Home Cronaca Gestione idrica Acea, da Firenze a Napoli la caduta dell’”impero romano”: e non mancano le inchieste in corso
Gestione idrica Acea, da Firenze a Napoli la caduta dell’”impero romano”: e non mancano le inchieste in corso

Gestione idrica Acea, da Firenze a Napoli la caduta dell’”impero romano”: e non mancano le inchieste in corso

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Toscana, Umbria, Lazio, Molise e Campania. A guardare la mappa, Acea è sicuramente il più grande gestore del servizio idrico integrato del Centro Italia. Una posizione dominante nel settore, che sembrava consolidata e in costante ascesa fino a qualche tempo fa. E che, invece, da qualche mese a questa parte, inizia a scricchiolare con rumori sordi e cupi che non lasciano presagire nulla di buono. Se Acea è da poco sbarcata in Umbria e in Molise e, possiamo dire, sia quindi ancora in una fase di rodaggio con i soli comitati per l’acqua pubblica in agitazione, in Toscana, invece, i sindaci sono in rivolta, determinati a cacciare la Multiutility romana dalle due importanti società (Pubbliacque Spa e Acque Spa) che gestiscono il servizio idrico integrato nei territori di Firenze, Prato, Pistoia, Pisa, Empoli e vari Comuni nelle province di Lucca, Pistoia e Firenze. Una vera disfatta per l’Area idrico del gruppo romano.

Nel Lazio, fatta salva Roma dove Acea vuol dire Amministrazione comunale, in Ciociaria Acea Ato 5 spa ha rimediato una sonora bocciatura da parte dei Sindaci del piano tariffario, che ha mandato in tilt i bilanci della spa, lasciando forti dubbi sulla capacità di continuare l’attività aziendale. La ‘sberla’ rimediata ha costretto inoltre la Società di revisione legale e il Collegio dei revisori dei conti a non certificare il bilancio 2020, mentre tutti gli ex amministratori che si sono succeduti dal 2003 al 2019 sono attualmente sotto processo per numerosi reati dal falso in bilancio al peculato, passando per la frode nelle pubbliche forniture, l’impedimento delle gare ad evidenza pubblica, l’ostacolo alle funzioni di vigilanza e vari reati tributari.

Non va meglio in Campania dove la mancata attuazione del piano d’ambito ha comportato la condanna del gestore Gori spa (Ambito Distrettuale Sarnese-Vesuviano) a rimborsare il 30% degli aumenti applicati alla tariffa idrica dal 2012 al 2015. La decisone è stata presa dal Consiglio di Stato a seguito del ricorso presentato da alcuni Comuni serviti. Problemi a non finire ci sono inoltre anche nell’area di Benevento dove Acea tramite Gesesa Spa gestisce il servizio idrico nel capoluogo e in 22 comuni della provincia. Lì, infatti, proprio nelle ultime settimane sono scattati nuovi sequestri e misure cautelari per l’inquinamento dei fiumi Calore e Sabato. E’ quasi la caduta di un impero che vede – come ogni impero che si rispetti – un solo uomo al comando: Giovanni Papaleo, laureato in economia e commercio, responsabile dell’Area Industriale Idrico del gruppo di piazzale Ostiense, oltre che responsabile, dall’uscita di scena dell’ex presidente Stefano Antonio Donnarumma ora ad di Terna, di tutta l’attività operativa del gruppo Acea. Sue le scelte strategiche nel comparto idrico, suoi i successi e sue le sconfitte.

