Home Cronaca Cultura: e chi resiste all’ amore quando chiama? Lord Byron e Teresa Gamba Guiccioli
Cultura: e chi resiste all’ amore quando chiama? Lord Byron e Teresa Gamba Guiccioli

Cultura: e chi resiste all’ amore quando chiama? Lord Byron e Teresa Gamba Guiccioli

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Da sempre considerata la città dell’amore, Venezia non smette di stupire gli amanti più esigenti e appassionati. E’ considerata la città più romantica del mondo, da nessun’altra parte del pianeta si respira quella brezza malandrina che scompiglia i pensieri di chi si ama, persino dei più resistenti. Luoghi spettacolari e location perfette, sembrano create per strappare promesse d’infinito, un tramonto su Canal Grande spesso fa prendere decisioni definitive.

Accadde anche al poeta per antonomasia, George Gordon Lord Byrone, e alla contessa Ravennate Teresa Gamba Guiccioli.
“L’inguappo” accadde a Venezia, galeotta fu la laguna, anche se il primo incontro avvenne nella primavera del 1819, nel salotto di una dimora nobiliare, quello della contessa Benzoni. La Gentildonna amava organizzare ricevimenti o semplici incontri anche con pochi intimi all’ora del thè, là nascevano tra gli intervenuti conversazioni di varia natura, dove il romanticismo faceva parte delle sofisticate tappezzerie tanto vi era penetrato, e ne era stato trattenuto. La Contessa era definita ” La Biondina in gondoeta”, colei a cui la nota canzone fu dedicata. Ebbene tra i due colombi, Byron e Teresa, bastarono pochi ma intensi sguardi, penetranti come coltelli, perchè la freccia di Cupido scoccò, fu colpo di fulmine immediato. Il poeta londinese nacque nel 1778 e intervenne nella cultura romantica più significativa degli inizi dell’Ottocento. Oggi è difficile sentire parlare di lui come intellettuale e autore di corsi di letteratura, è più probabile che accada per rinverdire la sua fama di seduttore, indomabile e sovversivo. Così per Byron, dietro alle trincee di aneddoti e chiacchiere, si cela l’uomo colto che ha modificato in modo irreversibile il cammino della letteratura inglese e non solo quella, ma di tutto l’Ottocento. Potremmo definirlo il faro del Romanticismo in tempi insospettabili, tanto che la corrente del suo pensiero assunse parte dei suoi connotati caratteristici facendo leva su altri poeti, pensatori, scrittori, musicisti.
L’opera di Lord Byron ha influenzato in modo capillare anche gran parte della produzione musicale dell’Ottocento. Scrisse un poema narrativo diviso in quattro canti ” Childe Harold’s Pilgrimage” nei primi due si ispirò ai suoi viaggi attraverso l’Europa, una specie di guida turistica calata in quell’epoca, che gli servì a interpretare se stesso nella nobile figura di avventuroso viaggiatore. Aveva inventato un personaggio un Lord, vagabondo, estremamente malinconico, un uomo con il ” baule”, protagonista sofisticato e assoluto della sua narrazione. Dedicò il terzo canto allo scenario sociale e culturale Elvetico, viaggiando in Svizzera, mentre tenne l’ultimo capitolo per la Venezia del 1817, quando appunto vi soggiornò, e si innamorò.
La sua fama di scrittore crebbe all’unisono a quella di dongiovanni, d’altra parte non sarebbe potuto essere diversamente, infatti oltre al fascino del poeta, Byron era notoriamente bello, affascinante e “sciupafemmine.” Molte fanciulle cadevano tra le sue braccia in preda all’estasi. Si era sposato con Anna Isabella Milbanke, non per la nobile causa dell’amore, ma principalmente per ragioni economiche, quasi mai seconda in nessuna vicenda. Il vincolo del matrimonio finì in maniera burrascosa naufragando inesorabilmente, soprattutto per un piccolo ed insignificante peccatuccio, una relazione clandestina venuta alla luce,tra lui e la sorellastra della moglie, che non gradì di certo il tradimento. La vicenda viaggio di bocca in bocca, creando scalpore e scandalo nell’opinione pubblica e tra i benpensanti , perciò Byron, decise di lasciare senza troppi rimpianti la gloriosa isola del Regno Unito.

