Home Cronaca Crisi editoria, Caltagirone Editore in deficit di 18 milioni, disdetto affitto “Il Messaggero” sede di Viterbo, un passo verso lo smart working permanente
Crisi editoria, Caltagirone Editore in deficit di 18 milioni, disdetto affitto “Il Messaggero” sede di Viterbo, un passo verso lo smart working permanente

Crisi editoria, Caltagirone Editore in deficit di 18 milioni, disdetto affitto “Il Messaggero” sede di Viterbo, un passo verso lo smart working permanente

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Caltagirone Editore chiude i risultati dei primi sei mesi del 2020, “contrassegnati da uno scenario nazionale caratterizzato dalla diffusione del Coronavirus”, con un risultato negativo per 18,2 milioni di euro dopo la “svalutazione di immobilizzazioni immateriali a vita indefinita (testate dei giornali) per 22 milioni di euro. Nello stesso periodo del 2019, quando non era stata operata alcuna svalutazione, il risultato era stato positivo per 1,6 milioni di euro. Il fatturato è in calo a 54,6 milioni, -18,3%, “per effetto della contrazione dei ricavi diffusionali e di quelli pubblicitari”.

Lo pubblica il periodico “Prima Comunicazione” che specifica che Caltagirone Editore,  in quanto all’esercizio in corso, “al fine di mitigare gli impatti negativi dell’emergenza Covid-19 sui risultati economici, patrimoniali e finanziari, la società continuerà ad attuare misure volte al contenimento di tutti i costi di natura discrezionale e alla riduzione strutturale dei costi diretti e operativi”.

Il contratto d’affitto di gran parte delle sedi distaccate de “Il Messaggero” è stato disdetto. Tenendo conto del preavviso, entro sei mesi gli appartamenti saranno resi indietro ai rispettivi proprietari.
Le storiche sedi regionali del Messaggero sono oggi quelle di Pescara, Perugia, Terni, Latina, Frosinone, Rieti, Viterbo e Ostia. Chiuse da tempo le Marche e L’Aquila.

Che succederà? Alle richieste preoccupate dei colleghi, la direzione ha fatto sapere, in via ufficiosa, che si tratta di normali schermaglie per la ricontrattazione dell’affitto. Giustificazione in contrasto col fatto che a Rieti, per esempio, l’immobiliare proprietaria dello stabile in piazza Vittorio Emanuele II ha già messo il cartello “Affittasi” sulla porta.

I responsabili delle cronache locali erano stati i primi a reagire a metà giugno contro i tagli ai compensi dei collaboratori del giornale. Avevano scritto una lettera all’allora direttore Virman Cusenza e al vicedirettore (oggi direttore) Massimo Martinelli). Sostenevano, fra l’altro: “La decisione di decurtare i compensi dei collaboratori in modo tanto incisivo (in alcuni casi si arriva al 20 per cento) avrà inevitabilmente l’effetto di minare la qualità del prodotto giornalistico. In questo stato di cose, l’impiego di collaborazioni esterne risulta imprescindibile per la fattura del giornale, ma risulterà certamente sempre più complicato individuare qualcuno disposto a scrivere un pezzo fino alle 2.500 battute per un compenso di 7 euro lordi (e con il limite di 30 pezzi al mese)”. Firmato Andrea Benedetti, Mario Bergamini, Vittorio Buongiorno, Italo Carmignani, Luciano D’Arpino, Giorgio Renzetti, Giovanni Sgardi, Vanna Ugolini e Federico Fabrizi (fiduciario delle redazioni decentrate). Da allora si è sviluppata, per la prima volta, una protesta dei collaboratori che, con l’aiuto della Fnsi, si sono costituiti in Assemblea e hanno anche proclamato uno sciopero di tre giorni.

Adesso al Messaggero si pensa che la disdetta degli affitti si un passo verso lo smart working permanente, a partire dalle sedi “ribelli”. Si deve ricordare che Il Messaggero è l’unico fra i grandi giornali che non ha più riaperto neanche la redazione centrale di via del Tritone dall’inizio dell’emergenza Covid. Neanche ai membri della direzione e ai capi dei servizi. Per ora, la data di ripresa del lavoro in comune è il primo di settembre.

Altro elemento di ansia per la redazione sono le voci di vendita dello storico palazzo liberty, ex Hotel Select, di via del Tritone, datato 1910. Già l’editore Caltagirone ha venduto la sede storica del mattino a Napoli, in via Chiatamone, a due passi dal lungomare Caracciolo e dal Pallonetto di Santa Lucia, per spostare la redazione e gli uffici nel Centro direzionale della città. ( da primaonline.it e professionereporter.it)

 

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