Home Cronaca Covid, Lazio, “Tamponi, la magia contabile del Lazio per restare zona gialla”, fa discutere l’articolo di stamane de “La Repubblica”
Covid, Lazio, “Tamponi, la magia contabile del Lazio per restare zona gialla”, fa discutere l’articolo di stamane de “La Repubblica”

Covid, Lazio, “Tamponi, la magia contabile del Lazio per restare zona gialla”, fa discutere l’articolo di stamane de “La Repubblica”

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Pubblichiamo di seguito un articolo apparso sull’edizione romana di “Repubblica” a firma Daniele Autieri dal titolo: “Il trucco dei tamponi, ecco la magia contabile del Lazio per restare zona gialla” ( ecco il link originale https://roma.repubblica.it/cronaca/2020/11/13/news/il_trucchetto_del_tampone_la_magia_contabile_del_lazio_per_restare_zona_gialla-274167042/)

 

 

Il balletto dei tamponi su cui la Regione Lazio si è esercitata nelle ultime settimane non sembra destinato a fermarsi, e anzi compie una giravolta che tiene in piedi l’immagine di un sistema sanitario solido ed efficiente. Dopo l’apertura ai privati sui test molecolari concessa in extremis rispetto a tutte le altre regioni italiane, arriva adesso l’ennesima conferma che il numero dei tamponi e quindi dei positivi viene calcolato secondo criteri diversi da quelli applicati dalla maggior parte delle altre regioni italiane.

Proprio il Lazio, insieme al Piemonte, è l’unica regione che – nel caricamento giornaliero del numero dei nuovi positivi sulla piattaforma dell’Istituto Superiore di Sanità – conteggia tanto i tamponi molecolari quanto i test antigenici. Si tratta di una richiesta che il ministero della Salute ha avanzato nelle scorse ore, sulla quale però la Regione Lazio si è avvantaggiata da molto tempo con la conseguenza di far saltare le regole del confronto tra regioni sul numero di positivi e soprattutto sul rapporto tra tamponi effettuati e contagiati.

Nel caso del Lazio infatti, rispetto alla media giornaliera di tamponi rilevati, circa il 60% appartiene alla famiglia dei molecolari, mentre il 40% rientra tra gli antigenici.

Il numero degli antigenici finisce quindi per pesare in maniera significativa quando gli stessi vengono inseriti nel conteggio generale, concorrendo ad abbassare in maniera significativa il tasso di contagio. Anche in questo caso l’assenza di una direttiva nazionale che uniformasse le prassi, ha permesso alle regioni di muoversi in ordine sparso e al Lazio di tenere dentro al numero totale dei tamponi anche i test rapidi. Aumentando il numero di test fatti rispetto al totale dei positivi riscontrati, il risultato è stato quello di abbassare il tasso di positività, concorrendo a difendere l’invidiato status di regione gialla.

In soccorso alla Regione Lazio sulla vicenda del conteggio anomalo dei positivi, è intervenuto ieri lo Spallanzani. L’istituto che da mesi è il faro regionale nel contrasto all’epidemia ha spiegato che nel conteggio sono stati considerati solo gli antigenici più affidabili, blindando in questo modo il tema della credibilità dei numeri. E la stessa Regione spiega che “la somma è data dai molecolari e dai tamponi rapidi confermati in seconda istanza”.

Tuttavia, la prassi rimane insolita rispetto ai modelli seguiti dalle altre regioni italiane e certificati dall’Istituto Superiore della Sanità.

E l’impatto di questa decisione è facilmente comprensibile analizzando i dati: se si prende come giorno tipo il 5 novembre scorso, il Veneto ha dichiarato 16.000 tamponi molecolari con 3.200 nuovi contagi. Nello stesso giorno il numero dei tamponi trasmesso nel Lazio era pari a 30.000 per 2.700 contagi. Un dato che però teneva dentro oltre 10mila tamponi antigenici che il Veneto non aveva conteggiato. Risultato: la percentuale di nuovi positivi nella regione del Nord era doppia rispetto a quella laziale.

(Tutti i diritti riservati La Repubblica)

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