uscita se anche il pd (come la destra moderata) non punteranno su piani di sviluppo compatibili coi tempi abbandonando il dannoso oscurantismo della politica clientelare e “politicante”.

(pasquale bottone)

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