In Toscana. La determinazione con cui i sindaci della Toscana hanno deciso di mettere alla porta la società romana la dice lunga sulla capacità di tenere buoni rapporti con il territorio da parte dell’Area idrico. La gestione idrica di Acea in Toscana deve esser piaciuta così poco che è riuscita nell’incredibile miracolo, dopo 600 anni di rivalità, di mettere d’accordo fiorentini e pisani, i quali hanno deciso di far squadra comune per mettere fuori gioco le attività industriali della Multiutility romana: la grande maggioranza dei comuni di Firenze, Prato, Pistoia, Pisa, Empoli, Lucca e delle loro province hanno infatti deciso di costituire un’apposita società denominata NewCo a cui conferire le loro quote azionarie delle due maggiori società di gestione idrica in Toscana: Pubbliacque spa e Acque spa. L’intento è di dar vita ad una holding che li rappresenti nei Cda delle due società e nel contempo sia capace di quotarsi in borsa per reperire i fondi necessari (tra i 100 e i 200 milioni di euro) per rilevare la partecipazione azionaria posseduta da Acea (attorno al 40-45% per ognuna delle due spa). In questo modo i Sindaci contano di mandare a casa Acea della quale dicono di non aver più bisogno come partner tecnico-industriale, dicendosi capaci di poter fare da soli e meglio. Non certo un successo per l’impero romano. E per l’imperatore. L’operazione è già a buon punto con la nascita della NewCo Acqua Toscana e l’adesione di sempre maggiori comuni. Lo scricchiolio è arrivato fino a Roma dove non sanno come correre ai ripari. Molto probabilmente dopo le elezioni comunali d’ottobre nella Capitale, con i tempi propri delle liturgie di palazzo, più di qualche testa sarà destinata a capitolare.

In Campania. Se in Toscana non si ride, in Campania si piange. Alla decisione del Consiglio di Stato di tagliare del 30% – in attesa delle verifiche da parte di Arera – gli aumenti tariffari applicati nel quadriennio 2012-2015, con la società Gori obbligata ora a restituire i soldi pagati in più agli utenti, ha fatto seguito la decisone del Distretto idrico Sarnese–Vesuviano, che pure aveva promesso di tagliare i nuovi rincari proposti, di stoppare definitivamente l’approvazione delle nuove tariffe per il 2020-2023, in attesa di vedere l’esito delle verifiche da parte dell’Authority. Il dubbio è che il piano d’ambito, sulla scorta del quale erano stati approvati gli aumenti tariffari, non sia stato applicato dal gestore o lo sia stato solo parzialmente. Un altro successo non da poco del comparto idrico. Ma, sempre in Campania, i problemi di gestione del ciclo delle acque sono anche altri e investono l’altra società controllata da Acea nel Beneventano: la Gesesa Spa. Lo scorso maggio 2020, la magistratura ha ordinato il sequestro 12 depuratori, contestando l’inquinamento dei fiumi Calore e Sabato. Le ipotesi di reato in capo a 24 indagati, tra responsabili della società in carica all’epoca dei fatti e di laboratori d’analisi, sono quelle di inquinamento ambientale, frode nelle pubbliche forniture, truffa aggravata, gestione illecita di rifiuti, scarichi di acque reflue senza autorizzazione e falsità in atti. Nei giorni scorsi, inoltre, su appello del Pm e conferma della Cassazione, due responsabili del comparto depurativo di Gesesa (per la conduzione operativa degli impianti di depurazione e l’assistente pianificatore) sono stato interdetti dalle loro funzioni.

Nel Lazio. In Ciociaria, la politica di gestione dettata dall’Area idrico di Acea tramite il nuovo fedelissimo management nominato nel novembre 2019 ha ottenuto risultati fino a qualche mese prima impensabili: è saltato il tavolo di conciliazione che doveva chiudere pendenze per qualche centinaia di milioni di euro tra Ato5, Comuni e Gestore; si sono interrotti i rapporti con il territorio e le pubbliche amministrazioni, tanto che per la prima volta i Sindaci hanno bocciato il piano tariffario del gestore e tagliato del 50% gli aumenti proposti, costringendo Acea Ato 5 a riaprire la stagione delle battaglie legali, trascinando davanti al Tar tutti e 86 i Comuni gestiti. Un ulteriore successone. Ma Acea e Comuni si incontreranno anche davanti al Tribunale penale, dove tutti gli ex amministratori sono sottoposti a processo con gravi accuse. E dove i giudici dovranno alla fine anche stabilire – con le pesanti ricadute che questo inevitabilmente avrà per la revisione tariffaria – se le tariffe applicate sulla scorta di bilanci ora ipotizzati fasulli, siano da rivedere al ribasso. La convalida delle tariffe idriche da parte di Arera, infatti, è ferma al 2015. I vertici dell’Authority sono stati interessati alle indagini della procura frusinate e da allora hanno accantonato le carte e ogni giudizio sui conti di Acea ato 5, aspettando che la giustizia faccia il proprio corso. A Roma, come spesso capita, forse non se ne accorgono ancora, ma l’impero pare avviato alla rovina.

Cesidio Vano

Frosinone

(fonte L’Inchiesta Quotidiano)

 

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