Home Cronaca Covid, caos tamponi nel Lazio, notevoli ritardi alla Asl Roma 3, possibili alterazioni del risultato? La testimonianza di un biologo molecolare
Covid, caos tamponi nel Lazio, notevoli ritardi alla Asl Roma 3, possibili alterazioni del risultato? La testimonianza di un biologo molecolare

Covid, caos tamponi nel Lazio, notevoli ritardi alla Asl Roma 3, possibili alterazioni del risultato? La testimonianza di un biologo molecolare

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Ritardi nei risultati dei test molecolari: siamo sicuri che il problema possa essere solo un disagio degli utenti e non qualcosa di molto più grave, come l’alterazione del risultato? La domanda non è casuale: il ritardo nell’analisi dei test potrebbe provocare delle alterazioni al risultato finale dello stesso. A questo si aggiunge il fatto che i test non vengono datati, aggravando maggiormente la cosa. Ma ecco cosa sta succedendo.

Tracciare, testare e trattare, le famose tre T di cui tanto abbiamo sentito parlare in questi mesi di emergenza sanitaria. E se prima i tamponi scarseggiavano, ora ci sono e si fanno praticamente ovunque, tra drive in e strutture private autorizzate. Test rapidi, sierologici, molecolari: e chi più ne ha più ne metta pur di individuare i casi positivi e isolarli il prima possibile. Ma cosa succede se in tanti si sottopongono al tampone e la mole di lavoro negli ambulatori è troppa? Succede che il sistema va in tilt e che i cittadini possono aspettare anche più di 10 giorni – se tutto va bene – per ottenere l’esito del tampone. Ed è questo quello che sta travolgendo la Asl Roma 3 (quella articolata in quattro distretti: Fiumicino, Municipio X, Municipio XI e Municipio XII): c’è chi – e sono in tanti – che dopo essersi sottoposto al tampone è ancora in attesa di sapere se sia positivo o negativo. E che forse delle scuse dell’Azienda Sanitaria, che ha anche aperto un’indagine interna per capire a cosa siano dovuti i disservizi, se ne fanno ben poco. A loro resta un’attesa estenuante tra la paura del contagio, le difficoltà economiche e quella brutta sensazione di abbandono.

Ma c’è di più oltre agli oggettivi disservizi e al rimpallo delle comunicazioni, di cui la stessa Asl si è resa conto. Visto l’evidente caos e i ritardi che ci sono nel processare i campioni prelevati, siamo sicuri che l’esito ottenuto a distanza di giorni sia quello reale? Siamo certi di trovarci davanti – nel caso di un positivo – a un vero positivo? O un accertato negativo? Queste domande abbiamo provato a rivolgerle a più riprese all’Azienda Sanitaria in questione, senza mai aver ottenuto risposte. A far luce su questo, che se così fosse sarebbe un grosso problema da risolvere, la segnalazione che ci è pervenuta da un biologo molecolare.

La testimonianza del biologo molecolare

“Premetto che sono un Biologo Molecolare coinvolto per un’azienda che vende test di Biologia Molecolare Covid, nella formazione dei laboratori analisi Ospedalieri – racconta il biologo – La mia famiglia purtroppo è rimasta coinvolta nel ritardo delle refertazioni dei tamponi molecolari. Nel dettaglio… io e la mia famiglia dopo la conferma della positività di una delle mie figlie si è recata al Drive-In di Fiumicino il 6 Novembre dove è stato eseguito il tampone. Sui fogli che ci hanno fatto compilare c’era scritto che il referto sarebbe arrivato entro 5-7 giorni. Se non fosse arrivato avremmo dovuto scrivere a sorveglianza.domiciliare@aslroma3.it indicando i nostri dati personali. Dall’ottavo giorno quindi abbiamo mandato la mail e numerosi solleciti ma i referti sono arrivati solamente in data 17 Novembre. Ovviamente dopo 11 giorni è impossibile poter tracciare in maniera efficace da parte dell’ASL i nostri contatti. Questa operazione è stata fatta da parte nostra, tutelando le persone con cui abbiamo avuto contatto. Ma la cosa più grave non è il ritardo dell’arrivo del referto ma la dubbia qualità dello stesso”. Infatti, i tamponi vengono eseguiti grazie a tamponi liquidi che devono essere stoccati possibilmente subito a 2-8°C e processati nel minor tempo possibile. Questo perché il campione via via si deteriora andando poi ad inficiare i risultati. Sopra le 24-48 ore il campione deve essere necessariamente conservato a -20°C  meglio a -80°C. Per mia esperienza nessun laboratorio in attesa nell’esecuzione del tampone conserva i campioni a -80°C ma al massimo in frigoriferi a 2-8°C. Questo porta i campioni, in particolare i virus, in particolare quelli ad RNA a deteriorarsi. “Deteriorarsi” significa che l’RNA di per se instabile si rovina rendendo l’efficienza della Real Time PCR (metodica di analisi) via via più scarsa. Ovviamente questo comporta che per i campioni risultati positivi non c’è particolare problema oltre a quelli di tracciabilità epidemiologica, ma per i campioni negativi? Non posso sapere se effettivamente è un reale negativo o un positivo che analizzato dopo 10 giorni ha dato esito negativo in quanto il campione non era più idoneo”.

