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Italia, l’opinione: “contro le sardine”, le manifestazioni contra personam non migliorano le condizioni di un popolo

Italia, l’opinione: “contro le sardine”, le manifestazioni contra personam non migliorano le condizioni di un popolo

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Il titolo già é eloquente, ma andiamo per gradi.

1) Le manifestazioni contra personam (vedi girotondi, popolo viola, ecc) non portano ad alcun tipo di avanzamento delle lotte per il miglioramento delle condizioni dei lavoratori e del popolo. E poi portano pure sfiga, oltre a menare il vento verso mulini reazionari e anti-politici.
2) La riedizione cialtronesca dell’antiberlusconismo possiamo evitarcela. Con l’aggravante che Salvini é all’opposizione, cosicché queste manifestazioni dimostrano senza infingimenti di essere a favore dell’attuale regime.
3) L’attuale regime nasce nel 1992 e si fonda su alcuni pilastri. La distruzione della politica e della democrazia per far posto ai tecnici e alla cosiddetta meritocrazia (nome carino per dire che i più forti e quelli con maggiore valore di mercato possono tutto).
La distruzione dei partiti come comunità umane che determinano la politica nazionale (l’art 49 della Costituzione dice “determinano” e non influenzano), e quindi la “questione morale”, per cui tutto sarebbe colpa della corruzione e dei partiti, sostituisce la questione sociale delle diseguaglianze e la questione politica che mette al centro le modalità tecniche e collettive per fare entrare le masse popolari dello stato.
In sintesi chi vi racconta, che in Italia c’é la crisi per colpa di corruzione ed evasione fiscale, vi prende in giro.
4) La composizione di classe delle sardine é quanto di più lontano dall’alternativa di sistema che si possa immaginare.
Si tratta di una sorta di ceto medio intergenerazionale. Da una parte gli over 50 che, dopo essersi arricchiti grazie a tutele sindacali e all’economia mista che rese questo Paese la quarta potenza industriale fino al 1992, hanno svenduto tutto e hanno applaudito allo smembramento del Paese. Dall’altra i giovanotti della “classe disagiata”, un po’ precari e un po’ creativi ma molto metropolitani, per cui all’interno delle catene globali del valore (o con l’illusione di starci)…
5) Queste due classi sociali “uliviste” e quindi favorevoli alle privatizzazioni selvagge, alla distruzione dello Stato Sociale, alla riduzione dell’Italia ad un mero pezzo amministrativo del mercato unico a trazione franco-tedesca, ma con la vuota retorica dei diritti, vuole continuare a gestire l’egemonia sovrastrutturale conquistata negli ultimi 30 anni, per cui sono aliene a qualsiasi rivendicazione sociale, come per esempio può essere la lotta contro il precariato, per rinnovati interventi dello Stato contro la povertà e le diseguaglianze.
6) La composizione di classe di quelle piazze é metropolitana, é il fortino arroccato di chi sa che ha vinto nella sfida competitiva della globalizzazione, ma che può solo che perdere se si riapre la lotta economica ed egemonica.
Quelle piazze sono l’ultima difesa estrema dell’infame sistema della Seconda Repubblica.
7) Nonostante ciò, il centrodestra non é certo la risposta, anzi, ma stare in quelle piazze significa difendere Luigi XVI il 13 luglio 1789.
8) Occorre di nuovo dare rappresentanza politica alla Provincia contro la Metropoli, al popolo contro l’élite. Il primo passo é convogliare un blocco egemonico in grado di chiudere la brutta parentesi autocratica della Seconda Repubblica e riprendere in mano la Costituzione del 1948.

Francesco Berni

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