Home Cronaca Il caso Grillo Jr, la politica “familista” della Macina e la lezione del vecchio tg1 di Giuseppe Giacovazzo
Il caso Grillo Jr, la politica “familista” della Macina e la lezione del vecchio tg1 di Giuseppe Giacovazzo

Il caso Grillo Jr, la politica “familista” della Macina e la lezione del vecchio tg1 di Giuseppe Giacovazzo

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Un nostro vecchio amico, un autentico folle con una spiccata propensione all’intelligence, qualche anno fa, quando ancora non esisteva il coprifuoco da pandemia, ci ha intrattenuto un’intera nottata parlandoci di Giuseppe Giacovazzo. Chi era costui? Nativo della provincia di Bari, giornalista del Tg1 e poi direttore de “La Gazzetta del Mezzogiorno”, amico e seguace di Aldo Moro, parlamentare sotto le insegne della Democrazia Cristiana per tre legislature e, in ultimo, sottosegretario agli esteri dei governi Amato e Ciampi. Durante i cosiddetti anni di piombo, Giacovazzo era conduttore e commentatore del Tg1, il telegiornale, come una volta scappò detto a Bruno Vespa, che aveva come “azionista” l’allora partito di maggioranza relativa (la citata Democristiana Cristiana).

Nel 1977, in anni in cui il terrorismo rosso aveva già mietuto decine e decine di vittime, Giuseppe Giacovazzo intervenne al Tg1 per criticare i Carabinieri, e implicitamente lo Stato italiano, per aver lasciato esposto ai flash dei fotografi e agli obiettivi delle telecamere il cadavere del nappista Antonio Lo Muscio, ucciso in un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine, sui gradini della basilica romana di San Pietro in Vincoli, senza neppure aver provveduto a coprire il suo corpo crivellato e sanguinante con un lenzuolo. Giacovazzo, in quell’occasione, rischiò grosso, ma la sua coscienza di uomo lo obbligava a pronunciare quelle parole. Al nostro amico, il vecchio giornalista e politico pugliese, qualche anno prima di morire, raccontava con un certo orgoglio questo episodio, a dimostrazione di come anche in quegli anni difficili si potessero avere opinioni controcorrente.

La deputata del Movimento 5 Stelle e sottosegretaria alla Giustizia Anna Macina con il compianto Giuseppe Giacovazzo condivide solo le origini pugliesi. Le sue affermazioni sulla vicenda giudiziaria che coinvolge Ciro Grillo e implicitamente, da quando ne ha preso pubblicamente le difese con un discusso video, il padre Beppe (fondatore e leader carismatico del Movimento 5 Stelle), hanno infatti il pregio della chiarezza, laddove la quasi totalità dei parlamentari e dirigenti pentastellati ha scelto la via dei distinguo e del dissenso anonimo e sussurrato, ma, a differenza di quelle del conterraneo Giacovazzo, non possono certamente essere considerate controcorrente.

Queste, come riportate dalle agenzie, le dichiarazioni rilasciate dal sottosegretario Macina al quotidiano il “Corriere della Sera” e le varie polemiche a cui hanno dato adito: “M5S-Lega, si apre il ‘caso Anna Macina’ dopo l’intervista della sottosegretaria alla Giustizia cinquestelle al Corriere della Sera. Nel mirino del Carroccio, il commento al video di Grillo in difesa del figlio Ciro accusato di stupro – “l’urlo di dolore di un papà. Vi vedo molto il lato umano. Quasi nulla di politico” ma, afferma Macina, “doveva essere evitato” – con l’attacco a Giulia Bongiorno, legale della presunta vittima. “Sarebbe grave – spiega infatti nell’intervista la sottosegretaria – che si utilizzi per fini politici una vicenda in cui non si capisce se Bongiorno parla da difensore (che ha quel video), o da senatrice che passa informazioni al suo capo di partito di cui è anche difensore. Mi ha gelato sentirla dire che porterà il video di Grillo in Tribunale, lasciando intendere che il comportamento del papà ricadrà sul figlio. Cosa vuole fare, il processo alla famiglia? Rabbrividisco”, le parole della sottosegretaria Corsera.

L’intervista non è passata inosservata alla diretta interessata, l’avvocata Bongiorno, che replica: “Dopo la scelta di Grillo di formulare accuse alla famiglia della vittima e alla procura, oggi il sottosegretario alla Giustizia Macina si lancia in fantasiose, gravissime accuse a mio carico. Mossa dalla cultura del sospetto (verso i nemici) che caratterizza il Movimento 5 Stelle, il sottosegretario Macina – continua Bongiorno – lede gravemente la mia immagine di essere umano, prima ancora che di avvocato, nel provare a insinuare che io abbia reso noti a chicchessia atti del processo. Mi occupo di violenza sulle donne da decenni come a tutti è noto. Ho assunto questo incarico un anno dopo la denunzia che ha dato vita alle indagini e non ho mai parlato con nessuno di questo procedimento nonostante le numerose e pressanti richieste dei giornalisti. Il sottosegretario Macina dovrà rispondere di queste affermazioni farneticanti in sede giudiziaria”, sottolinea quindi l’avvocato. E fonti della Lega fanno sapere come “le insinuazioni della sottosegretaria alla Giustizia Anna Macina sono gravissime, insultanti e indegne di un membro del governo. La Lega chiede dimissioni immediate”. E ancora: “Ipotizzare che il senatore Salvini abbia visto il video di Ciro Grillo attraverso l’avvocato Giulia Bongiorno è inaccettabile: l’imbarazzo del Movimento 5 Stelle per una vicenda così grave e che coinvolge la famiglia del loro fondatore non è un buon motivo per infangare il senatore Salvini e l’avvocato Bongiorno”, sottolineano le fonti. “Il leader della Lega agirà contro il sottosegretario in tutte le sedi civili e penali. “La Macina come Grillo: si vergognino per gli attacchi alle donne e si dimettano dai loro incarichi”, ha poi detto il leader della Lega Matteo Salvini, a proposito delle parole del sottosegretario alla Giustizia Anna Macina”.           

Per dirla con un proverbio veneto, “xe pèso el tacòn del buso” (è peggio la toppa del buco). Per prendere le difese di Grillo padre, che si è intromesso in maniera a dir poco incauta e irrituale in un’indagine che coinvolge uno dei suoi figli, un parlamentare del suo partito attacca un altro parlamentare (entrambi appartenenti a partiti che, tra l’altro, compongono la maggioranza che sostiene il governo Draghi) accusandolo di indebite ingerenze politiche in un’inchiesta che deve o dovrebbe rimanere solo giudiziaria.

Beppe Grillo, crediamo se ne renda conto lui per primo, ha sbagliato a caricare di sottintesi significati politici una vicenda che non ne ha assolutamente e che, anzi, è forse proprio grazie al cognome di uno dei protagonisti se è andata avanti con estrema cautela e insolita lentezza (quasi due anni di indagini e a tutt’oggi nessuna decisione da parte della magistratura).

Il sottosegretario Anna Macina, se veramente voleva aiutare il suo capopartito, avrebbe dovuto dire a lui, e non a Giulia Buongiorno (che fa solo, come ha sempre fatto, il suo mestiere di avvocato), di non intromettersi in faccende che riguardano solo ed esclusivamente i tribunali. Ma, come scriveva Alessandro Manzoni a proposito di Don Abbondio, “il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”.

Per questo rimpiangiamo chi, come Giuseppe Giacovazzo, in tempi molto più difficili di questi, ha saputo dimostrare che il coraggio prescinde dalle etichette politiche.   

(Fabio Messalla)

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