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Esclusivo, Vaticano, salta la beatificazione di Monsignor Giaquinta, un nuovo scandalo sessuale per la Santa Sede

Esclusivo, Vaticano, salta la beatificazione di Monsignor Giaquinta, un nuovo scandalo sessuale per la Santa Sede

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La decisione non è stata ancora ufficializzata dalla Santa Sede e non mancherà di fare rumore, nelle sacre stanze e fuori: il Vaticano ha rinunciato alla causa di Beatificazione e Canonizzazione di monsignor Guglielmo Giaquinta, capo carismatico del movimento Pro Sanctitate, da lui fondato nel 1947. Il percorso canonico per elevare il sacerdote siciliano agli altari iniziò nel 2004, dieci anni dopo la morte, su impulso di papa Wojtyla. Ora, lo stop motivato da “ragioni di opportunità”. La notizia è stata anticipata dal giornalista-scrittore Fabrizio Peronaci nel gruppo Fb “Giornalismo Investigativo”. Ecco l’articolo con i retroscena.

 

ROMA, 2 GIUGNO – Il Servo di Dio monsignor Giaquinta non sarà Beato. E neanche Santo. A causa di un dossier tenuto segreto che avrebbe potuto macchiarne la figura fino ad oggi immacolata. L’indiscrezione è filtrata in queste ore: il Vaticano ha deciso di rinunciare alla causa di beatificazione già aperta, bloccando in via definitiva il percorso della postulazione di monsignor Guglielmo Giaquinta, nato a Noto nel 1914 e morto a Roma nel 1994, instancabile animatore del movimento Pro Sanctitate, da lui fondato nel 1947. E’ una notizia destinata a deludere le migliaia di aderenti a una realtà ecclesiale benvoluta e importante, che da più di 70 anni unisce sacerdoti, consacrate e animatori sociali negli ideali della santità e della fraternità.
Era stato il cardinal vicario Camillo Ruini, nel 2004, a firmare l’editto per l’apertura della fase diocesana della causa di beatificazione, poi affidata nelle mani di padre Paolino Rossi, postulatore nominato ad hoc, incaricato dalla Chiesa di Roma di “raccogliere prove utili ai fini della causa”. Da quel momento Sua Eccellenza Guglielmo Giaquinta (che fu anche, per molti anni, vescovo di Tivoli) era stato indicato con l’appellativo Servo di Dio. Il procedimento si riteneva scontato, ma è stato bruscamente interrotto: l’indagine canonica sul monsignore siciliano, amato per i modi gentili e la predicazione basata sulla “rivoluzione dell’amore”, si è conclusa con esito negativo. Non è esclusa nelle prossime ore una presa di posizione ufficiale della Santa Sede.
Sia il processo di beatificazione sia quello (che sarebbe stato avviato in un secondo momento) di canonizzazione si sono arenati per una circostanza imprevista: il ritrovamento di un vecchio e compromettente dossier, avente ad oggetto relazioni private che sarebbero state intrattenute da mons. Giaquinta alla fine degli anni Cinquanta (quindi in età più che matura), quando era già esponente di primo piano della Chiesa in quanto fondatore del movimento Pro Sanctitate.

In particolare, il dossier esaminato dal Postulatore e dalla Congregazione delle Cause dei Santi conterrebbe riferimenti espliciti a incontri con giovani donne conosciute da Giaquinta negli anni in cui fu rettore della chiesa Madonna di Loreto, nei pressi di piazza Venezia, a Roma.

Fu il defunto padre Edoardo Raspini, superiore dei carmelitani negli anni ‘70, a scrivere una lettera (poi circolata in Vaticano) con le rivelazioni sulla vita privata di Giaquinta. La missiva, rimasta a lungo nei cassetti, è riemersa in tempi recenti e ha di fatto bloccato la pratica. Si è evidentemente voluto evitare un altro grave scandalo alla Chiesa. Padre Raspini fu per oltre trent’anni l’amante clandestino di una professoressa romana di Lettere, dalla quale ebbe due figlie: la sua vita controversa è raccontata nel libro “La tentazione” (Centauria, 2017), che contiene molti spunti utili a chiarire i retroscena dello “stop” alla beatificazione.

A dare conferma della rinuncia della Chiesa a condurre agli altari mons. Giaquinta è una personalità di primo piano dei carmelitani, titolare di un incarico a livello nazionale. La notizia non è stata ancora fatta circolare nei canali interni del Movimento Pro Sanctitate, anche se i tempi eccessivamente lunghi del procedimento canonico avevano insospettito più d’uno. Inevitabile la delusione tra le migliaia di seguaci del sodalizio (che ha centri operativi a Imperia, Brescia, Pescara, Roma, Salerno, Catania, Palermo e Caltanissetta) e tra le realtà da esso generate, come le Oblate apostoliche (suore laiche), gli Animatori Sociali e gli Apostolici Sodales (sacerdoti interamente dediti agli ideali di santità e fratellanza), promotori essi stessi della causa di Beatificazione e Canonizzazione di Guglielmo Giaquinta, instaurata con l’editto firmato il 17 marzo 2004 dal cardinal vicario Camillo Ruini e ora definitivamente archiviata.

Fabrizio Peronaci

 

Nella foto: monsignor Giaquinta con un gruppo di ragazze negli anni Sessanta

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