7 Febbraio 2023

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Esclusivo, Caso Orlandi: fratello contro Pignatone, Nuzzi frena, le 10 domande di Peronaci

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Pietro Orlandi, fratello Emanuela Orlandi, coautore de “Mia sorella Emanuela” (Anordest)

Cresce l’attesa per il responso scientifico sulle ossa trovate nella nunziatura apostolica di via Po, a Roma. Da domani inizieranno gli accertamenti sul dna, ai fini del confronto con il codice genetico di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori, e intanto torna d’attualità la polemica sul l’archiviazione dell’inchiesta nel 2015. Ad accendere le polveri è stato il conduttore di Quarto Grado, Gianluigi Nuzzi, che venerdì 2 novembre ha rivolto una domanda a Pietro Orlandi sulle tensioni a piazzale Clodio precedenti lo stop alle indagini, e la risposta del fratello di Emanuela ha svelato un retroscena importante sulla vedova di Renatino De Pedis e la stima della signora nei confronti del capo della Procura di Roma: “Dopo che il suo vice Giancarlo Capaldo aveva dichiarato che alcune personalità dentro il Vaticano sanno qualcosa – ha detto Pietro Orlandi – è intervenuto il nuovo Capo della Procura di Roma, il dottor Pignatone, che si è dissociato da quella dichiarazione e ha tolto l’inchiesta a Capaldo. E l’ha fatto semplicemente per portarla all’archiviazione. E così è stato. Poi ho letto un’intercettazione, che ho ritenuto molto importante, tra la moglie di Enrico De Pedis, Carla Di Giovanni, e uno degli indagati, monsignor Vergari: in quei giorni lui era preoccupatissimo perché stavano aprendo la tomba di De Pedis. E in questa intercettazione, che è molto dura, la Di Giovanni diceva “meno male che adesso è arrivato il nostro procuratore… ci penserà lui a far tacere Orlandi. Già ha fatto fuori Capaldo e il capo della mobile… e ha promesso ai miei avvocati che lui archivierà tutto”. Credo che non ci siano parole da aggiungere».

Il conduttore Nuzzi, rendendosi conto dello scoop che aveva fatto ma anche della delicatezza della questione, appena Pietro Orlandi ha sferrato questo attacco ha preso le distanze invitando il fratello ad “assumersi la responsabilità” di quanto diceva. E nelle ore successive è stato il giornalista Fabrizio Peronaci, autore di due libri sulla vicenda, a intervenire rendendo pubbliche  “Le 10 domande” lasciate in sospeso dall’archiviazione del Caso Orlandi-Gregori, che da più parti e’ stata considerata una sorta di insabbiamento, visto che rispetto al passato erano emersi molti elementi di novità. A seguire, le 10 domande del caposervizio del Corriere.

1- Perché il capo della Procura di Roma, improvvisamente, nonostante l’esistenza di ben cinque indagati per duplice omicidio e sequestro di persona, decide di avocare a se’ l’inchiesta Orlandi-Gregori?

2 – Come giustificare l’archiviazione di un’inchiesta tanto importante, pur in presenza di un flauto traverso (recuperato nel 2013 grazie alla confessione-autoaccusa di Marco Accetti), che gli esami scientifici non hanno escluso possa essere appartenuto a Emanuela Orlandi?

3 – Come giustificare l’archiviazione dell’inchiesta pur avendo certezza, attraverso la comparazione della voce di Marco Accetti con quella del telefonista del 1983, di aver finalmente individuato il famigerato “Amerikano” delle telefonate in Vaticano (al cardinale Casaroli) e alle famiglie Orlandi e Gregori?

4 – Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, pur avendo formalmente espresso il suo dissenso dissociandosi dalla decisione di archiviare il caso presa dal capo Giuseppe Pignatone, non ha mai argomentato pubblicamente il suo dissenso. Il dottor Capaldo ha forse subito pressioni finalizzate a evitare che lo scontro in atto all’interno della più importante Procura d’Italia deflagrasse sugli organi di informazione?

5 – Nel 2015, durante un colloquio informale presso il suo ufficio di piazzale Clodio, esaminando alcune fotografie pubblicate nel libro “Il Ganglio”, il dottor Capaldo mi rivelo’ che lui “un’occhiatina” alla tomba di Katy Skerl al Verano l’avrebbe data, per verificare se fosse vero quanto sostiene Marco Accetti, ovvero che la bara e’ stata trafugata. Il caso della Skerl, uccisa nel 1984 a Grottaferrata, secondo numerosi elementi indiziari è collegato alle scomparse Orlandi-Gregori. Perché il dottor Pignatone si è opposto a una semplice verifica (spostare una lapide) che potrebbe dire una parola definitiva sull’attendibilità di Marco Accetti?

6 – Perché la Procura di Roma non ha aperto un procedimento sulla morte di Paola Diener, fulminata nella vasca da bagno della sua abitazione in via Gregorio VII, a Roma, nell’ottobre 1983, nonostante gli atti del caso Orlandi-Gregori attestino che la ragazza era figlia di un dipendente dell’archivio segreto Vaticano e che la sua casa era piena di microspie?

7 – Perché non sono mai state individuati dalla Procura di Roma due testimoni fondamentali del doppio rapimento, vale a dire la persona che da Roma scrisse di suo pugno alcune lettere di rivendicazione e l’altra che materialmente provvide a spedirle dalla città di Boston, negli Stati Uniti?

8 – Ambienti ecclesiastici hanno mai esercitato pressioni sulla magistratura italiana finalizzate all’archiviazione del caso Orlandi-Gregori?

9 – Perché il magistrato Ilaria Calo’, pur non avendo mai seguito l’inchiesta Orlandi-Gregori ne’ mai svolto atti istruttori, nel 2015 accettò di firmare la richiesta di archiviazione, ponendo la sua firma accanto a quelle del suo capo Pignatone e della collega pm Simona Maisto?

10 – La decisione di archiviare il caso è arrivata nel 2015. Papa Francesco nel 2013 disse a Pietro Orlandi: “Tua sorella è in cielo”. Esiste una connessione tra questi due eventi?

Le risposte a queste domande potrebbero arrivare nelle prossime ore. Così come quelle sulla “identità” dei resti umani saltati fuori dal pavimento nella sede diplomatica del Vaticano, nel centro di Roma. Quelle ossa sono appartenute a Emanuela? O a Mirella? Oppure alla moglie del custode sparita negli anni sessanta del secolo scorso? Passano i decenni, ma il giallo Orlandi e’ sempre d’attualità.

Giovanni La Rosa

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