Home Cronaca L’ “oceanica” protesta dell’oste Bianchini: a Roma solo due locali con lui
L’ “oceanica” protesta dell’oste Bianchini: a Roma solo due locali con lui

L’ “oceanica” protesta dell’oste Bianchini: a Roma solo due locali con lui

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Senza neppure rendersene conto, “Il Foglio” ha messo a segno un grande scoop. Fremevate per sapere quanti ristoratori hanno partecipato alla riapertura contra legem propugnata dall’oste-sindacalista meloniano Paolone Bianchini? Basta leggere l’articolo di Gianluca De Rosa che il quotidiano diretto da Claudio Cerasa ha pubblicato nell’edizione di ieri (Due soli locali ieri hanno sfidato le chiusure e violato la legge) per conoscere fin nei più minimi dettagli tutte le varie fasi di questa oceanica protesta. Riportiamo (“in esclusiva”, ça va sans dire) per i nostri lettori ampi stralci dello scoop de “Il Foglio”: “Tutti attendono e si chiedono: “Alla fine la multa gliela faranno o no?”. Tra fotografi, operatori e giornalisti riuniti in campanello fuori dal ristorante di via dei Crociferi, un passo da palazzo Chigi, è questa la domanda che attende risposta e promette notizia.

Il locale, gestito dal giovane imprenditore Antonio Russo e da sua moglie, ha aderito alla protesta della categoria, i tavolini fuori sono, stranamente per il periodo, ordinatamente apparecchiati con piatti, posate, tovaglioli e bicchieri. Parte la disobbedienza civile, “da oggi riapriamo”. Lo slogan è ad effetto “Contro la variante Imprese l’unico vaccino si chiama Lavoro”. E però nella dimensione surreale del centro storico ridotto a borgo abbandonato tutto quel circo di telecamere, cavalletti, macchine fotografiche ha avuto il suo effetto. I vigili che qualche metro più in là sorvegliano la deserta piazza di Trevi si sono accorti dell’evento e hanno chiamato rinforzi. Prima arrivano due volanti. Poi uno alla volta entrano quasi dieci pizzardoni e da qualche minuto discutono con Russo, la moglie e Paolo Bianchini, presidente dell’associazione dei ristoratori Mio Italia. A dire il vero la protesta annunciata sui social tra chat, gruppi e pagine Facebook – con tanto di domande e risposte fornite da un avvocato ai potenziali disobbedienti – non ha riscosso un enorme successo. In tutta Roma i ristoranti aperti contro le regole sono due.

Oltre a quello di Russo c’è un locale in Prati, in via Crescenzio (un terzo ristorante ha dato buca all’ultimo alla protesta). “Sono solo quelli che si sono resi disponibili a parlare con i giornalisti, ma a poco a poco riapriremo tutti solo così si può manifestare”, spiegherà più tardi Bianchini che in questi sarà a Roma per presentare ai partiti le richieste dei ristoratori, ma garantisce che nei prossimi giorni aprirà anche il suo locale a Viterbo. Nonostante le parole però, girando la città di tavoli apparecchiati a dispetto delle regole governative non se ne vedono”. Il pezzo poi prosegue tra cronaca (niente multa al ristoratore ribelle perché nessuno è entrato nel suo locale), divagazioni (una sparuta comitiva di crocieristi che si avvicina al ristorante aperto ma non entra) e dichiarazioni (soprattutto dell’incontenibile oste-sindacalista meloniano).

Ma veniamo al grande scoop, che poi in realtà sono due grandi scoop al prezzo di uno: il sindacato guidato da Paolone Bianchini nella capitale può contare su due, forse tre iscritti/militanti (il grosso degli aderenti sarà sicuramente a Viterbo, dove, compresi i dipendenti dell’osteria paoloniana, arriverà magari a 10 iscritti/militanti) e i famosi “impegni istituzionali” vantati dall’oste meloniano altri non sono che il giro delle sette chiese, ossia dei sette o più partiti rappresentati in parlamento. Tanto rumore, e qualche ferito e contuso, per nulla.

(Pietro Trapassi)

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