Home Cronaca Coronavirus, il Professor Galli ad Askanews: “Il virus c’è ed è lo stesso, a Roma Tor Vergata persone intubate come a marzo”
Coronavirus, il Professor Galli ad Askanews: “Il virus c’è ed è lo stesso, a Roma Tor Vergata  persone intubate come a marzo”

Coronavirus, il Professor Galli ad Askanews: “Il virus c’è ed è lo stesso, a Roma Tor Vergata persone intubate come a marzo”

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Un normale pomeriggio di giugno in una grande città italiana come Roma. Per strada la mascherina pochi ce l’hanno, quasi mai nella sua posizione utile a coprire naso e bocca, bensì al collo, sotto il mento, o tenuta a mo’ di bracciale. Persone al ristorante o al tavolo degli aperitivi, all’aperto ma vicine, che parlano, animatamente, senza mascherine. Nel pulviscolo serale, in contro luce, le “droplets” quasi luccicano. Nugoli di bambini, ragazzi, e non più ragazzi, che improvvisano partitelle di pallone al parco. Tutto finito? Sparito o attenuato (in Italia) il virus che ci ha tenuti mesi chiusi in casa? Bando alle “fanfaluche”, per Massimo Galli, direttore della terza divisione di malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, il “virus è sempre lì ed è sempre lo stesso”. Per restare al caso Roma “al San Raffaele Pisana l’epidemia c’è già stata, i miei colleghi all’ospedale Tor Vergata hanno dei casi di persone intubate, in cui la malattia è sempre quella che era”. Il focolaio di Sars-Cov-2 al San Raffaele, infatti in pochi giorni ha fatto contare 112 contagi e 5 decessi. Quindi “non diciamo fanfaluche: il virus è quello che è, e nel momento in cui infetta la persona giusta, e cioè quella con i fattori di rischio particolari, la porta fino alle condizioni in cui ha portato le persone all’inizio dell’epidemia”.

Quindi casi gravi, intubate in terapia intensiva, e anche decessi. “Per cui speriamo soltanto nel fatto che il distanziamento sia stato sufficiente, nel periodo in cui è avvenuto per rendere estremamente più limitato il rischio di una ulteriore ripresa dell’epidemia”, ma “è difficile pensare di esserselo lasciato alle spalle”.

Il problema semmai per l’infettivologo è quello delle “regole”, di quali regole seguire, complice forse un effetto boomerang non calcolato: “Le regole di contenimento sono importanti, ma alcune di queste regole sono state talmente enfatizzate ed estremizzate, soprattutto quelle che hanno riguardato la riapertura di molti esercizi pubblici, da essere diventate difficilmente applicabili. E rendendole difficilmente applicabili, hanno perso mordente e significato. Stare distanziati e usare la mascherina è relativamente semplice da fare. Invece per andare al bar o al ristorante, ad esempio, si devono seguire delle regole estremizzanti, al limite dell’applicabilità, e quindi probabilmente diventano ampiamente disattese o comunque portano ad un comportamento di scarsa attenzione. Credo che la questione vada ripresa e riconsiderata nel suo complesso, cercando di rivalutare e uniformare le disposizioni che sono state fatte finora”. Ovvero “meno regole ma che siano rispettate, bisogna cercare di far rispettare il minimo indispensabile. Perlomeno cercare di mantenere le precauzioni e il distanziamento così come sono state prospettate fin dall’inizio”.

Si ritorna alle tre regole base: “Distanziamento, mascherine e igiene delle mani”, che “vanno mantenute nei limiti dell’applicabilità. Nel senso che, ad esempio, dove c’è il distanziamento non diventi indispensabile l’uso perenne della mascherina”. Ma se le persone poi non fanno questo “minimo indispensabile” si può solo “incrociare le dita”. Perché ricorda l’infettivologo: “Il virus è sempre lì” e “visto che il vaccino non ci sarà subito, quello che dobbiamo fare è mantenere determinate precauzioni, non ci sono alternative”.

Un’altra cosa importante per Galli sono le tre T, testare, tracciare, trattare: “Devono necessariamente essere considerate con maggiore attenzione e occorre dargli maggiore applicazione”. Perché “ha più senso un tampone in più o un test sierologico in più che, soprattutto in questa fase, lastricare di plexiglas il mondo”.

Gtu

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