Home Cultura “Genesi di un’immagine”, di Giada Rochira: Marco Pannella ed il fumo in fotografia
“Genesi di un’immagine”, di Giada Rochira: Marco Pannella ed il fumo in fotografia

“Genesi di un’immagine”, di Giada Rochira: Marco Pannella ed il fumo in fotografia

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Questo articolo non è un incitamento al fumo. Non è neppure un esortazione agli irriducibili di una sigaretta tira l’altra a fumarne una in più, magari proprio in questo momento. E’ semplicemente un modo per cercare di spiegare, e spiegarmi, che cosa rende tanto affascinante quello che in semplici termini tecnici è solo un sottoprodotto indesiderato della combustione, ma che si rivela in realtà un grande punto di forza per la fotografia creativa. Di certo il fumo non si può difendere come “amarcord” culturale, ma il sorriso di De Sica mentre guarda la sua vistosa attrice sarebbe stato lo stesso senza quel mozzicone tra le labbra? O le tante dive del cinema, senza quel gesto della mano misteriosamente elegante, avrebbero attirato altrettanto sensuale desiderio? Quindi cos’è che conferisce quel quid in più alla foto l’ormai tanto demonizzato fumo?

Innanzitutto la sfida origina dal fatto che il soggetto, dal punto di vista delle forme che può assumere, non è completamente sotto il controllo del fotografo e anche chi non fuma per abitudine, provandolo a fare sia pure per la sola durata del set fotografico, acquisisce un’inconsapevole scioltezza nella mimica facciale e rompe quel muro di imbarazzo che tranne in rare eccezioni all’ inizio di una sessione fotografica c’è sempre. Chi invece fuma per abitudine è come se si sentisse davvero a suo agio poiché accompagnato anche in quel momento dalla sua compagna quotidiana.

Nel mio archivio ho migliaia di foto di lavori fatti a personaggi noti e non immortalati nell’atto di fumare; ma quando ho deciso di scrivere questo articolo non ho esitato un solo istante nella scelta di chi meglio potesse rappresentare il fumo in fotografia: Marco Giacinto Pannella. Un nome noto a tutti, anche a chi non ne ha condiviso le scelte politiche, ma poi ha usufruito di alcune leggi che grazie a lui abbiamo. Ho conosciuto Marco allo studio medico Pantheon a Roma, prestigioso studio convenzionato con la Camera, il Senato e il Vaticano, in cui è stato mio paziente. Un’immediata, spontanea e reciproca stima, condita da molta ironia, anche sarcastica, su temi che abbiamo affrontato, ha trasformato da subito la nostra conoscenza in una vera amicizia. Mi disse che avrebbe avuto piacere che io gli scattassi delle foto, poiché aveva visto esposti nello studio alcuni dei miei lavori. Con somma gioia accettai e così, caricati flash e macchina fotografica, andai nella sede del suo partito.

Come spesso accade, proprio quando si vuol dare il meglio di sé, un problema sorge inevitabilmente, quasi fosse una legge: quella di Murphy. In quel caso si trattò di un problema tecnico con un flash che per l’occasione, probabilmente “emozionato”, fece le bizze e non ne volle sapere di scattare. Avrei potuto rinviare l’incontro, ma sarebbe stato poco professionale. Vidi che nel suo studio che alla sinistra della scrivania c’era una grande finestra dalla quale filtrava proprio in quel momento una magnifica luce. Quindi, mi dissi: oggi si lavora in luce naturale. La nostra si rivelò una vera e propria “chiacchierata” fotografica. D’altronde chi fotografa è una sorta di giornalista che al posto di usare la penna scrive con la luce, e mentre mi raccontava di sé, della vita, dei suoi incontri (in particolare quello col Dalai Lama di cui mi ha mostrato anche delle foto in cui erano ritratti insieme), io cercavo di cogliere l’animo di un grande Uomo – volutamente lo scrivo con la U maiuscola – che ha fatto in parte la storia del nostro Paese, e l’ho fatto attraverso scatti che non fossero pose: quelle vanno bene per la moda. Credo di aver visto Marco senza sigaretta in mano solo mentre l’ho radiografato e ricordo ancora la sua solita frase: “Fai presto Giada che andiamo a fumarci fuori una sigaretta insieme”.

Tornando al fumo, comincio col dire che quella nuvoletta bianca è ben poca cosa rispetto ai mille inquinamenti e agli altrettanti degradi ambientali che passano ipocritamente sotto silenzio. Anzi, che vengono tranquillamente legittimati in nome del superiore interesse dell’economia e del profitto. Dunque smettiamo di fumare, ma smettiamo anche di concepire ciò come fosse una crociata. E all’amico e all’amica che fuma, come gesto di affetto e di comprensione, magari fate leggere quest’articolo: è un’immagine che riguarda il nostro Paese, la nostra vita. Fa bene alla salute. Io, intanto, mi accendo una sigaretta. In onore di Marco.

(giada rochira)

 

 

 

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