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D’Ubaldo, “reazionario” sarà lei

D’Ubaldo, “reazionario” sarà lei

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Devo ammettere che quando mi fu presentato il candidato di un tal nuovo movimento, Sinistra per Viterbo (un Prc remix, neanche tanto remix in pratica), un certo Carlo D’Ubaldo, pensai subito che la sinistra a Viterbo, anche quella radicale, fosse una 50ina di anni indietro rispetto al resto d’Italia: D’Ubaldo ha il sorriso 60/70, il volto 60 /70, l’eloquio 60/70, la simpatia 60/70, la brillantezza 60/70, le idee 60/70, è uno che subito ti mette a tuo agio, perchè gioca a fare il sindacalista democratico e talvolta forbito che nasconde la spocchia dietro una finta disponibilità anni 60/70.

Non ne pensai male, anche perchè mi aveva fortemente caldeggiato la sua figura la nota ex candidata sindaca Paola Celletti:  ma non ne fui conquistato, perchè ritornai  subito al panorama della sinistra o pseudo tale viterbese che è terrificante, pieno di mediocrità e invidie, anacronistico, incomprensibile, e soprattutto suddito del padrone di turno: nella vetus urbs essere di sinistra o magari comunista ha sempre significato fare la rivoluzione per piazzare figli, nipoti, zii e per creare un clientelismo alternativo a quello “reazionario” della destra (con cui i progressisti viterbesi dialogano fitto fitto più che con la mamma).

Però notai nel tempo nel D’Ubaldo una similitudine totale con i cosiddetti post-pci della Tuscia:  confronti solo con il giornale amico che pure se ti  sotterra è pur sempre “compagno” (la parola “compagno” non so chi te l’ha data, ricordate Gaber’), campagna elettorale super-soft senza attacchi al malaffare cittadino imperante, paciosa, naturalistica, equa e solidale come può essere equa e solidale l’alternativa alla camomilla di un vetusto contenitore nostalgico ( di che?) da provincia depressa, ma di sinistra (quale cosiddetta sinistra?).

E quindi capii subito che era il solito prodotto, neanche poi chissà come confezionato se può bastare un eloquio prevalentemente non sgrammaticato per gridare al miracolo, della pseudo cultura vetero-progressista cittadina, intrecciatissima con sindacati vecchi e nuovi, “lukasahenkismi” vecchi e nuovi, ortodossie stanche,  finte, vecchie e nuove, legato a doppio filo al sistema sovraeaposto della autodefinitasi tale sinistra viterbese.

Espressi le mie perplessità alla Celletti che minimizzò, ma più andava avanti D’Ubaldo più vedevo in lui intrattenimento anni 60/70 da cineforum di periferia, sicumera anni 60/70 e contemporanea, baldanza da cigiellino che scrive di lavoro e padroni sul giornalino di quartiere.

Per questo mi sembrò esagerato addirittura il festeggiare la mancata elezione di un consigliere a palazzo, la sconfitta sbandierata  come vittoria e l’annuncio del proseguimento dell’attività politica.

Che poi D’Ubaldo non avesse capito assolutamente nulla della reale situazione cittadina e dei problemi di tenuta democratica del sistema Viterbo (i rivoluzionari in pantofole non vogliono mai vedere la realtà, non la amano), me ne resi conto quando pubblicò questo post su fb, oggi: “Ma i (non gli quindi, i ndr) pseudo intellettuali di sinistra che voteranno insieme a CasaPound, Fratelli d’Italia ed ex PD Fioroniani, sono soddisfatti del profondo significato della loro strategia politica? Chiedo per un mio amico, semplice anti-fascista”.

La città crolla, girano macchine del fango come se piovesse, il sistema della sanità meriterebbe di essere girato e rigirato a fondo, i monopoli tiranneggiano cultura, lavoro, spazi di espressione e che fa il  nostro rivoluzionario della domenica? Attacca solo il pd fioroniano che si è fatto da parte da mesi,  la sinistra libera e pensante che non partecipa alle messe nostalgiche della “sinistra buona e giusta” e chiunque magari sceglie un voto civico e  solo a livello locale,  perchè con le mafie e la malapolitica l’ideologia non c’entra,    e non ne possono più di vedere in giro tutto questo putridume e questa mondezza che politica dei partiti non può essere definita: misteriosamente scorda la sinistra pd, ma probabilmente sono solo “compagni che sbagliano”.

Ditemi voi se non ho disegnato stasera il quadro di un vero, autentico “reazionario”.

 

(pasquale bottone)

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