28 Gennaio 2023

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Dalla Tuscia con orrore, 50 anni dal film “L’etrusco uccide ancora”

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L’etrusco uccide ancora è un Thriller/horror girato nel  1972 e diretto da Armando Crispino, ed è considerato il capostipite del filone archeologico del giallo all’italiana degli anni ’70. È uno dei primi titoli a tentare la contaminazione tra il giallo classico e l’horror e il primo film all’interno del genere a utilizzare la musica classica in funzione espressiva (il Dies irae del Requiem di Giuseppe Verdi). Un’opera che, come rilevato anche dallo stesso Dario Argento, si distacca nettamente dalla sua trilogia zoonomica e dai suoi molteplici tentativi di emulazione.

TRAMA: L’archeologo Jason Porter (Alex Cord) sta sorvolando in elicottero un sito etrusco a Spoleto. Individua una zona per scavare, mettendosi subito all’opera. Un primo saggio dà esito positivo e, con una sonda, Jason rileva la presenza di una camera sotterranea inesplorata. Dalle prime foto, emerge essere dedicata alla divinità di Tuchulcha, demone della morte in mitologia etrusca. Presto però si accorge di aver subito un furto, essendogli sparito il registratore e una sonda metallica. Nel frattempo s’incontra con Myra (Samantha Eggar), ex fidanzata ora moglie in seconde nozze del prestigioso Nikos Samarakis (John Marley), musicista che vive a Spoleto e direttore d’orchestra alla temporanea celebrazione del Festival dei Due Mondi. Jason, alcolizzato e con un passato traumatico (per un periodo è stato ricoverato al reparto neurodeliri del St. James Hospital di New York), presto viene a trovarsi al centro di un’inspiegabile catena di delitti, vittime giovani coppie appartate in intimità, in prossimità della necropoli. Siccome il colpevole utilizza la sonda metallica che gli è stata rubata per uccidere, l’ispettore Giuranna (Enzo Tarascio) inizia a sospettare di lui, tenendolo sotto controllo. Nel frattempo nelle mire del killer finisce un’altra coppia ma mentre la ragazza muore, il compagno – Igor (figlio di Nikos) – viene ricoverato in gravi condizioni, non in pericolo di vita. Jason casualmente sul luogo dell’aggressione, ha avvertito un sottofondo musicale – il Requiem di Giuseppe Verdi – che l’assassino ascolta prima di colpire. Oltre che dalla polizia, Jason deve poi vedersela anche con Leni (Nadja Tiller), ex moglie di Nikos che intende riappropriarsi del legittimo ruolo di coniuge.

“Sembra un termitaio ma non lo è. Là sotto ci sono i miei amici etruschi, gli unici veri amici che ho al mondo. Non vedo l’ora di scendere laggiù tra quelle tombe per sentirmi un pò vivo. Sì, sono morti più di duemila anni fa secondo l’anagrafe della storia, ma per me sono più vivi di questa specie di robot che manovra questa trappola volante.”

(Jason mentre sorvola in elicottero la necropoli di Cerveteri)

RIPRESE: È stato girato nel 1971 tra SpoletoCerveteriTarquiniaFrascati (villa Aldobrandini), Montefiascone (Basilica di San Flaviano).Viterbo

INTERPRETI: Alex Cord: Jason Porter; Samantha Eggar: Myra Shelton; John Marley: Nikos Samarakis; Enzo Tarascio: commissario Giuranna; Horst Frank: Stephen; Enzo Cerusico: Alberto; Carlo De Mejo: Igor Samarakis; Nadja Tiller: Leni Schongauer Samarakis; Daniela Surina: Irene; Vladan Holec: Otello, il custode, Christiane von Blank: Velia; Mario Maranzana: brigadiere Vitanza; Rodolfo Bigotti: il motociclista; Wendy D’Olive: Giselle; Pier Luigi D’Orazio: Minelli; Ivan Pavicevac: poliziotto; Cinzia Bruno: la ragazza del motociclista; Carla Brait: una danzatrice

LA RECENSIONE

Armando Crispino è stato un esempio di quel modo specificamente italiano ed intelligente di fare cinema, “L’etrusco uccide ancora” appare animato più da un racconto di fantascienza pionieristica che miscela archeologia e visione spaziale tipica di grandi scrittori come Frank Herbert e Peter Kolosimo , il regista riesce a far interpretare ai suoi attori una filosofia in cui se la paura uccide la mente, arriva la morte, quindi gli interpreti del film guardano in faccia le proprie paure senza permettere che queste li calpestino e li attraversino, il life motive del film sta nel “ quando sarà passata la mia paura non ci sarà più nulla, solo io ci sarò”

C’è da dire che il film non godette di particolari apprezzamenti quando uscì da parte della critica ma nel tempo questo film si è preso le sue rivincite, Armando Crispino raggiunse l’apice della sua produzione con due pellicole, Macchie Solari del 1975, a forte connotazione horror, e questo L’Etrusco Uccide Ancora anteriore di tre anni e costruito invece come un thriller. Crispino è e rimane un caposcuola, basti pensare che il suo film Commandos, Euro War ambientato in Africa nel 1942 è stato così tanto apprezzato da Quentin Tarantino più di 40 anni dopo , al punto da citarne una sequenza in “Bastardi senza gloria” , anche se  il genere preferito di questo grande e sottovalutato regista rimane  il giallo-thriller  che inaugura per l’appunto nel 1972 con “L’etrusco uccide ancora”.

