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Fascismo? No, razzismo del “sistema Viterbo”

Fascismo? No, razzismo del “sistema Viterbo”

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Un viterbese o uno ”straniero”  che abbia come sola fonte di informazione il webgazzettino stra-local più di regime e più letto dell’universo, potrebbe (a torto) pensare che i problemi che tormentano questa città e questa provincia siano (ex) prefetti eversori, omofobi con la bava alla bocca alla Luca Barbareschi e, ciliegina sulla torta, bande di giovani fascisti e razzisti che scorrazzano per vie e vicoli del cento storico di Viterbo distruggendo palloni e picchiando “sporchi negri”.

Le bande di giovani e giovanissimi, non riveliamo niente che non sappia persino un agente di polizia neofita, esistono ormai da anni.

Ogni quartiere, centrale o periferico che sia, ha le sue, e basta scorrere la cronaca nera degli ultimi vent’anni per imbattersi in violenze e risse che portano la firma di gang giovanili.

A volte si tratta di bande nostrane, a volte di bande “di importazione”. A volte “marcano” il territorio con violenze di tutti i tipi, a volte spacciano droghe di tutti i tipi. Considerato il composito “melting pot”, non tutte le bande usano un frasario razzista, ma l’effetto delle loro azioni è assolutamente identico.

Chi è vittima di atti di bullismo e di violenza, con tanto di ricovero ospedaliero, ecchimosi e prognosi riservata, spesso non ha il tempo di chiedere quali siano le idee politiche dei suoi aggressori o di porsi la domanda se sia meglio essere malmenato da un viterbese d.o.c. o da uno “straniero”.

Il pestaggio a sfondo razzista, lo prevedono le vigenti leggi, è (giustamente) sanzionato in maniera più severa, ma, a nostro giudizio, non basta uno “sporco negro” uscito dalla lurida bocca di un ragazzotto ignorante per bollare un’aggressione come fascista, xenofoba, razzista, eccetera.

Tanto più che, a quanto si legge nelle cronache di Massimiliano Vismara (ottimo sangue non mente), un eccellente cronista abituato a scarpinare in cerca di notizie, a via dell’Orologio Vecchio, dove è stato aggredito e malmenato un cittadino viterbese originario del Senegal, “gruppetti di ragazzini da mesi tengono sotto scacco i residenti con urla e schiamazzi a tutte le ore del giorno e della notte, in più, a completare il quadro, gli spacciatori che ultimamente hanno preso a frequentare la zona”.

E se la polizia è intervenuta in tempo reale, con ben tre volanti, per soccorrere l’uomo e cercare di acciuffare i suoi aggressori, è perché, scrive ancora Vismara, un comitato di residenti “tramite una chat vigila costantemente sulla zona avvisando prontamente le forze dell’ordine in caso di necessità”.

In attesa che prendano corpo le ricette magiche sull’ordine pubblico di tanti candidati sindaco, il coraggio e la prontezza di riflessi dimostrati da questi residenti di via dell’Orologio Vecchio fanno ben sperare.

Quindi a Viterbo esistono bande e banditi, ma non esiste, se non sotto forma di trogloditica ignoranza xenofoba, il razzismo?

Certo che esiste il razzismo a Viterbo.

E’ quello che pratica quotidianamente una parte della classe dirigente locale, che tende ad escludere dal gioco democratico chi non fa parte di ben determinate lobby e logge.

E’ quello che praticano quotidianamente certi pennivendoli, abituati a dare del “camorrista” a chi abbia la gravissima colpa di non essere un viterbese purosangue.

E’ quello che praticano quotidianamente arricchiti e professionisti di regime che sproloquiano di fascismo e di razzismo alla corte di chi fascista e razzista lo è senza dubbio.

Sono loro i veri fascisti e razzisti da combattere.

(Mario Correnti)

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