Home Cultura Genesi di un’ immagine, la rubrica di Giada Rochira: “Sacro e Profano”
Genesi di un’ immagine, la rubrica di Giada Rochira: “Sacro e Profano”

Genesi di un’ immagine, la rubrica di Giada Rochira: “Sacro e Profano”

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Sacro et Profano. Una mia interpretazione fotografica rivisitata del celebre dipinto “Amor Sacro Amor Profano” di Tiziano Vecellio del 1515, il cui mito risiede nelle numerose interpretazioni date dagli storici nell’ intento di svelare l’enigmaticità dell’opera, attualmente esposta alla galleria Borghese di Roma. I soggetti del dipinto sono due giovani donne circondate da un paesaggio bucolico, sedute sul bordo di un antico sarcofago decorato sul fronte con un bassorilievo in stile classico, trasformato in una vasca. L’acqua chiara e limpida riempie infatti interamente il monumento funerario, in un paesaggio che albeggia a sinistra e tramonta a destra.

Come si evince da subito, la fotografia non è una ricostruzione del dipinto, poiché non ne riporta alcun dettaglio, né nella scelta delle interpreti né nel luogo di ubicazione della foto stessa. Un appartamento romano. L’interpretazione della foto dunque è puramente concettuale. Le protagoniste della fotografia vogliono rappresentare l’eterna diatriba interna dell’uomo, la scelta tra i due tipi di amore e dei modi di amare, due stereotipi di donne in antitesi, una spregiudicata, l’altra casta almeno in apparenza. La prima si mostra sull’ingresso di una porta, invita, seduce, nel senso etimologico del termine, conduce a sé lo spettatore, e lo fa attraverso il suo sguardo ammiccante, offrendo il suo corpo, donandolo a chiunque ne abbia desiderio, anche solo visivo. Una prostituta nel suo bordello, una bocca di rosa per puro piacere. Chissà. L’altra del tutto coperta. Un abito celeste-madonna scopre solo parte di un piede nudo appena appoggiato per terra, quasi fosse pronta a rialzarsi per raggiungere quella luce che si staglia dinanzi ai suoi occhi. Volutamente non statica la sua testa, irriconoscibile il suo volto, forse una “dannata” ulteriore inibizione di sé. Le due donne o forse una sola. Quella seduta, evanescente in parte “impalpabile”, potrebbe rappresentare l’anima dell’altra che lascia fuori la porta la sua vera natura per scelta o per necessità. L’uso di due colori così in contrasto, distanti nella ruota cromatica, per gli gli abiti delle donne, non è casuale: una “svestita” di rosso sangue di bue, una nuance di rosso cupo, intenso, intriso di mistero, simbolo di passione, il colore viscoso del sangue, largamente “pennellato” da Caravaggio nelle sue scene di straordinaria drammaticità e voluta violenza;  l’altra coperta  di un celeste-madonna etereo, simbolo di purezza e leggiadria. Anche gli aloni luminosi che aleggiano intorno alle due donne hanno cromatismi differenti che ne sottolineano ed esaltano ulteriormente le differenze. La rossa è circondata da un’aurea che aleggia lungo il corridoio alle spalle e ne riprende in modo rarefatto il colore della sua chioma e del succinto vestito. La Cenere chioma bionda della donna seduta è circondata in parte di luminoso e immacolato bianco.

L’intera fotografia è illuminata da due punti luci. Due finestre; dunque luce naturale, entrambe non visibili nella foto. La prima finestra si trova dinanzi alla donna angelicamente seduta, la seconda illumina il corridoio alle spalle dei boccoli rossi. La foto è tecnicamente “pulita” priva di flash e artifizi fotografici, è stata scattata con una Canon Mark III con un grandangolo 24 70 Canon f 2.8. Per l’occasione, data la scarsa luminosità della stanza, ho allungato i tempi di esposizione con un duplice vantaggio, consentire e immortalare il movimento della testa e recuperare maggiore luminosità nella scena, ulteriormente incrementata da un alto valore di ISO. 3200.  In fotografia digitale, l’ISO indica la sensibilità del sensore alla luce. Più alto è il valore dell’ISO, più elevata è la sensibilità alla luce.

Il minimo valore di ISO possibile al giorno d’oggi è 50 e la scala dell’ISO è la seguente: 50 100 200 400 800 1600 3200 6400 12800. Sacro et Profano è uno di una serie di scatti realizzati nella stessa giornata, tutti con messaggi differenti. Questo, in particolar modo, vuole essere un omaggio a uno dei miei dipinti preferiti, e per quanto induca lo spettatore, sia pure inconsciamente, a porsi una domanda e a darsi una rispost  su quale sia, dei suddetti citati differenti modi di amare e soprattutto che tipo di donna anelare, l’immagine non ha nessuna pretesa di giudizio sul quale sia il migliore. Ogni donna è se stessa: casta o lussuriosa o entrambe allo stesso tempo o in tempi e modi diversi. Libera di esporsi ed esprimersi senza privarsi della propria consapevole scelta.

 

 

 

Giada Rochira

 

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