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Italia, caso Gregoretti, Fioroni a leformiche.net: “Salvini vittima di se stesso e del suo consenso”

Italia, caso Gregoretti, Fioroni a leformiche.net: “Salvini vittima di se stesso e del suo consenso”

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Riportiamo per gentile concessione de leformiche.net l’intervista concessa al sito dall’ex ministro della pubblica istruzione  Fioroni 

 

“Paura cattiva maestra”, ricorda a Matteo Salvini l’ex ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni. L’esponente dem cattolico affida a Formiche.net la sua lettura del caso Gregoretti, bacchettando anche l’atteggiamento della maggioranza. E ricorda: “In Giunta per le autorizzazioni si vota sulla base non della propria idea politica, ma sulla base delle norme e delle motivazioni addotte per la richiesta dell’autorizzazione a procedere”.

Salvini è vittima della giustizia o di se stesso?

Credo che Salvini sia entrato in un ruolo che lo porta ad essere prigioniero e a fare anche cose che normalmente e a mente libera non avrebbe mai fatto. Aver cavalcato oltremisura la decisione della Giunta per la vicenda Gregoretti, mischiando la legge che tutti siamo chiamati a rispettare con l’interesse di parte ed il consenso elettorale, lo ritengo un errore.

Quale il punto che non la convince?

Quando mi riferisco al suo ruolo, penso al fatto che voleva essere difensore del sacro confine, l’argine all’invasione dei diversi e dei barbari: uno scenario che sa tanto di antico romano e molto poco di attualità. Pensare di speculare su una vicenda e strumentalizzarla: un gesto confusionario e maldestro. Vuole unire insieme ciò che non è unibile: il rispetto per la legge e per l’autonomia della magistratura, a cui tutti siamo chiamati, con la ricerca spasmodica del consenso. Se Parigi val bene una Messa, allora siamo arrivati al paradosso a che una Gregoretti o una Emilia Romagna val bene questa confusione.

Come giudica l’atteggiamento complessivo della politica, tra Lega che vota per la condanna e maggioranza che diserta la Giunta?

Ritengo che ciascuno di noi in materia giudiziaria debba rifarsi esclusivamente al rispetto della legge

In Giunta per le autorizzazioni si vota sulla base non della propria idea politica, ma sulla base delle norme e delle motivazioni addotte per la richiesta dell’autorizzazione a procedere. Credo che anche un dibattito sulle procedure sia assolutamente legittimo: ma la tattica della maggioranza di aver cambiato idea in 24 ore secondo finalità elettorali personalmente è una strada che non avrei seguito. Il rispetto della legge esige che i commissari valutino nel merito e sul merito decidano, scevri dalle appartenenze politiche.

L’auspicata autorizzazione a procedere concessa dal Senato è attesa dalla decisione dell’Aula, che si riunirà solo il 17 febbraio, dopo le regionali emiliane e calabresi. Un corto circuito?

Non sarei coerente se non dicessi che tali questioni, così delicate, investono la coscienza di ogni parlamentare, ancora di più questa volta senza vincolo di mandato. Per cui pensare che tali coscienze possano essere influenzate dalla contingenza di un voto, dimostrerebbe tutta la fragilità della classe politica, svilendo il ruolo del Parlamento.

Il leader leghista teorizza la difesa dei confini per negare ai profughi il permesso di sbarco. I giudici rispondono che ciò non è incompatibile con le Convenzioni internazionali vigenti. Dunque?

Credo che dovremmo tutti riflettere sulla storia che ci è maestra di vita. Quando si alimenta la paura del diverso si sa dove si inizia, ma non si sa dove si finisce. A rotazione tutti potremmo essere diversi: non c’è solo l’immigrato che arriva in Italia, ma il povero, chi ha perso il posto di lavoro, chi è costretto a dormire per strada, il padre separato che non riesce a mantenere la famiglia. Per cui la riflessione di base è che il rispetto della libertà della persona va sempre dato. Un conto è l’accoglienza sicura, per cui possiamo accogliere nella misura in cui ci si sforza di rispettare le leggi, chiedendo di più all’Europa; altro è voler strumentalizzare la diversità, alzando barricate per impedire gli accessi, senza ricorrere agli strumenti che ci sono come la diplomazia o gli aiuti in loco. Esistono strade per conciliare, ma solo se al centro mettiamo a dignità delll’uomo. Contrariamente se la bussola è la paura del diverso allora tutti ricordino che la paura è una cattiva maestra.

(francesco de palo/leformiche.net)

 

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