“Oggi chiamando il centro (San Raffaele sulla Pisana) dove hanno eseguito i nostri esami – prosegue il biologo – la dottoressa incaricata di firmare i referti alla nostra richiesta di dirci quando fossero stati eseguite le analisi ci ha confermato che sono state eseguite il 16 Novembre, ovvero 10 giorni dopo l’esecuzione del prelievo. Inoltre sul nostro referto non era presente alcuna data di accettazione ovvero di esecuzione del tampone. Tale data è presente su qualunque referto di qualunque tipo di analisi. In calce al referto c’è scritto “Data esecuzione tampone:” senza alcuna data specificata. Questa mancanza è voluta? La Dottoressa ha asserito che non è specificata in quanto i campioni sono arrivati senza alcuna data di esecuzione. Ulteriore dato sconcertante. Come posso io, direttore responsabile di refertazione, refertare un risultato senza sapere se quel tampone è stato eseguito un giorno prima, un mese prima, 6 mesi prima? Come posso accertare la qualità del dato analitico?”

Ecco la prova che i referti erano era senza data di accettazione:

 

Abbiamo richiesto di reinviarci il referto con la data di esecuzione del tampone e la data di esecuzione dell’esame – conclude il biologo – Dopo poche ore è arrivato confermando: 6 Novembre 2020 data di esecuzione del tampone e 16 Novembre data di esecuzione dell’esame”. Ed ecco la foto del referto con la data, che conferma quanto riferito dal biologo molecolare.

Si, perché come riportato su un documento dell’ISS “I campioni devono essere inviati immediatamente al laboratorio o in alternativa possono essere conservati in frigo (+4°C) per un tempo inferiore alle 48 ore. Se il campione non può essere processato entro 48 ore va conservato a -80°C”. E il punto focale è proprio questo: esistono laboratori in grado di conservare a temperature così basse i campioni prelevati? “Per mia esperienza nessun laboratorio in attesa nell’esecuzione del tampone conserva i campioni a -80°C ma al massimo in frigoriferi a 2-8°C. Questo porta i campioni, in particolare i virus, in particolare quelli ad RNA a deteriorarsi. “Deteriorarsi” significa che l’RNA di per se instabile si rovina rendendo l’efficienza della Real Time PCR (metodica di analisi) via via più scarsa” – ci spiega il biologo. Se così fosse, dunque, quei campioni deteriorati non ci darebbero nessuna certezza. Nel caso di un positivo si andrebbe a ritardare il famoso ‘contact tracing’. Ma peggio, nel caso di un esito negativo, la domanda sorge spontanea: sarà veramente così? Se questo venisse appurato, al fallimento del tracciamento si aggiungerebbe anche quello della validità dei tamponi. Quelli, ovviamente, non processati subito e non conservati alle temperature adeguate.

Sono moltissimi quelli che hanno ottenuto l’esito del tampone con evidente ritardo. Campione analizzato 10 giorni dopo il prelievo. E, in molte volte, come nelle foto che vi abbiamo mostrato, sul referto manca la data di accettazionecioè di esecuzione dell’esame. Sarà un caso? Noi del Corriere della Città abbiamo provato a rivolgerci sia alla Asl Roma 3 che all’ufficio stampa dell’assessore alla Sanità della Regione Lazio per chiedere spiegazioni, ma tutto – almeno per il momento – tace. Un silenzio che tanti cittadini hanno lamentato. Lasciati soli a combattere contro un virus che ti fa vivere in gabbia e isolato dagli affetti. A fare i conti con la paura, la rabbia e l’esasperazione. Disarmati di fronte a questa seconda ondata di emergenza sanitaria che, forse, si sarebbe potuta gestire diversamente. Ma che, invece, ci ha colto (nuovamente) impreparati.  (federica rosato/ilcorrieredellacitta.com)

 

 

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