Ma nelle storie di Sepulveda l’invenzione narrativa è del tutto originale perché le sue creature sono a tutti gli effetti quello che sono. Il gatto è un gatto e la gabbianella è una gabbianella. Non sono solo simboli e allegorie. Sono proprio creature vere e viventi per chi scrive e per chi legge, per chi ha intendimento e sensibilità per il mondo oppresso dei nostri simili solo apparentemente privi di parola.

La novità sorprendente è il racconto del dialogo naturale e possibile tra tutti, che Sepulveda in ogni sua magica storia trasforma in un concerto di voci, sentimenti ed emozioni più autentici e veri di quelli umani, guastati da troppi infingimenti e maligne ipocrisie. Che gli animali, le piante, gli uomini, gli universi vegetali e animali, non si capiscano, così come non si capiscono gli esseri che temono la diversità, è una condanna capitale all’estinzione di ogni forma di libertà e di vita che la sua scrittura ha sempre combattuto e contrastato.

Del tutto nuova è la potenza dell’immaginazione a cui Sepulveda, da sognatore ribelle al mondo mentale, all’ordine costituito dalle false ragioni dei potenti, affida il suo messaggio vitale ed eversivo, che colloca sullo stesso piano di dignità creature appartenenti a specie diverse considerate inferiori, minori secondo una scala gerarchica stabilita dal genere umano. L’immaginazione, che dà forma e sostanza intellettiva ed emotiva a un gatto, a un topo, a una balena, al dialogo e all’amicizia tra mondi ed esseri solo apparentemente diversi, ribalta in modo potente e radicale i sistemi di potere fondati sulla sopraffazione e la violenza in nome di una falsa idea di ordine e di giustizia ingiusta.

La forza dirompente e inarrestabile dell’immaginazione è il tratto distintivo dell’uomo ribelle, del sognatore, dello scrittore che non cerca la fama ma il modo di tracciare una memoria indelebile della sua stessa esperienza di vita, della necessità di lottare, di non arrendersi alla paura, ma di riconoscerla e assumerla come nucleo fondante della propria azione e della  necessaria ribellione a ogni ingiustizia nella piena convinzione della reale e non immaginaria possibilità di combattere contro ogni forma di sopraffazione.

Se nessun uomo può essere padrone di un altro uomo, neanche l’uomo può essere padrone di un animale, disporre della sua vita e della sua libertà. Così come non può disporre degli alberi e delle foreste che non si muovono e non possono ribellarsi alle devastazioni.

Sepulveda è stato attivista politico e ambientalista con la stessa determinazione, al fianco di Salvador Allende fino alla fine, e sulle navi di Greenpeace. Ha scritto romanzi, libri di viaggio, sceneggiature, racconti e saggi. Luis Sepulveda, Lucho per i suoi amici, è stato un grande sperimentatore della vita nella varietà delle esperienze e sofferenze, dei sentimenti e dell’impegno attivo su tutti i fronti, non ultimo quello della difesa della natura e degli animali dall’avidità distruttiva degli stati e dei sistemi di potere economici e finanziari. E nella scrittura ha riversato il suo desiderio di autenticità e verità dando voce a creature diverse che hanno segnato il nostro immaginario.

Sognatore utopista combattente incapace di arrendersi all’evidenza del male che si manifesta in una realtà totalmente distopica, ha lottato per il Cile di Allende, restando vicino al suo presidente, fino agli arresti e alla prigione, alla separazione dalla sua amata compagna infine ritrovata, riottendendo la cittadinanza cilena solo nel 2017.

Si scrive, secondo Sepulveda, non per la fama ma per testimoniare della propria presenza attiva in un mondo in cui ognuno deve svolgere la propria parte perché nessuno dimentichi.

Il primato degli affetti, l’empatia innata con ogni essere lo hanno portato a dare ascolto e a intendere le voci sofferenti delle specie mute e sottomesse ai predatori umani dominanti, convinto che “il peggior castigo è arrendersi senza aver potuto lottare”  

“Ma io non voglio volare. Non voglio nemmeno essere un gabbiano”, diceva la piccola Fortunata ai suoi amici,“Voglio essere un gatto e i gatti non volano”.

(foto da Fanpage.it)

La favola di Kengah, l’infelice gabbiana uccisa dal petrolio, del suo incontro con il gatto Zorba, a cui affiderà il suo uovo pregandolo di non mangiarlo ma di prendersene cura, della nascita della  gabbianella Fortunata, adottata e accudita da una comunità di gatti che le insegneranno a volare, è un apologo immortale sulla amicizia tra esseri di diversa specie e natura capaci di intendersi, dialogare e collaborare nel segno universale dell’amicizia e dell’integrazione ignorando i  pregiudizi da cui è avvelenata la specie umana.

Annarosa MATTEI    Roma 19 aprile 2020 (About Art)