 Dopo il nunsploitation de La badessa di castro, trasposizione dell’omonimo romanzo di Stendhal, torna al genere prediletto con Macchie solari (che negli USA esce con il titolo Autopsy), film che passa quasi inosservato alla sua uscita ma che con gli anni ha acquisito lo statuto di cult-movie del genere. Il dittico thriller sarebbe dovuto diventare una trilogia con un terzo titolo in fase avanzata di preparazione (dal titolo Apparizioni), ma il progetto sfumò. Il suo ultimo film per il cinema rimane dunque Frankenstein all’italiana, dopo il quale realizzerà solo film per la tv.

Tornando a “L’Etrusco uccide ancora” la struttura è nella sua essenza quella del giallo, non mancano tinte decisamente gotiche in una vicenda di misteriosi delitti che sembrano mutuare le nefandezze di una antica divinità etrusca (il demone infernale Tuchulca), né riferimenti al cinema poliziesco con inseguimenti automobilistici fra i vicoli di Spoleto o ancora elementi tipici di un certo cinema sentimentale di grande successo in quegli stessi anni.

Nella sua essenzialità “L’Etrusco Uccide Ancora” è un film ricco di elementi Argentiani, sbaglierebbe tuttavia chi pensasse a una scopiazzatura del regista romano da parte dell’assai meno famoso collega, poiché in questa pellicola si trovano particolari (il trauma infantile legato alla figura della madre, la musica che l’assassino fa partire prima di compiere i suoi delitti e le scarpe rosse, probabilmente simbolo del peccato – ma non andiamo oltre per non svelare nulle più del dovuto) che ritroviamo in due film di Argento (Profondo Rosso e Tenebre)

Crispino sembra voler giocare con con alcuni dei tasselli fondamentali del mosaico del giallo italiano a connotazione horror e, come detto sopra, in qualche maniera anticipare l’opera di suoi più illustri colleghi, stupendo così il pubblico, e scegliendo per di più una ambientazione decisamente ammaliante quali le antiche terre della civiltà etrusca a cavallo fra Spoleto e Tarquinia.

Completano il tuffo negli anni ’70 un protagonista (il semisconosciuto Alex Cord) che sembra il fratello quasi gemello di Maurizio Merli, la presenza di un caratterista tipico di quel cinema come Enzo Cerusico nonché della fascinosa Samantha Eggar (nei panni di una ambigua dark lady in bilico fra l’amore della sua vita e le certezze di un matrimonio di lusso), e di John Marley (in quello di un dittatoriale direttore d’orchestra, tanto geniale nel suo lavoro quanto insopportabile nella sua vita).

Film assolutamente godibile e decisamente interessante per quegli elementi su cui ci siamo soffermati più sopra.Senza contare che Crispino ebbe pure il merito di aprire la stagione del thriller ad ambientazione archeologica, che tanto successo ebbe presso il pubblico italiano degli anni ’70 e che toccò forse il suo apice non al cinema ma sul piccolo schermo, nello sceneggiato Ritratto di Donna Velata, esempio di una televisione che sapeva anche essere coraggiosa (vedi, a titolo esemplificativo, la serie Una Porta sul Buio).

Ma questo oltre ad essere un tasto dolente rappresenterebbe pure uno sconfinamento in un discorso che meriterebbe spazi ben più ampi.Come accennato il film fu girato prevalentemente nella Tuscia viterbese e romana, un film ancor oggi capace di agire da Tour Operator di luoghi in pieno decadimento geologico millenario che riprendono vita mostrando la morte, ciò che colpisce è la luce e la fotografia usata in questo film che passa da un colore vivo a un nero cupo quasi nebbioso. E’ ancor oggi un film in qualche modo competitivo, ancora oggi sarebbe un film di grande successo

Come raccontato dallo stesso regista: “Il film è nato da una visita occasionale alla necropoli di Cerveteri. Ho provato una sensazione di disagio, che di solito si prova di fronte a qualcosa che non si conosce.”

(Armando Crispino)

E’ evidente che il grande regista come altri prima e dopo di lui abbia sentito la forza ctonia, sotterranea, vulcanica di questi luoghi etruschi e che questa forte sensazione sia stata di ispirazione per la realizzazione di questo film molto interessante

 

Pirro Baglioni

 

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