La successiva tappa del “Viaggiatore” fu la ridente e boscosa Svizzera, ma poi puntò dritto verso l’Italia. Durante il suo peregrinare europeo, ebbe anche una figlia illegittima, con la quale non instaurò nessun rapporto paterno, tanto che Ada, così si chiamava, venne affidata per la sua educazione, alle suore del Convento delle Cappuccine di Bagnacavallo, frazione nei pressi di Ravenna. Si narra che a cinque anni, per le gravi condizioni di salute, la bimba scrivesse una lettera al padre, manifestandogli il desiderio di rivederlo prima di morire, ma lui, indifferente, non realizzò l’ultimo desiderio del “Condannato a morte,”non funzionò neppure il richiamo del sangue. La vita dello scrittore allora, cominciò a prendere una piega romagnola. Il conte Ruggero Gamba, diede in sposa la contessina Teresa, sua figlia allora diciottenne, ad un noto esponente della nobiltà ravennate, un vedovo sessantenne, libertino di chiara fama, avaro, furbo e intraprendente, che per denaro era pronto a tutto.

E qui che la vicenda romantica sbocciò, nel 1817 Lord Byron si trasferì a Venezia e proprio in quel contesto qualche tempo dopo, conobbe la giovane contessa Teresa Guiccioli, moglie del conte Alessandro Guiccioli. Byron s’innamorò perdutamente della diciottenne. Fu un rapporto travolgente, tanto che Teresa si separò dal marito per seguire il suo amato ovunque fosse diretto. Ma come si suol dire spesso “La vita ci mette del suo”, l’amore tra i due durò solo cinque anni dal loro primo incontro, perchè lui morì, lasciandola nel più profondo sconforto. Quando una donna ama, nulla può ostacolarla. Teresa ignorò tutte le convenzioni sociali e scrisse una biografia dell’uomo che più di ogni altra cosa aveva amato. La sua opera “Vie de Lord Byron en Italie” non ebbe il merito di essere pubblicata, ma venne gelosamente custodita dalla sua autrice in uno scrigno segreto, in cui la contessa conservava oggetti che la riportavano alla sua passione perduta. Ma qualche curioso trovò lo scritto, il poeta francese Alfred de Musset, lo lesse e paragonò l’amore tra Lord Byron e Teresa Guiccioli a quello tra Beatrice e Dante Alighieri….. “Capelli biondi, sopracciglia brune, fronte rubiconda o pallida”. e l’amore corrisposto è tutto un’altra cosa…..
Lui a Lei…

“Mia carissima Teresa, ho letto questo libro nel tuo giardino; amore mio, tu non c’eri, o io non avrei potuto leggerlo. E’ uno dei tuoi favoriti e lo scrittore era un amico mio. Tu non capirai queste parole inglesi, e altri non le capiranno, ecco la ragione per cui non le ho scarabocchiate in italiano. Ma riconoscerai la calligrafia di colui che ti amò appassionatamente, e capirai che, su un libro che era tuo, poteva solo pensare all’amore. In questa parola, bellissima in tutte le lingue, ma soprattutto nella tua, Amor mio, è compresa la mia esistenza qui e dopo. Io sento che esisto qui, e sento che esisterò dopo, per quale scopo lo deciderai tu; il mio destino riposa con te, e tu sei una donna di diciotto anni, che ha lasciato il convento due anni fa. Desidererei che fossi rimasta lì, con tutto il mio cuore, o, almeno, che non ti avessi incontrata nel tuo stato di donna sposata. Ma per questo è troppo tardi. Io ti amo e tu mi ami o almeno, cosi dici, e agisci come se mi amassi, il che comunque è una grande consolazione. Ma io ancor più ti amo e non posso cessare di amarti. Pensa a me qualche volta, quando le Alpi e l’oceano ci divideranno, ma non sarà cosi a meno che tu non voglia” Lord Byron.

Maria Grazia Vannini

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