Home Cultura Decreti Salvini: “Non sono stati aboliti, tutto cambia per non cambiare niente”, un contributo in esclusiva per cittapaese.it dell’analista medio-oriente Valentina Spata
Decreti Salvini: “Non sono stati aboliti, tutto cambia per non cambiare niente”, un contributo in esclusiva per cittapaese.it dell’analista medio-oriente Valentina Spata

Decreti Salvini: “Non sono stati aboliti, tutto cambia per non cambiare niente”, un contributo in esclusiva per cittapaese.it dell’analista medio-oriente Valentina Spata

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Le parole del Gattopardo, principe siciliano al cospetto dello Stato italiano, ritornano amaramente profetiche e immense: “voscienza voi che cambiate tutto per non cambiare nulla”.
Mentre si apprende, con grande sconforto, che un quindicenne ivoriano è morto all’ospedale Ingrassia di Palermo, dopo essere stato tenuto quindici giorni sulla nave quarantena con indifferenza
e senza dignità, arriva la notizia dell’abolizione dei Decreti Salvini.
Un sospiro di sollievo, se non fosse che l’impianto normativo di quei Decreti è ancora là e nessuno lo ha cancellato.
Intanto, i compagni di Abou, salvati insieme a lui dalla Ong Open Arms tra l’8 ed il 10 ottobre nella zona SAR tra l’Italia e Malta, non riescono ad accettare l’idea che uno di loro, che aveva
semplicemente la colpa di essere fuggito dal suo Paese per vivere in modo migliore, non c’è più.

Tutte le 268 persone provenivano dai campi di “concentramento” della Libia e, da quanto dichiarato da diversi operatori umanitari della Open Amrs e non solo, erano state vittime di torture e di
trattamenti disumani. In questo caso, la prassi avrebbe voluto che tutte le persone – prima di essere spostate come pacchi su una nave “quarantena”- fortemente voluta dal Governatore siciliano, ma anche dalla Ministra Lamorgese e da tutto il Governo nazionale – fossero state sottoposte ad accurate visite mediche che individuassero  anche i segni di tortura, di denutrizione e di disidratazione subite che spesso possono portare alla morte. Insomma, Abou doveva essere portato in ospedale quando i medici avevano accertato le sue condizioni precarie: denutrito, disidratato, torturato. E’ invece entrato in coma senza poter accedere,  all’interno di un Paese civile, alle cure sanitarie. Senza avere la possibilità di toccare terra e baciarla come segno di ringraziamento per essere stato accolto in quel mondo, forse troppo mitizzato, che gli avrebbe dovuto restituire la libertà ma che, invece, lo ha fatto abbracciare alla morte.

La fuga. La Libia. Il mare. I rifiuti alle chiamate da parte del MCRR. Il divieto di sbarco in un porto sicuro. La prigionia in una nave di quarantena. Il diniego alle cure mediche sanitarie. Sono tutte
responsabilità che mettono sul banco degli imputati i politici italiani dei Governi che si sono succeduti, di ogni colore e di ogni venatura, senza distinzione alcuna. Tutti, nessuno escluso, non
hanno avuto il coraggio di mettere fine a questa ipocrisia che continua a dividere le persone e i diritti con il filo spinato che fa sempre più male all’anima di questo mondo.
Perché l’accoglienza dovrebbe essere la prassi in un paese civile dove gli uomini e le donne che vi abitano, un tempo furono e oggi sono migranti in altre terre. Perché ognuno dovrebbe avere lo
stesso diritto di avere una vita migliore, anche in paesi diversi dal proprio. Perché il viaggio in aereo e l’accesso in Occidente non dovrebbe essere un privilegio per pochi ma una opportunità per tutti.

Perché le torture, i soprusi e le violenze dovrebbero essere sempre condannate, per noi e per loro, senza alimentare di sostegno e di denari coloro che queste violenze le perpetrano ai danni di altri.
Questo Governo, che nulla ha fatto per fermare gli accordi con la Libia, per abolire lo scempio dei Decreti scritti e sottoscritti da Salvini, ha semplicemente modificato alcune delle parti con piccoli
significativi cambiamenti ma senza avere il coraggio di fare scelte giuste eliminando la Bossi Fini, il reato di immigrazione clandestina che esiste solo in Italia e tutte quelle ipocrisie che negli ultimi
anni hanno creato violazioni di diritti e paure inutili. Per questo non c’è nulla per cui esultare, perché questo Governo è vittima di quella mancanza di coraggio necessaria per un vero e proprio
cambiamento.

