Home Cronaca Coronavirus, “Perché continuano ad aumentare gli ospedalizzati Covid-19 nel Lazio?” La questione posta dal fisico-ricercatore scientifico Giorgio Sestili
Coronavirus, “Perché continuano ad aumentare gli ospedalizzati Covid-19 nel Lazio?” La questione posta dal fisico-ricercatore scientifico Giorgio Sestili

Coronavirus, “Perché continuano ad aumentare gli ospedalizzati Covid-19 nel Lazio?” La questione posta dal fisico-ricercatore scientifico Giorgio Sestili

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L’altra  sera il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato l’inizio della cosiddetta “fase 2”. Ripartenza graduale, come era prevedibile, che vedrà solo alcune attività produttive riaprire già dal 4 maggio per poi allargare via via la riapertura ad altri settori nelle settimane successive. Come abbiamo spesso sottolineato, l’Italia in questo momento vive situazioni molto diverse al proprio interno, differenze di cui bisognerà tener conto. Basti pensare che le quattro regioni del Nord più colpite hanno circa 140 mila contagiati sul totale italiano di 198 mila, ovvero il 70%. Sarà quindi utile e importante monitorare la situazione, per vedere l’andamento della curva dei contagi regione per regione e cogliere immediatamente eventuali anomalie o la ripartenza di possibili – e molto probabili – focolai.

Tra le anomalie regionali riscontrate nelle ultime settimane c’è sicuramente lo strano caso del Lazio, unica regione in Italia dove il numero degli ospedalizzati continua ad aumentare. In Figura 1 lo paragoniamo a Veneto, Toscana e Marche, regioni che hanno raggiunto il picco dei ricoveri tra fine marzo e inizio aprile e che da quel momento vedono i posti letto liberarsi, come avviene in tutte le altre regioni e a livello nazionale. Come mai nel Lazio il numero degli ospedalizzati per Covid-19 continua a crescere? Il motivo non è chiaro e non ci sono fonti ufficiali che ne parlano, possiamo quindi affidarci solamente ai dati in nostro possesso.

I casi positivi nel Lazio (Figura 2) dall’inizio dell’epidemia ad oggi sono 6.309, contro i 17.471 del Veneto, i 9.147 della Toscana e i 6.111 delle Marche. Per quanto riguarda i dimessi o guariti (Figura 3), nel Lazio sono 1.347, mentre sono 7.018 in Veneto, 2.300 in Toscana e 1.924 nelle Marche. Il Lazio ha dunque la più bassa percentuale di guariti e dimessi sul totale dei casi, solo il 21%, rispetto al 40% del Veneto, al 31% delle Marche e al 25% della Toscana. Questo dato incide sui casi attualmente positivi (il numero dei contagiati meno quello dei guariti e dei deceduti) che nel Lazio sono ancora in aumento (Figura 4), dato in controtendenza rispetto a quello nazionale e di molte altre regioni.

Altro dato in controtendenza nel Lazio sono le terapie intensive (Figura 5), che rimangono in numero costante (poco sotto i 200 posti letto occupati) ormai da settimane e solo negli ultimi giorni hanno segnato una lieve flessione, mentre nelle altre regioni c’è un calo drastico che supera il 50% dei posti letto liberati rispetto al picco, come anche a livello nazionale.

La curva dei contagi nel Lazio non è però così preoccupante come potrebbe sembrare dai dati degli ospedalizzati con sintomi e delle terapie intensive. Se paragoniamo questi dati con i casi attualmente positivi ci accorgiamo che il Lazio ha in entrambi i casi la percentuale più alta tra le quattro regioni prese in esame: il 32% degli attuali casi positivi è ospedalizzato e il 3,5% è in terapia intensiva. In Veneto sono 12% e 1,4%, in Toscana 11% e 2,6% e nelle Marche 20% e 1,8%.

Questi sono i dati in nostro possesso. Le interpretazioni possono essere molteplici, soprattutto in assenza di documenti ufficiali sui protocolli che la Regione Lazio adotta per il ricovero dei malati Covid-19 e sulla distribuzione anagrafica degli infetti.

Con l’interpretazione negativa potremmo pensare che nel Lazio gli infetti si ammalano più gravemente e quindi molti di più finiscono in ospedale. Potrebbe questo essere dovuto al fatto che nel Lazio si ammalano mediamente persone più anziane che nelle altre regioni? Il motivo sono forse i focolai nelle RSA? Domande lecite a cui in questo momento nessuno sta dando una risposta.

C’è poi l’interpretazione positiva, che ritiene che il Lazio, in via precauzionale e per fornire una migliore assistenza sanitaria, ospedalizzi di più i pazienti Covid-19 grazie all’ampia disponibilità di posti letto e a differenti protocolli rispetto alle altre regioni. Questa interpretazione sarebbe supportata dal tasso di letalità del Lazio, il più basso tra le regioni qui riportate, pari al 6%, mentre sale al 7,5% in Veneto, all’8,5% in Toscana e al 14% nelle Marche. A livello nazionale siamo al 13,5%.

Dunque perché continuano ad aumentare gli ospedalizzati Covid-19 nel Lazio? La risposta definitiva non l’abbiamo ma vi abbiamo dato un bel po’ di dati su cui riflettere.

Giorgio Sestili, fisico, comunicatore scientifico pagina fb 

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