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Cultura, serve cambio radicale e “no ai marchettifici”

Cultura, serve cambio radicale e “no ai marchettifici”

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La rovente questione dei marchi e sottomarchi culturali (e politici) ha avuto, tra i tanti meriti, quello di aver rilanciato la questione della politica culturale in questa città.

Se la città di Viterbo vuol essere all’altezza del suo antico passato, quando questi luoghi erano frequentati da personaggi di caratura mondiale come il poeta Rafael Alberti e il pittore Sebastian Matta, e non ripercorrere le polverose strade di (pseudo) festival ideati alla maniera degli intrattenimenti estivi tipici delle località balneari, deve necessariamente fare il famoso salto di qualità.

Quindi, come abbiamo già scritto, fare tabula rasa del recente passato e ricominciare da zero, cancellando tutte le posizioni acquisite, i privilegi, gli automatismi, le graduatorie un po’ bislacche e via dicendo.

Se invece si vuole tornare ai (ne)fasti del recente passato, allora vanno benissimo le rassegne imbottite di personaggi ormai di casa in città o di intellettuali o presunti tali a gettone (do you remember Caffeina Cultura?).

Non è invitando sempre i soliti personaggi, che tra l’altro vediamo dalla mattina alla sera sui giornali, in televisione e sulla rete, che si rilancia l’offerta culturale a Viterbo.

Questa città ha il disperato bisogno di nuove idee, di festival veri e non di arronzate rassegne, di un salutare ritorno al futuro e non di una insensata riproposizione del recente e poco glorioso passato.

Tutto il resto è marchettificio.

(Davide Mametti)

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