Basti pensare che una misura come il Daspo urbano finisce all’interno della legge che regola l’immigrazione, esattamente come accaduto nei Decreti Salvini dove l’immigrazione era associata
alla sicurezza. Come se persone che fuggono da situazioni disperate si possono considerare una minaccia per la sicurezza di un intero Paese.
La linea politica di questo Governo, purtroppo, non è cambiata e le politiche che si mettono in atto per fronteggiare un fenomeno che continuerà a essere sempre più strutturato, tendono a considerare le persone numeri e l’immigrazione un fenomeno da contenimento.
Nove articoli, Disposizioni urgenti in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare, modifica agli articoli 131-bis e 588 del codice penale, nonché misure in materia di
divieto di accesso agli esercizi pubblici ed ai locali di pubblico trattenimento e di contrasto all’utilizzo distorto del web. Questo, il teso del nuovo Decreto legge approvato dal Consiglio dei
Ministri il 5 ottobre 2020.

La guerra contro le navi delle Ong, che si combatte ancora oggi, arriva da lontano come il dramma dei salvati e dei sommersi, dei naufraghi e dei naufragi. Sempre più feroce.
Dopo una stagione di silenzio velata da ipocrisia – dove anche le “anime belle”, paladine dei diritti, hanno taciuto sulle vergogne che si sono consumate per mano nostra nel Mediterraneo – i giallorossi del Governo ci raccontano di una visione differente delle Ong rispetto a quei Decreti che erano lontani anni luce dall’umanità, dalla giustizia sociale e perfino dalla sicurezza. Quei decreti che criminalizzavano chi salvava vite umane nel Mediterraneo, che nei secoli ha incrociato mille culture e mille civiltà. E per tutta l’estate, tra le incertezze e le contrapposizioni della maggioranza di
Governo, le navi delle Ong hanno continuato a salvare persone e ad attendere in mare per lunghe settimane sotto il sole cocente e senza risposta alcuna da parte delle Istituzioni italiane. Hanno
subito sequestri ingiustificabili e privazioni che hanno limitato il loro buon lavoro a favore della vita e della sopravvivenza.

A tal proposito, il nuovo Decreto immigrazione relativamente al soccorso in mare, mantiene lo stesso principio del Decreto Salvini per la quale il Ministro dell’Interno, in accordo con il Ministro
dei Traposti e della Difesa, passando per il Presidente del Consiglio, possono vietare l’ingresso ed il transito in nacque italiane di navi non militari. Il tutto si commenta già da solo.
Se facciamo riferimento al Testo unico sull’immigrazione, in vigore prima dei decreti Salvini, ricordiamo che il Ministero dell’Interno non poteva vietare il passaggio delle navi delle Ong anche
perché si tratta del cosiddetto “transito inoffensivo”, che è regolamentato dalla Convenzione internazionale delle Nazioni Unite sul diritto del mare di Montego Bay del 1982 (art. 17 e
successivi). La convenzione dice, infatti, che «le navi di tutti gli Stati, costieri o privi di litorale, godono del diritto di passaggio inoffensivo attraverso il mare territoriale», dove con “inoffensivo” si
intende un passaggio che non arreca pregiudizio alla pace, al buon ordine e alla sicurezza dello Stato costiero.
Se da un lato mantiene il principio per la quale lo Stato costiero può vietare il transito delle navi straniere, d’altra parte se le navi hanno svolto le operazioni di ricerca e salvataggio secondo i
principi delle convenzioni internazionali, hanno successivamente dato comunicazione alle autorità competenti e ai MCRR, il comma dell’articolo 1 in questione può anche essere non applicato.
Premesso che tutto ciò avviene quotidianamente da parte delle navi delle Ong, ciò che mi desta preoccupazione è il fatto che il MCCR ha dismesso la sua funzione da tempo, in particolare a
seguito dei Decreti Salvini, non rispondendo più alle comunicazioni e alle richieste di place of safety, ovvero di assegnazione del porto sicuro da parte delle Ong.

