Home Cronaca Esclusivo: Caso Orlandi-Gregori, nuova pista: “Ecco il nascondiglio di Mirella”
Esclusivo: Caso Orlandi-Gregori, nuova pista: “Ecco il nascondiglio di Mirella”

Esclusivo: Caso Orlandi-Gregori, nuova pista: “Ecco il nascondiglio di Mirella”

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Un palazzo residenziale tra Villa Borghese e via Veneto, in via di Santa Teresa. Un appartamento preso in affitto dai rapitori, all’ultimo piano. A nome Rosy Costa. Una donna del mistero, che per la prima volta entra nel giallo.
E’ l’ultima emozionante pista, legata a riscontri precisi, emersa sul giallo di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, le due quindicenni scomparse nel 1983 e mai più ritrovate. Una ricostruzione contenuta nel Gruppo Fb “Giornalismo Investigativo” fondato dal caposervizio del Corriere della sera, Fabrizio Peronaci, il quale mette i nuovi indizi a disposizione della magistratura, qualora un pm ravvisi l’opportunità di riaprire l’inchiesta giudiziaria archiviata nel 2015.
Le novità, in particolare, riguardano Mirella Gregori, che spari’ il 7 maggio 1983, un mese e mezzo prima di Emanuela, dopo aver detto una bugia alla madre, che stava cioè uscendo con un amico che l’aveva chiamata al citofono. Da quel momento la ragazzina svanì nel nulla.

Il suo caso è stato sempre legato a quello della Orlandi perché i rapitori nei loro messaggi chiamarono in causa entrambe le quindicenni, in una ipotetica trattativa di scambio con Ali’ Agca, l’attentatore di papa Giovanni Paolo II.
L’indicazione di via di Santa Teresa come nascondiglio di Mirella è frutto di una lunga ricerca che ha portato a incrociare numerosi indizi. Il primo a parlare della stradina su corso d’Italia, a fianco all’omonima chiesa, è stato Marco Accetti, il fotografo reo confesso indagato nel 2013 per duplice omicidio e sequestro di persona e poi prosciolto. I giudici non gli hanno creduto, questo hanno lasciato intendere a piazzale Clodii, anche se l’impressione generale è che non si sia voluto andare fino in fondo nella paura di rivelare verità scomode.

Adesso, però, vengono alla luce due elementi convergenti che portano in quel palazzo. Il primo è un verbale dei carabinieri relativo alla perquisizione dell’abitazione di Accetti nel dicembre 1983, all’indomani dell’incidente mortale in una pineta sul litorale romano nel quale lo stesso fotografo investi’ e uccise un bambino, Jose’ Garramon. Nel corso dei controlli spuntò un foglietto con un nome – Rosy Costa – e un numero di telefono fisso relativo a un appartamento all’ultimo al civico 23. E ciò solleva molti dubbi.

Chi è Rosy? Sa qualcosa di Mirella? Oppure si tratta di un nome di copertura? Fatto è che lo stesso Accetti, al momento di autoaccusarsi del doppio sequestro, indicherà proprio via di Santa Teresa come nascondiglio-trappola della Gregori. E poi c’è il secondo possibile riscontro: una delle lettere di rivendicazione del sequestro Orlandi-Gregori, partita da Boston, fu infatti spedita il 15 ottobre 1983, data che avrebbe un significato preciso, ha rivelato di recente una personalità ecclesiastica al giornalista del Corriere. “Quel 15 ottobre era un codice, perché quel giorno è la ricorrenza della morte di Santa Teresa”: eccola, la nuova chiave di lettura. Si voleva in tal modo richiamare non tanto la mistica spagnola, ma la strada ad essa intitolata? E quindi, nei contatti riservati, alludere al “covo” dove si rifugiò Mirella Gregori? Si trattò insomma di un messaggio criptato per farsi riconoscere nei contatti riservati? Nel giallo più inquietante e complicato della storia recente, iniziato nel secolo scorso e ancora oggi di grande attualità, nulla, davvero, deve stupire.

Giovanni La Rosa

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