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Dov’è Rossi? Eccolo  il “buondestrista” nelle nebbie varesine

Dov’è Rossi? Eccolo il “buondestrista” nelle nebbie varesine

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Che fine hanno fatto Filippo Rossi e la sua “Buona Destra”? Prima di lanciare un disperato appello tramite “Chi l’ha visto?”, abbiamo pensato bene di fare un giro per il web alla ricerca del Signor Rossi de noantri perduto. Nonostante la pandemia e il governissimo “tutti insieme appassionatamente” di Super Mario Draghi, il buondestrista-caffeinista Filippo Rossi non demorde. Frenato dall’insorgere del Covid, il suo tour politico continua infatti virtualmente sulle colonne dei webgazzettini stra-local più prestigiosi e più letti dell’universo. E così, saltando di sito in sito come una mosca sulle prelibatezze canine, il nostro Signore degli anelli (al naso) buondestrista-caffeinista è sbarcato nel varesotto, ossia nella terra che è stata la culla dei suoi acerrimi nemici della Lega Salvini (ex Lombarda ed ex Nord). Nella patria di quella che l’ex portavoce di Fini definisce “la cattiva destra” o, con accezione dispregiativa e (neo)antifascista, “l’estrema destra”, ha trovato, non casualmente, il mentore, l’omologo e il sosia (fisicamente, ideologicamente e pubblicitariamente) del Megadirettore e Megaeditore Galattico del webgazzettino stra-local più di regime e più letto dell’universo.

Il suo nome è Marco Giovanelli, compagno di classe del Megadirettore e Megaeditore Galattico nella “mitica 5 F” (tutte le 5 F lo sono, per legge) del Liceo Scientifico Paolo Ruffini di Viterbo, e a sua volta Megadirettore Galattico del webgazzettino stra-local “VareseNews”. Siccome Giovannelli, il 31 gennaio 2019, fu ospite al Teatro Caffeina per presenziare alla proiezione del documentario da lui prodotto “DigitaLife”, e il Signore degli anelli (al naso) grazie al direttore di “VareseNews” nel novembre dello stesso anno presentò il suo Mein Kampf buondestristra al Teatrino Santuccio di Varese, ora Filippo Rossi, in uno di quegli interminabili do ut des che sono tipici di chi guarda il mondo dal proprio ombelico, è nuovamente ospite del mentore-omologo-sosia del Megadirettore e Megaeditore Galattico sulle colonne del webgazzettino varesotto per illustrare il programma della famosa (per i suoi familiari stretti) “Buona Destra”. Il “cappello” con cui Marco Giovannelli introduce l’intervista al buondestrista-caffeinista, pubblicata il 2 aprile scorso, è degno di entrare negli annali del giornalismo (salivare): ““La verità è che la destra di oggi è una bolla, che si gonfia, si gonfia, si gonfia ma a un certo punto può esplodere. E se esplode è il finimondo”.

Lo affermava Roberto Maroni in un incontro al teatrino Santuccio con Filippo Rossi. Era il novembre del 2019a tre mesi dallo scoppio della pandemia, quando ancora ci si vedeva fisicamente e non attraverso uno schermo. Si discuteva di buona destra e l’occasiona l’aveva data la presentazione del nuovo libro di Filippo Rossi, fondatore di Caffeina ed ex portavoce di Gianfranco Fini quando era ai vertici di Alleanza nazionale, ma anche delle istituzioni del Paese. In comune con Maroni, il viterbese Rossi ha avuto una esperienza come presidente del Consiglio comunale della propria città.Da tempo, insieme con il suo impegno culturale e giornalistico, Rossi gira l’Italia per raccontare la sua visione di destra. Lo abbiamo intervistato per capire a che punto sia il suo progetto visto che da quell’ultimo suo incontro a Varese di cose ne sono cambiate molte. Il Governo Draghi sembra aver ulteriormente messo in competizione due leader come Matteo Salvini, oggi nella maggioranza, e Giorgia Meloni, all’opposizione”.

Le domande del direttore di “VareseNews” sono tutte in webgazzettino stra-local style: “Perché parla di una Buona Destra?”, “Quindi la Buona Destra si pone in antitesi alla Lega e a Fratelli d’Italia?”, “Visti da destra, meglio Conte o meglio Draghi?”. Paragonato a Giovannelli, Gigi Marzullo è un giornalista d’assalto che con i suoi polemici quesiti mette k.o. a forza di uppercut i malcapitati intervistati. Le risposte del Signore degli anelli (al naso) sono all’altezza delle domande: ”A destra serve un’alternativa credibile per coloro, e sono tanti, che non si riconoscono nei modi e nei temi di Lega e Fratelli d’Italia”; “La Buona Destra si propone di essere, da destra, un antidoto alla deriva sovranista e populista che affligge la politica italiana”; “Lo premetto: con Conte saremmo stati all’opposizione. Ma in modo costruttivo e non distruttivo come hanno fatto Fratelli d’Italia e la Lega, salvo poi cambiare posizione una volta che il Carroccio è tornato al Governo con Draghi. Conte si è trovato a gestire una fase senza precedenti della storia nazionale, credo abbia fatto il possibile, e il gradimento che gli italiani gli tributano lo dimostra. Però è chiaro che ha fatto degli errori e ha mostrato in alcuni casi debolezza e incapacità.

Mi riferisco soprattutto alla pianificazione dei progetti del Recovery Plan. In questo certamente Mario Draghi offre più garanzie, poi lo giudicheremo per i fatti. Quello dell’attuale premier è sicuramente un esecutivo di maggiore competenza”. Arnaldo Forlani, ai suoi tempi d’oro, non avrebbe saputo argomentare meglio. E con questa scontata considerazione potremmo anche chiudere l’articolo. Se non fosse che il pleonastico bla-bla-bla in politichese di Filippo De Gaulle Churchill Rossi si conclude con una salivata e risposta che contiene una minaccia esplicita per i laboriosi lumbard. “Siete presenti nel Varesotto?”, domanda preoccupato l’ex alunno della “mitica 5 F”. “Abbiamo gruppi consolidati a Luino, Varese, Gallarate, Busto Arsizio, Legnano… Ci facciamo promotori di un nuovo modo di fare politica e condividiamo il pragmatismo di molte esperienze civiche, con cui abbiamo un continuo dialogo e stiamo sviluppando un impegno comune. Registriamo in questo senso la nostra affinità al cantiere civico di Daniele Zanzi a Varese”, risponde fiero lo statista buondestrista-caffeinista. Cari “gruppi consolidati” buondestristi di Luino, Varese, Gallarate, Busto Arsizio e Legnano, salvatevi finché siete in tempo! Dove passa Filippo Attila De Gaulle Churchill Rossi, la politica e la cultura si riducono a un cumulo di macerie e di debiti. Ne sanno qualcosa Gianfranco Fini e i tanti che hanno lavorato con la Fondazione Caffeina Cultura.

(Davide Mametti)

foto varesenews

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