 

Se, invece, le navi non militari dovessero violare questo principio, saranno giudicate a seguito di un processo penale dove possono essere inflitte multe che vanno da 10mila a 50mila euro. Ecco che, ancor peggio, questo Governo, facendo finta di aver recepito le osservazioni del Presidente Mattarella, ha deciso di mantenere il carattere sanzionatorio per le Ong, continuando di fatto a
criminalizzarle.
Altre perplessità, molto importanti, che si rilevano dalla lettura del nuovo Decreto sono quelle relative al sistema di accoglienza in capo ai Comuni, al capitolato di gara che disciplina i centri
governativi e straordinari di cui vengono, giustamente, ripristinati i servizi anche se non in misura migliorativa e alla suddivisione dei rifugiati e dei Richiedenti Asilo politico. Viene creato, quindi,
il nuovo “Sistema di accoglienza e integrazione” dove le attività di prima assistenza continueranno ad essere svolte nei centri governativi ordinari e straordinari, e in seguito, il Sistema si articolerà in due livelli di prestazioni:
 il primo dedicato ai richiedenti protezione internazionale;
 il secondo a coloro che ne sono già titolari, con servizi aggiuntivi finalizzati all’integrazione.

Insomma, gli Sprar diventeranno sistemi di accoglienza e di integrazione senza che si abbia la più pallida idea del significato di queste due parole da troppo tempo abusate. Per una buona
integrazione ci vuole una buona accoglienza e questo nuovo Decreto presenta ancora molte lacune.
Ad esempio, partiamo dai bandi di gara. Non si può pensare di affidare la gestione dei centri di accoglienza e gli Hotspot con un ribasso delle gare che non permette a nessun gestore di offrire
servizi volti a favorire una buona accoglienza e di conseguenza una buona integrazione.
Non si può pensare di favorire percorsi di integrazione efficaci se non si potenzia il lavoro delle figure professionali che garantiscono non solo la cura dei traumi ma una assistenza sociale
adeguata, un servizio legale efficiente e una istruzione elementare.

In riferimento alla Protezione internazionale, la normativa vigente si rifà correttamente alla Convenzione di Ginevra e vieta l’espulsione ed il rimpatrio nei casi in cui i cittadini stranieri accolti
e identificati, qualora tornassero nel loro Paese di origine, metterebbero a rischio la loro stessa esistenza e quella dei loro familiari. Questa è una nota molto positiva che fa piacere se non fosse
che l’Italia ha respinto in Libia, ovvero in un luogo di guerra e di violenza, migliaia di persone.
Bisogna avere il coraggio di pensare ad un modello di accoglienza ed integrazione innovativo e soprattutto efficace.

Per non parlare dei tempi di permanenza ancora lunghi nei CPR che vengono ridotti da 180 a 90 giorni con 30 di proroga ma anche qui ci sono molti aspetti da trattare, come quello relativo all’impossibilità di fare rimpatri nella stragrande maggioranza dei Paesi africani, ad eccezione della Tunisia dove comunque il sistema di rimpatrio funziona poco.
Inoltre, il Decreto affronta il tema della convertibilità dei permessi di soggiorno rilasciati per altre ragioni in permesso di lavoro. Questo mi sembra un principio sacro e santo ed è una gran bella
novità che poi tanto novità non è. Solo che non si può dire che è stata reintrodotta la Protezione umanitaria perché non è così. La Protezione umanitaria, di fondamentale importanza, racchiudeva
tutti quei casi, valutati dalle apposite Commissioni territoriali, in cui le persone interessate richiedevano un tipo di protezione non sancita dalle normative vigenti e che rileva tipologie di
bisogni legati a pericoli differenti da quelli previsti dalla Protezione Internazionale e Sussidiaria, situazioni di abusi, di violenze, di torture e di persecuzioni varie. I motivi di fuga per calamità, per
motivi religiosi sono già previsti dalla Protezione Sussidiaria e Internazionale e quelli legati alla minore età sono previsti da numerose normative internazionali e dalla nostra Costituzione. Non si
tratta di protezione speciale ma di casi umanitari che vanno valutati di volta in volta.

Alla luce di tutto questo, molto deludente direi, ancora oggi c’è un filo conduttore che unisce l’idea di immigrazione di Salvini con quella di questo Governo. La mancanza di coraggio e forse anche la solita distanza che divide il potere dagli esseri umani e dalla realtà, ha portato ad una politica a ribasso che assomiglia a quella di Minniti, di Salvini, di Bossi, di Fini e di Maroni. Una politica che,
per paura del giudizio, continua a contrattare i diritti e le vite delle persone. Pertanto, se oggi l’Italia è meno disumana di ieri non vuol dire che è diventata più umana. Di strada ne ha ancora tanta da fare.

(valentina spata- analista medioriente e paesi africani) 

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